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Francesca Pizzi, Country Manager di Hitachi Europe in Italia

Mobilità, energia, sanità, digitale: con Hitachi Europe dentro la visione del “Social Innovation Business”, dove tecnologie che convergono, cultura industriale e co-creazione diventano strumenti per affrontare le grandi sfide contemporanee.

Confrontarsi con una realtà come quella di Hitachi significa intraprendere un viaggio spazio-temporale. È ciò che penso mentre preparo l’intervista e ripercorro la storia dell’azienda giapponese, oggi attiva in un’ampia gamma di settori e tecnologie. Con un gigante industriale di questo tipo si cambia facilmente scala: i suoi passi sono lunghi e la sua visione spesso supera l’orizzonte immediato del mercato.

Francesca Pizzi, Country Manager di Hitachi Europe in Italia, è la persona giusta per orientarsi in questo quadro. Generosa nel raccontarsi e naturalmente portata a collegare i concetti alla vita vissuta, riesce a muoversi con naturalezza tra la dimensione industriale globale e l’esperienza personale.

Con noi, per aiutarci a tenere il filo della conversazione, Elisa Rocco, Corporate Communication Italy & EMEA Events Coordinator – anche lei preparatissima e ambassador naturale di Hitachi –, e Viola Giacometti, Presidente di Storyfactory.

Nel raccontare il suo percorso emerge anche una dimensione personale. Ingegnere aerospaziale con una formazione che unisce studi scientifici e umanistici, Francesca ha lavorato a lungo all’estero seguendo progetti tra Marocco, Iran, Pakistan e Medio Oriente.

«La differenza più grande che ho scoperto lavorando con una cultura orientale», mi dice a un certo punto, «è il rapporto con il tempo: in Occidente vogliamo tutto subito, mentre la cultura giapponese è molto più riflessiva, più attenta alla perseveranza e al rispetto delle persone».

Ed è proprio dentro questo equilibrio tra tecnologia, cultura e visione di lungo periodo che oggi si colloca il modello di innovazione di Hitachi.


Francesca, partiamo dal contesto: che momento stiamo vivendo per l’innovazione tecnologica?

Se guardiamo alla storia di Hitachi – più di centodieci anni – è evidente che anche il concetto di innovazione cambia nel tempo. Per molti decenni Hitachi, ponendo fin dalla sua fondazione l’obiettivo del benessere e del miglioramento della qualità di vita della società, ha concepito l’innovazione principalmente in termini di prodotti: ottimizzare una tecnologia, rendere una macchina più efficiente, sviluppare nuove soluzioni tecniche. Negli ultimi anni invece il nostro approccio si è spostato verso qualcosa di più ampio. Oggi innovare significa costruire soluzioni integrate. Le grandi sfide contemporanee – dalla sostenibilità energetica alla mobilità urbana, fino alla sanità e alla digitalizzazione – sono problemi sistemici che non si risolvono con una singola tecnologia.

Le soluzioni energetiche di Hitachi a supporto di reti intelligenti, integrazione delle rinnovabili e miglioramento dell’efficienza. Foto Jonas Bilberg.

Le soluzioni energetiche di Hitachi a supporto di reti intelligenti, integrazione delle rinnovabili e miglioramento dell’efficienza. Foto Jonas Bilberg.

È proprio da qui che nasce la strategia alla base del gruppo Hitachi, il concetto di Social Innovation Business: risolvere complesse sfide sociali e ambientali attraverso l’innovazione tecnologica in risposta ai bisogni della collettività e del pianeta. Viviamo in un contesto globale complesso, segnato da tensioni geopolitiche e trasformazioni economiche profonde. Non è forse il momento più semplice degli ultimi decenni, ma proprio le difficoltà spesso diventano il motore dell’innovazione.

Parliamo allora di Social Innovation Business. È un’espressione interessante perché mette insieme tecnologia e società: che cosa significa davvero, nella vostra visione?

Significa partire da un presupposto molto semplice: la tecnologia deve generare valore per la società, non solo per il mercato. Quando parliamo di società parliamo di mobilità, energia, sanità, digitale. Tutti ambiti che influenzano direttamente la vita quotidiana delle persone.

Hitachi opera proprio all’interno di questi ecosistemi spaziando da infrastrutture ferroviarie a sistemi energetici, da soluzioni digitali a tecnologie medicali. L’obiettivo non è sviluppare tecnologie isolate, ma progettare soluzioni integrate che migliorino l’efficienza e l’impatto complessivo di questi sistemi. In Hitachi crediamo che la vera trasformazione avvenga dove la tecnologia digitale incontra il mondo fisico. Soluzioni digitali come la nostra piattaforma Lumada stanno trasformando il modo in cui le aziende concepiscono i propri dati, liberandone il valore e contribuendo così ad affrontare le sfide più urgenti del nostro tempo con un approccio orientato allo scopo e all’innovazione.

Il treno Blues: convoglio regionale ibrido ed eco-sostenibile che combina alimentazione elettrica, diesel e a batteria.

Il treno Blues: convoglio regionale ibrido ed eco-sostenibile che combina alimentazione elettrica, diesel e a batteria.

Pensiamo alla mobilità: un treno più efficiente non è solo un progresso tecnologico. Significa ridurre emissioni, migliorare i collegamenti, rendere più sostenibili le città.

Oppure all’energia: la crescita della digitalizzazione e dei data center sta aumentando enormemente il fabbisogno energetico. Innovare significa quindi sviluppare infrastrutture che rendano l’energia più disponibile, più efficiente e più sostenibile.

Nel tuo racconto emergono spesso analogie tra Giappone e Italia. Ci dici qualcosa di più a riguardo?

Anche se geograficamente sono molto lontani – quasi diecimila chilometri – Giappone e Italia presentano alcune somiglianze sorprendenti.

La prima riguarda la demografia. Entrambi sono Paesi con una popolazione che sta progressivamente invecchiando e quindi si trovano ad affrontare sfide sociali simili, dalla sanità alla mobilità fino alla sostenibilità dei sistemi economici.

C’è poi una dimensione storica e culturale. Non sono nazioni giovani: entrambe arrivano da storie molto lunghe e da tradizioni profondamente radicate, che in qualche modo influenzano anche la prospettiva all’innovazione.

Si tende spesso ad associare la capacità innovativa soprattutto al Giappone, ma anche l’Italia occupa posizioni molto alte nelle classifiche europee per numero di brevetti. Questo risultato è legato in gran parte al tessuto diffuso di piccole e medie imprese, che rappresentano una componente fondamentale del sistema industriale italiano.

È anche uno dei motivi per cui Hitachi ha guardato con grande attenzione al nostro Paese. Accanto a una forte tradizione industriale, l’Italia offre un ecosistema di competenze, creatività e capacità di adattamento che per un gruppo globale rappresenta un terreno molto interessante per sviluppare progetti e tecnologie.

Un esempio concreto di questo approccio agli investimenti?

Un esempio significativo sono le acquisizioni che si sono concretizzate nel corso degli anni nel nostro paese, in settori diversificati, come Ansaldo Breda o ABB Power Grids. E in ciascuna di esse Hitachi non ha acquistato aziende per scomporle o ridimensionarle, ma per investire nelle tecnologie e soprattutto nelle persone. Ha scelto di valorizzare competenze già presenti sul territorio e di integrarle dentro una visione industriale più ampia.

È un approccio molto legato alla cultura giapponese: crescere insieme al territorio e alla filiera industriale, non sostituirla.

Hitachi opera in molti settori. C’è un’innovazione che vi rappresenta in modo particolare?

È difficile indicarne una sola, proprio perché Hitachi opera in ambiti molto diversi. Nel settore medicale, per esempio, una tecnologia molto significativa è la Proton Therapy (Sistema di Terapia a Fasci Protonici), una forma avanzata di radioterapia che utilizza protoni invece degli elettroni. Questa tecnologia permette di colpire con grande precisione le cellule tumorali riducendo il danno ai tessuti sani. È particolarmente importante nei tumori pediatrici o nei tumori difficilmente operabili.

La Proton Beam Therapy di Hitachi: terapia oncologica con protoni per trattamenti radioterapici più precisi e meno invasivi.

La Proton Beam Therapy di Hitachi: terapia oncologica con protoni per trattamenti radioterapici più precisi e meno invasivi.

Nel settore energetico lavoriamo invece su infrastrutture fondamentali per la transizione energetica: collegamenti elettrici, trasformatori e sistemi di distribuzione dell’energia. Nella mobilità sviluppiamo treni, sistemi di segnalamento e soluzioni di trasporto urbano sempre più efficienti e sostenibili. Il filo che collega tutti questi ambiti è la digitalizzazione, che permette a sistemi diversi di dialogare tra loro.

Nel vostro approccio ricorre spesso il concetto di co-creation. Che cosa significa?

Significa riconoscere che anche un grande gruppo globale non può innovare da solo.

Le innovazioni più interessanti nascono quasi sempre dalla collaborazione con clienti, partner industriali, università e territori. La tecnologia non nasce in modo astratto: emerge da un processo di progettazione condivisa che parte dall’ascolto attento delle esigenze reali e dalla comprensione dei bisogni concreti di chi utilizzerà o sarà coinvolto nei sistemi. In questo senso l’innovazione è sempre più un lavoro collettivo in cui idee, competenze e prospettive diverse si incontrano per costruire soluzioni integrate e sostenibili, capaci di generare valore per la società nel suo complesso.

Ti faccio una domanda più personale: che cosa ti ha insegnato lavorare in Hitachi?

Prima di arrivare in Hitachi avevo lavorato per molti anni in un’altra grande multinazionale europea. L’ingresso in un’azienda giapponese mi ha fatto scoprire un approccio molto diverso al lavoro e al tempo.

La cultura occidentale tende a privilegiare velocità e risultati immediati. La cultura giapponese invece ha un rapporto più riflessivo con il tempo: le decisioni maturano lentamente e vengono inserite dentro una visione di lungo periodo.

I data centre sostenibili di Hitachi: infrastrutture digitali a basso impatto ambientale, ottimizzate per consumi energetici ridotti.

I data centre sostenibili di Hitachi: infrastrutture digitali a basso impatto ambientale, ottimizzate per consumi energetici ridotti.

Questa attenzione al tempo e alla perseveranza è probabilmente l’aspetto che mi ha influenzato di più.

Nel corso della mia carriera ho avuto anche esperienze internazionali molto formative, in particolare in Medio Oriente, dove ho lavorato per diversi anni seguendo progetti che andavano dal Marocco al Pakistan. Sono contesti che ti insegnano quanto le infrastrutture abbiano un impatto diretto sulla vita delle persone.

Chiudiamo con la domanda di rito della rubrica. Il grande fisico e Premio Nobel Richard Feynman diceva: “La scienza può aiutarmi a fare previsioni, ma non a prendere decisioni”. È vero o non è vero, oggi? 

Direi che la verità sta nel mezzo. Da ingegnere aerospaziale la scienza è naturalmente la mia base: metodo, analisi dei dati e rigore scientifico sono strumenti fondamentali per comprendere i problemi e orientare le decisioni.

Senza questo approccio rischieremmo di decidere in modo arbitrario. Allo stesso tempo però la scienza non esaurisce tutto. C’è sempre una componente umana fatta di intuizione, creatività e responsabilità. Proprio per questo, in Hitachi riconosciamo e valorizziamo il talento delle persone. È grazie alla loro passione e competenze che riusciamo a trasformare la scienza in soluzioni concrete e a generare un impatto reale per la società.

La scienza è ciò che ha reso possibile il progresso e continuerà a orientarlo. Ma le decisioni, soprattutto quando riguardano la società, restano sempre anche un atto umano. Ed è probabilmente proprio questo equilibrio tra conoscenza scientifica e coscienza umana che continuerà a guidare l’innovazione.