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    La spazzatura spaziale può uccidere?

    La possibilità che qualcosa cada dal cielo può sembrare piccola. Ma dato l’alto numero di satelliti, razzi e sonde nello spazio, il rischio forse andrebbe preso in considerazione più seriamente

    MIT Technology Review Italia

    Un nuovo studio, pubblicato su “Nature Astronomy”, ha stimato la possibilità di eventi nefasti dovuti alla caduta di parti di razzi nei prossimi dieci anni. In effetti, i detriti spaziali piovono quotidianamente su di noi e le particelle microscopiche di asteroidi e comete scendono nell’atmosfera per depositarsi inosservate sulla superficie terrestre, raggiungendo circa 40.000 tonnellate di polvere ogni anno.

    Anche se il problema non ci tocca direttamente, tali detriti possono danneggiare i veicoli spaziali, come nel recente caso del telescopio spaziale James Webb. Occasionalmente, un campione più grande arriva sotto forma di meteorite e più o meno ogni 100 anni, un corpo di decine di metri di diametro riesce a passare attraverso l’atmosfera. Ma stiamo parlando di detriti spaziali naturali.

    Il nuovo studio fa invece riferimento all’arrivo incontrollato di detriti spaziali artificiali, come gli stadi di razzi esauriti, associati a lanci satellitari. Utilizzando la modellazione matematica delle inclinazioni e delle orbite delle parti di razzi nello spazio e della densità di popolazione al di sotto di esse, oltre a 30 anni di dati satellitari passati, gli autori hanno stimato dove potrebbero atterrare i detriti di spazzatura spaziale quando ricadono sulla Terra.

    Come riportato da “The Conversation”, i ricercatori dell’University of British Columbia, a Vancouver, in Canada, hanno scoperto che esiste un piccolo, ma significativo, rischio che ciò accada nel prossimo decennio, in particolare alle latitudini meridionali rispetto a quelle settentrionali. Le probabilità di una caduta di detriti sono circa tre volte maggiore sulle latitudini di Giacarta in Indonesia, Dhaka in Bangladesh o Lagos in Nigeria rispetto a quelle di New York, Pechino o Mosca. Supponendo che nel prossimo decennio questi oggetti in fase di rientro si spargano su un’area di dieci metri quadrati, la probabilità di una o più vittime si attesta in media intorno al 10 per cento.

    Ad oggi, la possibilità che i detriti dei satelliti e dei razzi causino danni sulla superficie terrestre o al traffico aereo è stata considerata trascurabile. La maggior parte degli studi su tali detriti spaziali si è concentrata sul rischio generato in orbita da satelliti defunti che potrebbero ostacolare la sicurezza dei satelliti funzionanti. Inoltre, il carburante e le batterie inutilizzati portano anche a esplosioni in orbita che generano ulteriori rifiuti.

    Ma con l’aumento dei partecipanti al business dei lanci di razzi e il progressivo passaggio dell’iniziativa commerciale dal governo all’impresa privata è altamente probabile che il numero di incidenti, sia nello spazio che sulla Terra, come quello seguito al lancio della booster cinese Long March 5b, potrà superare la stima attuale. 

    Esistono numerose tecnologie che consentono di controllare completamente il rientro dei detriti, ma sono costose da implementare. Per esempio, il veicolo spaziale può essere “passivato”, per cui l’energia inutilizzata (come carburante o batterie) viene consumata anziché immagazzinata una volta terminata la vita del veicolo spaziale. La scelta dell’orbita per un satellite può anche ridurre la possibilità di produrre detriti. Un satellite defunto può essere programmato per spostarsi nell’orbita terrestre bassa, dove brucerà. Ci sono anche tentativi di lanciare razzi riutilizzabili come nel caso di SpaceX e in futuro di Blue Origin, che prevedono un rientro a terra controllato, con scarsa produzione di detriti.

    Molte organizzazioni prendono sul serio i rischi. L’Agenzia spaziale europea sta pianificando una missione per tentare la cattura e la rimozione di detriti spaziali con un robot a quattro braccia. L’ONU, attraverso il suo Office of Outer Space Affairs, ha emesso una serie di Linee guida per la mitigazione dei detriti spaziali nel 2010, che è stata rafforzata nel 2018. Tuttavia, come sottolineano gli autori del nuovo studio, si tratta di linee guida, non di diritto internazionale, e non forniscono dettagli su come implementare o controllare le attività di mitigazione.

    Lo studio sostiene che le tecnologie avanzate e una progettazione della missione più ponderata ridurrebbero il tasso di rientro incontrollato dei detriti dei veicoli spaziali, diminuendo il rischio di pericolo in tutto il mondo. Tra cinque anni, saranno 70 anni dal lancio del primo satellite nello spazio. Sarebbe una degna celebrazione di quell’evento se potesse essere contrassegnato da un trattato internazionale rafforzato e obbligatorio sui detriti spaziali, ratificato da tutti gli stati delle Nazioni Unite. 

    Image by WikiImages from Pixabay

    (rp)

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