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    Pubblicato il Green New Deal: le quattro chiavi di lettura sul fronte tecnologico

    La proposta è ambiziosa, ampia, ma anche pragmatica sul fronte tecnologico. Non è chiaro quante possibilità abbia di riuscire.

    di James Temple

    La promessa del “Green New Deal” (Nuovo Accordo Verde), ha elettrizzato la politica statunitense, ma, finora, non era che una raccolta vaga di obbiettivi.

    Giovedì mattina, Alexandria Ocasio-Cortez, rappresentante di New York alla camera USA, assieme a Ed Markey, senatore del Massachusetts, entrambi del partito democratico, hanno reso pubblica una proposta che mette in chiaro le prime linee guida concrete del pacchetto ambientale.

    Il punto più pubblicizzato descrive l’ambizione di ridurre drasticamente le emissioni di gas effetto serra prodotte da agricoltura, edilizia, energia e trasporti. La proposta vorrebbe rendere obbligatori una modernizzazione delle reti ed un rafforzamento delle città in previsione di futuri disastri ambientali.

    L’aspetto più interessante della proposta è la descrizione dettagliata dell’insieme di tecnologie che potrebbero essere utilizzate per conseguire questi obbiettivi, un argomento fatto oggetto di dibattiti vigorosi tra gruppi ambientali e produttori di energia.
    Ecco i 4 punti chiave.

    #1: Pulita, non rinnovabile
    Qualcuno era preoccupato che la proposta si sarebbe limitata ad energie rinnovabili, per esempio solare ed eolica, come richiesto da molti gruppi ambientalisti.
    Il pacchetto adotta invece un approccio relativamente agnostico alla tecnologia necessaria per ripulire il settore energetico, stabilendo che la nazione deve soddisfare il “100 percento della richiesta di energia degli Stati Uniti grazie a energie pulite, rinnovabili ed a zero emissioni.”

    Non sono quindi escluse fonti d’energia come il nucleare o impianti a combustibili fossili con sistemi di cattura e sequestro dell’anidride carbonica. La maggior parte dei ricercatori nel campo dell’energia è convinta che fonti di energia a zero emissioni stabili renderanno sempre più veloce, facile ed economico rinnovare l’intero sistema energetico.
    Solare ed eolico, infatti, sono soggetti a fluttuazioni imprevedibili che richiedono costosi impianti di conservazione e trasmissione energetica in assenza di altre fonti più consistenti. 

    #2: Niente nucleare nuovo?
    Almeno uno degli autori sembra però intenzionato ad assicurare l’eliminazione di impianti ad energia nucleare o combustibili fossili.
    Secondo una versione precedente del FAQ d’accompagnamento rilasciato dall’ufficio della Ocasio-Cortez, il piano non avrebbe incluso la possibilità di costruire nuovi impianti nucleari: “Non è chiaro se saremo in grado di disattivare tutti gli impianti nucleari esistenti entro 10 anni, ma vogliamo promuovere l’emancipazione dal nucleare e dai combustibili fossili il più velocemente possibile.” Questa indicazione è stata eliminata da versioni successive della proposta. Il documento è poi stato ritirato del tutto.

    “Il testo della risoluzione mette perfettamente in chiaro l’intenzione di abbracciare le disponibili risorse a zero emissioni per ridurre l’inquinamento e accrescere gli investimenti nella ricerca di fonti d’energia rinnovabili,” spiega Josh Freed, vice presidente senior della Third Way, un think tank dedicata alle energie pulite.

    #3: Rimozione dell’anidride carbonica
    Sia il pannello dell’ONU dedicato all’ambiente e le US National Academies hanno raggiunto la conclusione che servirà una rimozione massiccia di anidride carbonica dall’atmosfera per prevenire livelli pericolosi di riscaldamento globale. La proposta pubblicata specifica che la legge permetterà o richiederà “la rimozione di gas serra dall’atmosfera e la riduzione dei livelli di inquinamento,” rendendo però prioritarie “comprovate soluzioni low-tech che rafforzano la capacità di stoccaggio del carbonio nel suolo, come la conservazione e la riforestazione.”

    Questo genere di approcci, piantare alberi e gestire meglio il terreno, non saranno probabilmente sufficienti, secondo il rapporto delle US National Academies. Si tratta, infatti, di approcci che entrano in competizione con i bisogni alimentari mondiali soddisfatti dai terreni dedicati all’agricoltura. Il rapporto suggeriva di utilizzare fondi federali per implementare ricerca e sviluppo di nuove possibilità, come macchinari capaci di assorbire l’anidride carbonica dall’aria. La proposta del Green New Deal non fa menzione di nulla di tutto ciò.

    #4: Possibilmente impossibile
    Tutto sommato, la proposta rivela una chiara predilezione per soluzioni naturali ed energie rinnovabili, per quanto riconosca la possibilità che saranno necessarie anche altre soluzioni.

    Il punto è: che effettivo impatto avrà questa proposta? Non ha alcuna speranza di divenire legge sotto l’attuale congresso e presidente, né è chiaro se ribaltare in un decennio l’intero settore energetico sia economicamente possibile.

    Christopher Clack, ricercatore energetico e direttore esecutivo della Vibrant Energy, ha scritto su Twitter che secondo i suoi calcoli, “costruire, avviare e chiudere” tutti gli impianti coinvolti entro il 2030, verrebbe a costare circa $27 trilioni, pari a circa $2.7 trilioni l’anno.

    Anche nel caso in cui i democratici dovessero riuscire a riprendersi presidenza e maggioranza al senato nel 2020, il Green New Deal potrebbe essere comunque condannato al fallimento. Oltre a promuovere un sistema energetico pulito, la proposta vuole garantire a tutti gli americani lavori ben pagati, un sistema sanitario di qualità, acqua pulita e cibo economico: una proposta di legge così ramificata potrebbe avere poche speranze a prescindere da chi sia al potere.

    Qualcuno spera semplicemente che le aspirazioni definite dal Green New Deal possano divenire un bandiera capace di ispirare legislatori, attivisti ed elettorato, aprendo quindi nuove porte a quanto sia politicamente possibile.

    Immagine: Alexandria Ocasio-Cortez presenta il Green New Deal

    (lo)

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