
Dalla robotica alla smart security, fino all’idrogeno e alla guida autonoma: SEA Milano investe su innovazioni adattate al contesto aeroportuale, trasformando Linate e Malpensa in laboratori di sperimentazione tecnologica. Ma la sfida vera resta integrare questi progetti in un sistema regolatorio ancora troppo rigido.
In un settore dove la parola “innovazione” rischia di essere abusata, SEA Milano — la società che gestisce gli aeroporti di Linate e Malpensa — prova a darle una definizione concreta e soprattutto coerente con le caratteristiche del comparto aeroportuale.

Armando Brunini, CEO SEA Milan Airports
«La nostra industria non può permettersi un vero e proprio R&D in stile big tech o farmaceutico», spiega Armando Brunini, amministratore delegato di SEA, «ma può — e deve — osservare, adattare e applicare tecnologie sviluppate altrove».
L’innovazione, qui, è soprattutto un esercizio di adattamento e integrazione: è nei dettagli del flusso passeggeri, nell’ottimizzazione del turnaround degli aerei, nel dialogo costante con startup, fornitori globali e università.
Nel 2023, SEA ha istituito una divisione dedicata all’innovazione con una missione precisa: non produrre tecnologia, ma facilitare l’introduzione e la messa a sistema di soluzioni intelligenti, spesso nate da collaborazioni esterne o dal coinvolgimento diretto dei dipendenti. Il risultato? Circa 70 progetti vagliati, un terzo dei quali già in fase operativa o avanzata.
Uno dei filoni più visibili riguarda la smart security, una suite di tecnologie che migliora l’esperienza del passeggero e l’efficienza operativa nei controlli di sicurezza. L’introduzione delle macchine EDS-CB a tomografia computerizzata — attive già da mesi a Linate e Malpensa — ha eliminato la necessità di rimuovere liquidi e computer dai bagagli a mano, riducendo i tempi dei controlli e migliorando la precisione dell’analisi, senza rinunciare alla sicurezza. «È stata forse la novità più apprezzata dai passeggeri», sottolinea Brunini.
Attorno a questa tecnologia si è costruito un ecosistema che include anche sensori per l’ottimizzazione delle file (Digital Queuing) e shortcut intelligenti per ridurre e adattare all’effettivo flusso di persone il percorso negli snodi più congestionati dei terminal. La logica è chiara: ogni secondo risparmiato migliora l’esperienza del viaggiatore e libera risorse operative. In totale, questi interventi hanno portato ad un aumento della produttività del 6%.

Una postazione di FaceBoarding per i passeggeri. SEA
SEA sta anche testando soluzioni robotiche per l’assistenza alla mobilità ridotta. Sedie a guida autonoma, già in fase avanzata di sperimentazione, consentono agli operatori di assistere contemporaneamente più passeggeri, ottimizzando i turni di servizio e riducendo il carico operativo. Più ambizioso — ma ancora in fase di progettazione — è il progetto di navette elettriche a guida autonoma per collegare i due terminal di Malpensa, pensate per ridurre l’impatto ambientale e testare l’affidabilità della guida autonoma in ambienti semi-chiusi.

Una sedia a guida autonoma, in fase avanzata di sperimentazione, per assistere passeggeri con problemi di mobilità. SEA
La sostenibilità ambientale è un altro asse centrale della strategia. Oltre alle colonnine ultrarapide per la ricarica dei veicoli elettrici (presenti già da anni a Linate), SEA partecipa a progetti europei per la creazione di un ecosistema dell’idrogeno, con la realizzazione di un piccolo impianto di produzione a Malpensa e la collaborazione con Edison per lo sviluppo della distribuzione. A questo si affianca l’impegno nella Urban Air Mobility, con sandbox sperimentali che coinvolgono droni merci e, in prospettiva, velivoli elettrici a decollo verticale per il trasporto passeggeri.
Dietro a queste iniziative c’è un’attività continua di scouting e co-sviluppo che coinvolge sia attori industriali strutturati sia startup. SEA ha scelto un modello che privilegia il ruolo di early follower — attento alle best practice ma pronto ad adattarle rapidamente — e partecipa attivamente a reti collaborative, come il comitato degli innovatori dell’Associazione Europea degli Aeroporti, con cui condivide soluzioni e sperimentazioni.
Ma non tutto scorre con la stessa fluidità. Le maggiori criticità emergono dal contesto regolatorio europeo, spesso più lento rispetto a quello britannico o americano. È il caso, emblematico, delle macchine EDS-CB: inizialmente approvate e poi soggette a limitazioni che ne riducono l’efficacia, per decisioni postume che hanno spiazzato sia gli operatori aeroportuali sia i fornitori.
Su questo tema Brunini è netto: «Serve maggiore coerenza nelle politiche regolatorie. Se certifichi una tecnologia, non puoi poi tornare indietro. È una questione di fiducia, oltre che di efficienza».
Guardando avanti, SEA prevede un crescente impatto dell’intelligenza artificiale e dell’IoT, soprattutto nei processi core dell’aeroporto: la gestione dei flussi passeggeri e il turnaround degli aeromobili. Due progetti in fase di gara, uno lato terminal e l’altro lato pista, mirano proprio a introdurre sistemi basati su sensoristica avanzata e AI per ottimizzare l’uso delle infrastrutture e migliorare la qualità del servizio.
«Non dobbiamo inventare la ruota — ribadisce Brunini — ma capire come farla girare meglio nei nostri aeroporti». È in questo equilibrio tra adattamento tecnologico, vincoli di sicurezza e sostenibilità ambientale che SEA Milano cerca di disegnare lo scalo del futuro. Un laboratorio di innovazione che, pur senza i muscoli finanziari delle big tech, riesce a farsi spazio in un settore in evoluzione costante, e che vuole arrivare preparato a un futuro sempre più intelligente, connesso, sicuro e sostenibile.
Foto di copertina: le nuove macchine EDS-CB a tomografia computerizzata ai varchi di controllo. SEA





