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Experis / MTR IT

La domanda di professioni digitali continua a crescere nelle principali città italiane, con cloud e Java ai vertici. Tuttavia, il mismatch di competenze rimane il principale freno alla competitività del Paese.

L’Italia sta entrando in una fase in cui la tecnologia non è più soltanto un acceleratore di competitività, ma un fattore strutturale che condiziona l’attrattività dei territori, i modelli organizzativi e le politiche di talento. Lo mostra con chiarezza l’ultima edizione del report Tech Cities, l’osservatorio promosso da Experis, brand di ManpowerGroup, che alla sua sesta uscita fotografa l’evoluzione dei profili IT più richiesti e il rapporto, ancora irrisolto, tra domanda e offerta di competenze digitali nel Paese.

Il quadro che emerge è netto: nel primo trimestre del 2026 l’Information Technology ha previsioni relative alle assunzioni sempre alte, con un +26%, in un contesto globale che registra un ulteriore +35% delle intenzioni di hiring nel comparto tech. Eppure, nonostante questa crescita, tre aziende su quattro dichiarano di non riuscire a trovare i profili specializzati di cui hanno bisogno.

È un mismatch che si trascina da anni, ma che oggi assume proporzioni sistemiche, amplificato dalla diffusione dell’intelligenza artificiale, dall’aumento degli attacchi cyber e dalla migrazione delle infrastrutture verso architetture cloud-native.

Milano resta la capitale tecnologica del Paese, ma la geografia si sta muovendo

La concentrazione della domanda conferma una gerarchia ormai consolidata. Milano raccoglie il 14 per cento di tutte le offerte IT e guida anche la classifica salariale, con una RAL media che sfiora i 54 mila euro annui per i profili di media seniority. Seguono Roma e Padova, mentre Catania, Napoli e Bari rimangono in coda, pur mostrando un trend di crescita costante.

Il dato più rilevante riguarda però la stabilità del modello: il 46% delle offerte nazionali si concentra nelle dieci Tech Cities individuate dal report, segno che l’innovazione in Italia rimane un fenomeno fortemente urbano e polarizzato. Anche i ruoli più ricercati cambiano poco, a conferma di un tessuto produttivo che si rinnova ma con lentezza.

I profili più richiesti: il cloud entra nella Top 3

Il Java Developer si conferma anche nel 2025 la figura più ricercata dal mercato italiano. Una scelta che rivela molto più di quanto sembri: Java è la spina dorsale delle architetture enterprise, della finanza, dell’assicurativo, della logistica, dei sistemi legacy che ancora sostengono la maggior parte dei processi core del Paese. La domanda non accenna a diminuire, segnale che la modernizzazione dei sistemi procede, ma non al ritmo auspicato dalle imprese.

Accanto alle competenze Java svetta l’E-commerce Manager, spinto dalla maturazione del retail digitale e dalla crescente interdipendenza tra piattaforme, logistica e customer experience. Il dato significativo è che questa figura è tra quelle che registrano la crescita salariale più netta, con una RAL media nazionale di 49 mila euro, e punte di 63 mila a Milano.

La novità dell’anno è però l’ingresso del Cloud Developer/Architect nella Top 3 dei profili più richiesti. Un dato che rispecchia la trasformazione in corso: l’adozione del cloud non è più un progetto infrastrutturale, ma un requisito abilitante per AI generativa, data engineering e automazione. Non sorprende che Milano e Roma rappresentino i principali poli di attrazione per queste figure, con aziende che competono a suon di certificazioni AWS e Azure, lavoro ibrido e percorsi di crescita accelerati.

Cybersecurity: la priorità assoluta che alimenta un mercato in tensione

Il tema cyber attraversa tutto il report in modo trasversale. Cresce la domanda di SOC Manager, Penetration Tester e Security Researcher, mentre si amplifica la distanza tra ciò che le aziende cercano e ciò che il mercato è in grado di offrire.

La fotografia lascia poco margine di interpretazione: il Security Researcher supera una RAL media nazionale di 52.600 euro, mentre il SOC Manager raggiunge i 53 mila, segnando uno degli aumenti più rilevanti dell’intero report. Si tratta di ruoli che richiedono competenze avanzate e aggiornamento continuo; la loro scarsità è strutturale e difficilmente colmabile nel breve periodo.

L’IA ridisegna le competenze e spinge verso nuovi ibridi professionali

Una delle tendenze più forti, seppur implicita nei dati, riguarda la convergenza tra sviluppo software, cloud e AI. Figure come il Full Stack Developer (stabile in classifica ma in crescita nelle retribuzioni) incorporano sempre più competenze legate a UX assistita da modelli generativi, integrazione di API basate su LLM e gestione di architetture a microservizi che facilitano il deployment di componenti intelligenti.

Anche la figura del Data Scientist/Architect continua ad ampliarsi. Il mercato richiede professionalità in grado di unire modellazione dei dati, governance, sicurezza e architetture cloud. Non a caso, Roma, sede di grandi centri decisionali, PA e società di consulenza, si conferma la città con la maggiore richiesta di questo profilo.

Il nodo retributivo: l’Italia cresce, ma non recupera il ritardo competitivo

Nel complesso, il report di Experis registra un aumento generalizzato delle retribuzioni in quasi tutti i ruoli. Il CTO guida, come sempre, la classifica, con una RAL media nazionale di 71.500 euro e punte di 85 mila a Milano.

Tuttavia, il dato più significativo non è l’incremento assoluto, ma la dispersione geografica: tra Milano e Catania la differenza salariale supera ancora il 26 per cento. Una forbice che riflette non solo la diversa capacità di investimento delle imprese, ma anche una polarizzazione delle opportunità che rischia di accentuarsi nell’era dell’IA, dove la concentrazione dei data center e dei talenti segue logiche sempre più globali.

Un Paese che cresce, ma a velocità diverse

Il report 2025-2026 Tech Cities restituisce l’immagine di un’Italia tecnologicamente più matura, ma ancora attraversata da asimmetrie profonde. La domanda di profili digitali cresce ovunque, eppure il 75 per cento delle aziende dichiara difficoltà nel reperire talenti. Le competenze crescono, ma non al ritmo necessario. Le città investono, ma non tutte allo stesso modo.

È una trasformazione che non riguarda soltanto il mercato del lavoro, ma il modo stesso in cui il Paese produce valore, innova, compete. E il prossimo anno, con l’avanzata degli agenti AI, la pressione crescente sui data center e la diffusione capillare delle piattaforme low-code, potrebbe essere quello in cui queste dinamiche, finora graduali, inizieranno a convergere più rapidamente del previsto.