
Dalla sperimentazione nelle Officine Edison alle collaborazioni con startup e centri di ricerca, l’innovazione diventa uno strumento per affrontare la transizione energetica e aprire nuovi modelli di business.
La transizione energetica è una delle grandi trasformazioni industriali in corso in Europa. Per un gruppo come Edison, storico operatore del sistema energetico italiano e parte del gruppo EDF, questo cambiamento implica non solo investimenti in nuove tecnologie, ma anche una profonda evoluzione del modo di fare innovazione.
Negli ultimi anni, l’azienda ha ridefinito il proprio posizionamento strategico, concentrandosi sempre più su rinnovabili, servizi energetici e nuove tecnologie per la decarbonizzazione. In questo percorso, l’innovazione assume un ruolo chiave: sia nel migliorare l’efficienza delle operazioni esistenti; sia nell’esplorare nuovi modelli di business che potrebbero diventare centrali nel medio e lungo periodo.
Un ruolo importante in questo processo è svolto proprio dalle Officine Edison, luoghi fisici e al tempo stesso piattaforme di collaborazione che collegano l’azienda con startup, università e partner tecnologici. Ne abbiamo parlato con Davide Dotti, Business Innovation Director di Edison.

Davide Dotti, Business Innovation Director di Edison
Qual è oggi la visione di innovazione di Edison nella transizione energetica?
La transizione energetica è una parte centrale della strategia di Edison. Negli ultimi anni il gruppo ha ridefinito il proprio posizionamento, anche a seguito della dismissione degli asset oil & gas legati all’esplorazione e produzione di idrocarburi. Questo ha portato a una rifocalizzazione molto concreta sulla transizione energetica.
Si tratta però di una sfida di medio-lungo periodo. Non abbiamo ancora tutte le risposte alle domande che la transizione pone e, proprio per questo, l’innovazione è fondamentale: ci serve per esplorare nuove tecnologie e nuovi modelli di business che possano aumentare le probabilità di successo dell’azienda in questo scenario.
Dal punto di vista operativo possiamo distinguere due orizzonti. Il primo è il breve termine, dove l’innovazione è al servizio dell’efficienza operativa: lavoriamo su processi, operation e sottoprodotti delle nostre attività per migliorare competitività ed efficienza. Il secondo orizzonte è quello di medio-lungo periodo, in cui esploriamo nuove tecnologie e collaboriamo con partner tecnologici e startup per sviluppare soluzioni che possano creare valore negli anni a venire.
Che cosa sono le Officine Edison e quale ruolo hanno nell’innovazione del gruppo?
Le Officine Edison sono un concetto che definirei quasi “metafisico”. Sono innanzitutto luoghi fisici, spazi vicini ai Politecnici di Milano e di Torino dove lavorano risorse con competenze molto verticali delle Direzioni Digital e R&D. In questi spazi ospitiamo sperimentazioni tecnologiche e collaborazioni con partner esterni.
Si tratta di veri e propri laboratori dove testiamo tecnologie e casi d’uso per comprenderne le performance e l’integrazione con i nostri sistemi. L’obiettivo è capire come queste innovazioni possano permetterci di fare nuovi mestieri o migliorare quelli che già svolgiamo.
Ma le Officine sono anche qualcosa di più. Rappresentano l’insieme delle competenze e dell’attitudine all’innovazione dell’azienda. Sono la piattaforma con cui Edison si apre all’ecosistema esterno, attirando startup e partner tecnologici e sviluppando iniziative di open innovation. In questo senso sono la “casa” dell’innovazione di Edison.
Su quali tecnologie state concentrando maggiormente la sperimentazione?
Un primo ambito è quello delle tecnologie digitali, che possono migliorare l’efficienza operativa nei siti industriali e nelle attività sul territorio. Parliamo di robotica, realtà virtuale e aumentata, domotica e Internet of Things.
Molte di queste tecnologie vengono testate nelle Officine insieme a startup o solution provider. Prima le sperimentiamo in un ambiente protetto, poi cerchiamo di portarle – il prima possibile – sul campo per verificarne la scalabilità.
Un’altra area molto importante è quella dell’intelligenza artificiale. In Edison esiste già da anni una factory interna di data scientist che sviluppa algoritmi per diversi casi d’uso. Oggi il team Digital sta lavorando anche sui nuovi paradigmi dell’AI, come quella generativa e quella Agentica.
Accanto al digitale c’è poi il mondo delle tecnologie hardware legate alla transizione energetica: produzione di idrogeno, sistemi di accumulo, integrazione della ricarica elettrica nei contesti industriali e domestici, solare avanzato di nuova generazione. In questi casi il nostro ruolo è spesso quello di catalizzatore e selezionatore di opportunità di sperimentazione e partnership.
In che modo queste innovazioni si traducono in servizi concreti per clienti e territori?
Un esempio recente riguarda il mondo delle smart city. Abbiamo creato un’area di test dedicata ai servizi per le amministrazioni pubbliche, in particolare per l’illuminazione pubblica e la gestione intelligente dei servizi urbani.
Questa infrastruttura ci permette di testare, insieme alla Business Unit, nuove soluzioni prima di inserirle nelle nostre offerte. È importante perché nel settore pubblico i tempi di gara possono essere molto lunghi, anche di anni. Avere un ambiente di sperimentazione ci consente di anticipare la verifica dell’integrazione tecnologica e arrivare più preparati quando si presentano opportunità di mercato.

Test su wallbox di ricarica di veicoli elettrici alle Officine Edison Torino
Abbiamo già visto che l’open innovation è parte integrante del processo di sviluppo di Edison. Ma quanto conta concretamente nel vostro modello?
È un asse portante del modo in cui facciamo innovazione. Negli ultimi anni abbiamo costruito gradualmente un posizionamento chiaro sia all’interno dell’azienda sia verso l’ecosistema esterno.
Il primo passo è individuare i fabbisogni di innovazione delle diverse aree di business. Si tratta di un lavoro molto accurato che consiste nel raccogliere e qualificare le esigenze delle business unit. Una volta identificati questi bisogni, li traduciamo verso l’esterno attraverso strumenti come call for startup o attività mirate di scouting.
Quando troviamo soluzioni mature, il nostro approccio principale è quello del venture clienting: diventiamo clienti della startup e utilizziamo le sue tecnologie nei nostri contesti operativi. In altri casi invece sfidiamo le startup a sviluppare soluzioni completamente nuove, lavorando insieme in un processo di co-creazione e co-innovazione.
Ci può fare qualche esempio concreto di queste collaborazioni?
Uno dei casi più interessanti riguarda la startup bolognese Builti, che aveva già sviluppato tecnologie di sensoristica e analisi dati per monitorare il rischio sismico nelle infrastrutture.
Insieme ai colleghi dell’area Rinnovabili, abbiamo proposto loro una sfida diversa: applicare queste competenze al mondo dell’eolico, in particolare al monitoraggio delle fondazioni delle turbine. È stata sviluppata una soluzione completamente nuova che utilizza sensori IoT e modelli di analisi dati per valutare lo stato di salute delle strutture.
Abbiamo condotto una sperimentazione durata quasi un anno e i risultati sono stati positivi. Oggi stiamo scalando questa soluzione. È un esempio di innovazione in cui Edison migliora i propri processi, ma allo stesso tempo consente alla startup di sviluppare un nuovo prodotto che può portare anche su altri mercati.
Come si costruisce una cultura dell’innovazione in una grande utility?
È un processo necessariamente graduale. In un’azienda con una lunga storia e con competenze molto consolidate nel settore energetico bisogna aprire progressivamente l’organizzazione alla sperimentazione.
Abbiamo lavorato molto sulla formazione, insieme al dipartimento HR. Siamo partiti dal Senior Management, con un programma dedicato ai dirigenti dell’azienda, e poi abbiamo esteso le iniziative ai diversi livelli dell’organizzazione.
Un esempio recente è un programma di formazione sulla cultura dell’innovazione rivolto al mondo idroelettrico, uno dei settori storici dell’azienda. Abbiamo portato i corsi direttamente sui territori, coinvolgendo anche le funzioni più operative.
Accanto alla formazione, inoltre, abbiamo sviluppato iniziative di corporate entrepreneurship, come il programma E-DEAS, che permette ai dipendenti di proporre nuovi concept, tecnologie o modelli di business e svilupparli attraverso percorsi di prototipazione.
Guardando al futuro del sistema energetico europeo, quali ambiti potrebbero diventare centrali?
Uno dei più importanti è quello delle green molecules, cioè molecole energetiche a basse emissioni come biogas e biofuel. Si tratta di tecnologie che potrebbero aprire nuove opportunità, anche partendo da progetti di piccola e media scala sui territori.
Un secondo ambito è la flessibilità del sistema energetico. Con una maggiore penetrazione delle rinnovabili sarà sempre più importante sviluppare tecnologie e modelli di business che rendano il sistema più flessibile, sia dal lato della produzione sia dal lato dei consumi.
C’è poi il tema delle catene di approvvigionamento. L’Europa oggi dipende molto da tecnologie e materiali provenienti dall’estero. Nei prossimi anni probabilmente assisteremo a un rafforzamento delle filiere europee per ridurre questa dipendenza.
Infine, c’è la sfida della circolarità. È un tema di cui si parla da tempo, ma ora è arrivato il momento di tradurlo in modelli di business concreti, valorizzando sottoprodotti e scarti industriali.
Come immagina Edison fra dieci anni?
Il contesto geopolitico e quello regolatorio sono piuttosto instabili e questo rende difficile fare previsioni. Tuttavia, siamo convinti che per confermarsi come Leader, entro i prossimi 10 anni Edison debba coltivare e sviluppare nuovi revenue stream accanto a quelli esistenti.
Le attività che svolgiamo oggi sono solide e continueranno a essere centrali. Accanto a queste per sostenere la traiettoria di crescita del Gruppo, stiamo esplorando nuove tecnologie e nuovi modelli che possano diventare parte integrante della strategia futura.
L’obiettivo è evolvere l’azienda. Edison dovrà continuare a essere un attore centrale del sistema energetico, forte di nuove capacità tecnologiche e nuove attività che possano contribuire in modo concreto alla decarbonizzazione del sistema energetico.
Foto di copertina: test su robot per ispezione di impianti alle Officine Edison Milano.







