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Stefano Brandinali – Group Chief Innovation Officer di Angelini Industries

Il Gruppo Angelini punta sull’innovazione tecnologica per trasformare salute e industria, con AI, medicina personalizzata e open innovation al centro della strategia. Intervista a Stefano Brandinali, Group Chief Innovation Officer di Angelini Industries.

In un’epoca in cui la tecnologia evolve a un ritmo esponenziale, le aziende che operano nei settori critici come quello della salute e della tecnologia industriale devono affrontare una duplice sfida: accelerare l’adozione di innovazioni di frontiera e, allo stesso tempo, garantirne l’impatto concreto e sostenibile. Angelini Industries ha scelto di affrontare questa complessità puntando su una visione strategica e integrata dell’innovazione. Con oltre un secolo di storia e una presenza articolata in ambiti diversi, il Gruppo ha fatto dell’intelligenza artificiale, dei dati clinici e dell’open innovation i cardini della propria evoluzione. Stefano Brandinali – Group Chief Innovation Officer – ci accompagna attraverso i pilastri di questa trasformazione, tra sperimentazioni tecnologiche, nuove architetture organizzative e un’idea di futuro in cui il CIO non è solo il custode dell’IT, ma il motore del cambiamento.

 

Qual è la visione del Gruppo Angelini in termini di innovazione digitale? Come state integrando le nuove tecnologie per accelerare la trasformazione del settore salute e tecnologia industriale?

Angelini Industries ha sempre considerato l’innovazione come un elemento cruciale per la crescita e la sostenibilità. Guardando alla storia del Gruppo, si possono identificare diverse “fasi di innovazione”, anche prima dell’istituzione di una funzione dedicata a questo scopo. Per citare alcuni esempi, nel 1919 l’azienda ha iniziato a fare consegne dirette alle farmacie, anticipando un modello di business che oggi chiameremmo “direct delivery”. O ancora, negli anni ’70 ha fondato Fameccanica – oggi Angelini Technologies – la società del Gruppo che opera nella tecnologia industriale e che, nel tempo, ha saputo innovare radicalmente il settore, sfruttando know-how e competenze per competere sul mercato da leader. Inoltre, in Angelini Industries l’innovazione rappresenta uno dei quattro valori fondamentali su cui poggia la strategia del Gruppo, insieme a Etica e Responsabilità, Performance ed Engagement. Essa è vista come un processo continuo e integrato, fondamentale per costruire una crescita sostenibile e duratura: innovare, infatti, non contribuisce solo al miglioramento dei risultati di business in termini di produttività ed efficienza, ma permette di costruire le basi per un futuro solido a lungo termine.

La visione di Angelini Industries in termini di innovazione digitale prevede l’utilizzo delle nuove tecnologie per trasformare i settori in cui operiamo, quello della salute e della tecnologia industriale, creando valore non solo per l’azienda ma anche per la società nel suo complesso. Le nuove idee possono nascere da molte fonti, come l’osservazione delle esigenze del mercato, il confronto con altre persone o aziende, e l’utilizzo di metodologie come il brainstorming e il design thinking su cui, da qualche anno, formiamo con un programma di upskilling le nostre persone grazie all’Angelini Academy.

Dall’intelligenza artificiale alla medicina personalizzata, quali sono le tecnologie che ritenete più promettenti per il futuro della salute e su cui state già investendo o sperimentando?

Alcune tecnologie (come l’intelligenza artificiale e la medicina personalizzata) sono ormai fondamentali per il futuro della salute. Aggiungerei anche altre tecnologie di frontiera particolarmente promettenti quali la Telemedicina, Wearable Technologies, Blockchain (per la sicurezza e integrità dei dati sanitari), Bioprinting, Internet of Medical Things (IoMT). Con Angelini Pharma, società del Gruppo che opera nel settore salute, ci stiamo focalizzando ad esempio su soluzioni di AI applicata all’area industriale, commerciale e R&D, con l’obiettivo primario di migliorare i processi interni e favorire un percorso evolutivo verso la diagnosi precoce e la gestione delle patologie, migliorando complessivamente l’efficacia dei trattamenti. Inoltre, con Angelini Ventures – corporate venture capital del Gruppo – stiamo investendo anche in startup che sviluppano terapie personalizzate basate sul profilo genetico dei pazienti, promuovendo un approccio più mirato ed efficace alle cure mediche. Queste iniziative riflettono il nostro impegno a trasformare i paradigmi attuali di cura e a creare piattaforme di healthcare integrate, digitali e innovative.

Qual è l’importanza dei dati – clinici, comportamentali o operativi – per migliorare l’efficacia delle cure, ottimizzare i processi interni e supportare la ricerca e sviluppo di nuove soluzioni terapeutiche e come li utilizzate?

I dati svolgono certamente un ruolo centrale nelle attività di Angelini Industries, specialmente nel settore salute. Sul fronte operativo, utilizziamo massivamente i dati per migliorare i processi di forecasting, ottimizzare l’efficienza operativa della produzione e perfezionare la gestione logistica. Questi dati vengono analizzati tramite modelli predittivi avanzati e strumenti di Machine Learning e Intelligenza Artificiale, consentendoci di raggiungere elevati livelli di precisione ed efficienza. Nel campo clinico, siamo particolarmente focalizzati sulla raccolta di dati clinici e di Real World Evidence in stretta collaborazione con vari istituti di ricerca. Questi dati sono essenziali per valutare e migliorare l’efficacia delle soluzioni terapeutiche esistenti, oltre a permettere l’identificazione di nuove opportunità terapeutiche e innovativi approcci alla cura per i pazienti. Inoltre, prevediamo di implementare l’Intelligenza Artificiale come strumento strategico nel nostro processo di Ricerca e Sviluppo, sia per individuare nuove molecole o nuove indicazioni terapeutiche per farmaci già esistenti, sia nella progettazione e nell’ottimizzazione degli studi clinici. In particolare, l’applicazione dell’AI potrà arricchire le analisi e ampliare l’utilizzo dei dataset clinici disponibili mediante l’utilizzo di dati sintetici validati, contribuendo così a rendere più efficienti ed efficaci le fasi di sperimentazione clinica ottimizzando la sostenibilità della ricerca clinica per i pazienti.

Il Gruppo Angelini collabora con startup, centri di ricerca o università per sviluppare soluzioni innovative? Può farci qualche esempio concreto di progetti nati grazie a questo approccio di open innovation?

Il concetto di Open Innovation è ampiamente utilizzato da lungo tempo dalle funzioni aziendali dedite all’innovazione (ad es. R&D), ma da un paio d’anni abbiamo creato una nuova area di competenza interamente dedicata a questo tema, che opera in modo trasversale rispetto alle diverse società operative del Gruppo. L’obiettivo di questa funzione è “fare sistema” e mantenere una porta aperta verso il mondo esterno, creando collegamenti con università, centri di ricerca e start up che possano lavorare sui nostri “use case”, attraverso partnership su temi specifici. Attualmente collaboriamo con diverse università, tra cui il Politecnico di Milano, l’Università di Pavia, la LUISS e La Sapienza. Partecipiamo attivamente a vari Ecosistemi dell’Innovazione, come SMAU, Zest, ITIR, e abbiamo già sviluppato diversi “proof of concept” molto promettenti. Un esempio significativo è un progetto per il monitoraggio della qualità del vino tramite il controllo dello sviluppo di lieviti specifici durante il processo di maturazione del vino rosso, sviluppato in collaborazione con una startup universitaria legata alla Sapienza di Roma. Degno di nota è anche lo sviluppo di alcune partnership strategiche nell’area dei materiali alternativi e sostenibili per prodotti consumer e per il packaging farmaceutico, sia primario che secondario.

Quali sono oggi le principali sfide tecnologiche per una grande azienda italiana come il Gruppo Angelini e come immagina evolverà il ruolo del CIO nei prossimi anni?

Il ruolo del CIO potrebbe evolvere in futuro verso una figura altamente innovativa e strategica, con responsabilità piene sulla guida della trasformazione digitale e della culturale aziendale, co-gestendo operazioni IT con intelligenze artificiali avanzate che consentono di ottimizzare i processi su una scala senza precedenti. Inoltre, il CIO potrebbe giocare il ruolo chiave di collante organizzativo nella futura workforce “ibrida”, con un coinvolgimento diretto nell’integrazione delle nuove tecnologie e dei dispositivi indossabili a supporto delle attività operative delle persone. Non ultimo, la governance algoritmica potrebbe vedere il CIO supervisionare algoritmi avanzati e sistemi di intelligenza artificiale per assicurare operazioni trasparenti, etiche e allineate agli obiettivi aziendali, ridefinendo così il suo ruolo come custode della trasparenza e dell’eticità digitale. Quindi, potremmo riassumere questa discussione affermando che senza innovazione non c’è evoluzione né futuro e, prendendo in prestito le parole del Nobel per la Medicina Albert Sentz-Gyorgy, che “innovare significa vedere ciò che tutti hanno visto ma pensare ciò che nessuno ha pensato”.