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Il segno di Zohr
Cosa cambia nel Mediterraneo
Di Luca Longo il 19-09-15
Era ancora sulle prime pagine la notizia della scoperta del giacimento gigante di gas individuato da Eni nell'offshore egiziano a fine agosto, che l’amministratore delegato Claudio Descalzi - in una audizione davanti alle commissioni riunite Attività produttive della Camera e Industria del Senato tenutasi il 9 settembre - ha rilanciato annunciando che la maxi scoperta potrebbe riservare altre sorprese.

I primi dati hanno dimostrato che il pozzo Zohr IX - dove è stato trovato il giacimento di classe supergiant più grande del Mare Mediterraneo e forse uno dei più grandi al mondo - offre un potenziale stimato in 850 miliardi di metri cubi di gas (pari 5,5 miliardi di barili di olio equivalente) e un'estensione di circa 100 chilometri quadrati. Il giacimento sembra avere caratteristiche definite “incredibili” dall’AD En nella sua audizione: “non c’è anidride carbonica, non c’è zolfo, è praticamente metano puro che non richiede particolari purificazioni”. Inoltre, si trova già “ad alta pressione, a una temperatura relativamente bassa” e si trova solo a poche decine di km dal centro Eni di Al Gamil per il trattamento del gas. Ma i tecnici Eni hanno trovato indizi che dimostrerebbero come proprio sotto questo giacimento, risalente al Miocene Inferiore, se ne possa trovare un secondo risalente al Cretaceo e di dimensioni ancora non definite.
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