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    Paziente svedese prova la prima protesi di mano abile e intelligente

    Si tratta della prima protesi di mano utilizzabile nella vita quotidiana.

    di MIT Technology Review Italia

    Grazie ad un’operazione chirurgica all’avanguardia, ricercatori della svedese Chalmers University of Technology hanno connesso l’avambraccio amputato di paziente svedese con il primo impianto osseo-neuromuscolare per il controllo di una mano robotica. Da impianti in titanio agganciati a radio ed ulna del braccio, degli elettrodi connessi a nervi e muscoli permettono la trasmissione dei segnali necessari a controllare la mano robotica e generare percezioni tattili. Si tratta della prima protesi di mano abile, senziente e utilizzabile nella vita di tutti i giorni.

    Per lo più, le protesi attualmente sul mercato sono ancora alimentate da tecnologie vecchie di 40 anni, poco efficienti, poco controllabili e incapaci di offrire al paziente un feedback sensoriale. La ricerca degli ultimi anni ha realizzato prototipi più efficienti, pelle artificiale,
    possibilità di controllo innovative e feedback sensoriale.

    Lo studio rientra nel progetto europeo DeTOP, avviato nel 2016  con l’obbiettivo di accelerare la creazione di mani robotiche utilizzabili fuori dell’ambiente clinico. Coordinatore del progetto DeTOP è il Prof. Christian Cipriani della Scuola Superiore Sant’Anna. Partecipano al progetto Prensilia, University of Gothenburg, Lund University, University of Essex, il Swiss Center for Electronics and Microtechnology, INAIL Prosthetic Center, Università Campus Bio-Medico di Roma e l’Instituto Ortopedico Rizzoli.

    Le vecchie protesi erano soprattutto limitate dall’utilizzo di elettrodi applicati sulla superficie della pelle, a differenza del nuovo modello i cui elettrodi sono impiantati a diretto contatto dei tessuti muscolari e nervosi rimasti. L’assenza di feedback sensoriale dei modelli non permette all’utente di sapere quando ha raggiunto un oggetto che desidera toccare o con che forza lo sta afferrando. Gli elettrodi applicati a diretto contatto con i nervi permettono uno scambio di informazioni con l’ambiente simile a quello intrattenuto con una mano biologica.

    La paziente sta seguendo un programma di riabilitazione per recuperare forza nelle ossa dell’avambraccio, necessaria a sostenere il peso della protesi. Nel mentre, sta anche imparando a controllare la protesi grazie ad un programma di realtà virtuale (video). I ricercatori prevedono che possa cominciare a fare uso di una mano robotica in poche settimane. Altri due pazienti seguiranno la stessa procedura in Svezia ed in Italia.

    Responsabile dei progressi compiuti al Biomechatronics and Neurorehabilitation Lab è il Dr. Ortiz Catalan, della Chalmers University of the Technology.

    (lo)

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