
Nel cuore di Milano, nella nuova casa di MIT Technology Review Italia, più di cento tra manager, imprenditori e innovatori del Paese si sono uniti ai membri dei comitati di indirizzo della rivista per un aggiornamento sull’andamento del magazine e per un confronto diretto sulle 10 Breakthrough Technologies 2026 selezionate dai giornalisti di MIT Technology Review di Boston. Il risultato è una fotografia nitida di dove l’Italia vuole andare.
Ci sono giorni in cui il lavoro smette di essere routine e diventa qualcosa di più raro: un momento in cui il presente e il futuro si siedono allo stesso tavolo. Il 25 febbraio è stato uno di quei giorni.

Il Prof. Romano Prodi intervenuto all’evento di MIT Technology Review Italia a Milano. MIT TR IT
Nella sede milanese di eFM abbiamo inaugurato la nuova casa di MIT Technology Review Italia; più di cento persone hanno risposto all’invito. Romano Prodi — che di MIT Technology Review in Italia è, in un certo senso, il padre fondatore, avendola portata nel nostro Paese tanti anni fa — ha aperto i lavori con quell’ironia che lo caratterizza. Poi Tommaso Canonici, Publisher della rivista, ha guidato la platea attraverso le dieci tecnologie che, secondo il comitato scientifico del MIT di Boston, avranno grande impatto nel mondo nel 2026 e negli anni a venire.
Le dieci tecnologie che ridisegnano il mondo
Le 10 Breakthrough Technologies rappresentano da anni la bussola scientifica più autorevole del panorama globale dell’innovazione. Quest’anno, la lista 2026 ha confermato qualcosa di importante: il futuro non è monolitico. È fatto di traiettorie diverse, alcune già in corso, altre ancora da scrivere.
- Batterie agli ioni di sodio. L’alternativa concreta al litio: materiali più abbondanti, costi più stabili, maggiore sicurezza termica. La vera partita non è l’auto elettrica: è l’accumulo di energia per la rete, la vera colonna vertebrale della transizione energetica. Per le aziende significa energia più affidabile e meno volatile; per l’Italia, una leva chiave per le rinnovabili e la resilienza del sistema.
- Coding generativo. L’IA scrive, testa e corregge codice, accelerando la creazione di applicazioni anche per chi non è sviluppatore. È già adesso, non tra cinque anni. Il vantaggio competitivo reale sarà di chi saprà combinare la velocità dell’IA con una governance tecnica solida, evitando i rischi di codice insicuro o “allucinato”.
- Nucleare di nuova generazione. Reattori più compatti, materiali e sistemi di raffreddamento innovativi per un’energia sicura, modulare e scalabile. Con la domanda elettrica che esplode per effetto di IA, data center ed elettrificazione diffusa, la stabilità energetica torna a essere una variabile strategica di primo piano. Per l’Italia, al di là di qualunque dibattito ideologico, la partita è industriale: competenze, componenti, ricerca, posizionamento europeo.
- Companion AI. Non più semplici chatbot: presenze emotive, capaci di instaurare relazioni profonde. Il tema qui non è la produttività, ma la relazione stessa. I benefici potenziali sono reali, ma lo sono altrettanto i rischi — dipendenza, false credenze, impatti sui minori, cause legali già in corso. Opportunità enorme nel customer engagement, rischio reputazionale altrettanto enorme.
- Bambini modificati geneticamente. Il caso di KJ — sette mesi, malattia genetica rarissima, primo trattamento personalizzato di editing genetico al mondo — segna un cambio di paradigma: dalla medicina di massa alla medicina su misura per il singolo paziente. Per le aziende pharma e biotech, un nuovo modello industriale e regolatorio; per l’Italia, un’opportunità straordinaria in medicina di precisione, ospedali e ricerca clinica.
- Resurrezione genetica. Usare il DNA di specie estinte per risolvere problemi moderni: biodiversità, specie a rischio, agricoltura resiliente, nuove idee per terapie umane. Non è fantascienza: è biotech applicato. Per l’Italia, che unisce biodiversità eccezionale e solida tradizione scientifica, è una frontiera da tenere d’occhio.
- Interpretabilità meccanicistica. Cosa succede davvero dentro la scatola nera dell’IA? Nuove tecniche cominciano a mapparlo. Senza spiegabilità, l’IA resta fuori dai processi critici delle aziende. Con essa, si apre un’adozione più matura, affidabile e regolabile — il terreno giusto per un’Italia che vuole governare il cambiamento, non subirlo.
- Stazioni spaziali commerciali. Il primo avamposto commerciale dovrebbe partire nel 2026: non solo turismo, ma ricerca in microgravità, sviluppo di materiali, biotech orbitale. È l’inizio dell’economia orbitale privata. Per l’Italia, con la sua filiera aerospaziale di eccellenza, una finestra strategica per salire di livello nella catena del valore globale.
- Valutazione degli embrioni. Lo screening per malattie genetiche gravi è ormai consolidato. La novità sono i punteggi poligenici per stimare tratti complessi, fino all’intelligenza. Un mercato enorme, un rischio etico altrettanto enorme. Per l’Italia, un test di maturità su bioetica, dati genetici ed equità di accesso.
- Data center AI hyperscale. Cluster giganteschi di GPU, consumi energetici immensi, infrastruttura spinta al limite. Sono le fabbriche dell’intelligenza artificiale. La domanda strategica per ogni grande organizzazione è semplice e urgente: dipendere da questa capacità o costruire capacità propria? Per l’Italia, il tema è industriale e geopolitico insieme: energia, rete, acqua, autorizzazioni, sovranità digitale.

MIT TR IT
La voce della sala: cosa conta davvero per l’Italia
Dopo la presentazione abbiamo chiesto ai presenti di votare le tre tecnologie che ritenevano avrebbero avuto il maggiore impatto per il nostro Paese. Il risultato è stato netto.
Il nucleare di nuova generazione ha ottenuto il maggior numero di preferenze. Una scelta che rivela una maturità di pensiero: chi guida le organizzazioni sa che il tema energetico non si risolve con una sola leva, e che la stabilità elettrica è prerequisito di qualunque ambizione industriale. Al secondo posto i data center AI hyperscale: il messaggio è chiaro — l’infrastruttura digitale non è un dettaglio tecnico, è strategica. Al terzo posto le batterie agli ioni di sodio: la transizione energetica si conferma il grande tema trasversale di questa fase storica.
Seguono il coding generativo e il companion AI, entrambi espressione dell’onda lunga dell’intelligenza artificiale, declinata ora nella produttività, ora nella relazione. Più distaccate, ma non assenti, le tecnologie biomediche e quelle più di frontiera. Un segnale che la platea vota con i piedi per terra, pensando alla propria agenda strategica, non a una classifica astratta di meraviglie tecnologiche.

MIT TR IT
Un campione fedele dell’Italia che innova
La sala del 25 era un campione rappresentativo dell’economia italiana. Non nel senso statistico del termine, naturalmente. Ma nel senso che conta: energy, finance, pharma, manufacturing, digital, real estate, space. Imprenditori, manager di prima linea, accademici, investitori. Persone che non guardano il futuro dalle tribune: lo creano.
Le scelte di questo campione parlano di un’Italia che ha smesso — o sta smettendo — di essere timida sull’energia e sull’infrastruttura digitale. Un’Italia che vuole contare nella catena del valore globale, non solo subirla. Che sa di avere asset straordinari — nel biotech, nell’aerospazio, nelle scienze della vita, nella ricerca applicata — ma che ha bisogno di connettere questi asset a una visione sistemica, coraggiosa e di lungo periodo.
MIT Technology Review Italia esiste esattamente per questo: non per raccontare il futuro come fosse uno spettacolo da osservare, ma per mettere nelle mani di chi decide gli strumenti per orientarsi, scegliere e agire. In quella sala di Milano, abbiamo visto che la domanda c’è. Il nostro compito è continuare a essere all’altezza della risposta.





