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Lo storage è il futuro delle Rinnovabili

La ricerca di soluzioni di conservazione dell’energia più efficaci e meno costose è una questione d’importanza cruciale da cui dipende il rinnovamento tecnologico  futuro.

di Eniday 19-07-19
Oggi, è necessario trovare nuove tecnologie per realizzare sistemi sostenibili in grado di immagazzinare energia e di garantirne un flusso regolare nelle fasce di punta anche quando le rinnovabili non sono disponibili.

È un problema che si pone da tempo e a cui l’idroelettrico a pompaggio ha finora dato una risposta, arrivando oggi a rappresentare circa il 99 per cento della capacità totale degli impianti per lo storage elettrico e rivelandosi il sistema più competitivo per garantire una gestione ottimale del surplus energetico.

Durante il giorno, nella fase di picco della domanda, l’acqua fluisce da monte a valle producendo elettricità, mentre di notte, quando la domanda di energia è inferiore, l’elettricità in eccesso viene utilizzata per pompare acqua al bacino superiore, che torna pronto per il ciclo successivo.

Questo sistema di stoccaggio comincia tuttavia a mostrare i suoi limiti. Senza contare che la sua applicazione è possibile solo in territori con particolari requisiti idrogeologici e morfologici, con accesso a riserve d’acqua ad altitudini diverse e, soprattutto, il fatto che l’acqua si appresta a diventare una risorsa sempre più scarsa.

Una “gru” come alternativa

Una valida alternativa potrebbe essere offerta dall’impianto di Energy Vault che, come il pompaggio idroelettrico, si ispira alla forza di gravità per conservare energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili.

In questo caso, tuttavia, anziché utilizzare l’acqua e le dighe, l’energia in eccedenza viene immagazzinata e recuperata attraverso lo spostamento verticale di blocchi cilindrici di calcestruzzo mediante una gru azionata da un computer.

Così, quando la disponibilità di elettricità prodotta da parchi eolici e solari è in eccesso, la gru a sei bracci localizza i blocchi (tramite una telecamera collegata al braccio) e procede a sollevarli da terra impilandoli; la carica completa del sistema si raggiunge quando la gru è circondata da una torre di blocchi.

Quando poi è necessario recuperare l’energia immagazzinata, la gru viene azionata per riposizionare ad uno ad uno i blocchi a terra, calibrando gli spostamenti a seconda della richiesta. In questa fase, quindi, i motori elettrici della gru generano kilowattora, alimentati dall’energia meccanica prodotta dal movimento dei blocchi verso il basso.

Le batterie a flusso di Eni

i ricercatori di Eni hanno trovato un ulteriore modo di conservare l’energia in eccesso e sfruttarla anche quando il Sole non c’è o non soffia il vento. Si chiamano batterie a flusso e si tratta di celle elettrochimiche collegate a due serbatoi che contengono due soluzioni elettrolitiche.

Nella cella, gli elettroliti vengono a contatto attraverso una speciale barriera semipermeabile, dove avviene una reazione di ossidoriduzione. Questa trasforma l’energia chimica immagazzinata nei due fluidi in energia elettrica che può essere portata fuori dalla cella ed utilizzata. 

(rp)