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HPC6, il supercomputer di Eni

Nel corso del 2024, Eni ha accelerato la sua trasformazione tecnologica, mettendo la scienza dei dati e il calcolo ad alte prestazioni al centro della propria strategia industriale.

In un contesto segnato dalla crisi climatica, dall’instabilità geopolitica e dalla corsa globale alla decarbonizzazione, l’azienda italiana (ma ormai globale) ha imboccato con decisione la strada dell’innovazione. Il lancio di HPC6, attualmente uno dei più potenti supercomputer al mondo, segna un punto di svolta: per Eni, il futuro dell’energia non si giocherà più soltanto sulle fonti, ma sulla capacità di processare, simulare e anticipare la complessità.

Nuovi scenari per l’energia nell’età della transizione

Oggi parlare di transizione energetica non significa più solo investire nelle energie rinnovabili. Significa costruire un sistema in grado di reagire a shock geopolitici, di ridurre le emissioni con tecnologie mirate e di garantire accesso all’energia su scala globale. In questo scenario, Eni si propone non tanto come fornitrice di energia, quanto come “architetto” di un nuovo modello energetico.

Il report di sostenibilità Eni for 2024, pubblicato a maggio, racconta una direttrice imboccata dal Gruppo che va oltre i numeri, pure significativi. A fare da quadro a risultati importanti, come il -55% di emissioni nette Scope 1 e 2 nell’upstream rispetto al 2018 (si tratta delle emissioni di gas serra, dirette e indirette, generate dalle attività aziendali nei settori di esplorazione, estrazione, produzione e trasporto dell’energia) e oltre l’80% degli investimenti R&S dedicati a tecnologie low carbon, è un modello di business a medio-lungo termine che poggia su cinque direttrici fondamentali: il raggiungimento della neutralità carbonica entro il 2050; la ricerca e lo sviluppo di soluzioni finalizzate a ridurre l’impatto delle proprie attività, garantendo un uso efficiente delle risorse naturali; la valorizzazione delle competenze interne e l’attenzione alla salute e alla sicurezza delle proprie persone, quale elemento fondamentale per lo sviluppo dell’azienda; lo sviluppo di una rete strategica di collaborazioni, con particolare attenzione alle iniziative locali, soprattutto nelle aree con minor accesso all’energia; lo sviluppo in chiave sostenibile della propria catena del valore, dall’esplorazione, lo  sviluppo, l’ estrazione delle risorse e la commercializzazione dell’energia, coinvolgendo in maniera trasparente e proattiva fornitori e stakeholder.

In questo modello di valorizzazione dei propri asset si inquadra, accanto al processo di digitalizzazione, anche la creazione di società dedicate in grado di accedere autonomamente al mercato, come Eniquantic (dedicata quantum computing) e Plenitude (focalizzata su rinnovabili e servizi integrati), capaci di sviluppare e valorizzare asset industriali grazie anche all’utilizzo di nuove tecnologie, in gran parte proprietarie.

HPC6: dove l’energia incontra il supercalcolo

Il supercomputer HPC6, presentato alla fine del 2024, è il cuore pulsante di questa nuova infrastruttura. Realizzato in collaborazione con HPE (Hewlett Packard Enterprise), sfrutta un’architettura con CPU e GPU combinati in configurazione ibrida, con oltre 3400 nodi di calcolo. Le sue performance, che hanno addirittura superato del 10% le previsioni iniziali, si traducono in oltre 600 milioni di miliardi di operazioni al secondo. Per capire la portata di questi dati, basti pensare che, se ogni persona esistente al mondo facesse una sola operazione al secondo, servirebbero oltre due anni per calcolare quello che HPC6 fa in un singolo secondo.

Il supercomputer HPC6 di Eni, presentato alla fine del 2024 e uno dei più potenti supercalcolatori al mondo.

Il supercomputer HPC6 di Eni, presentato alla fine del 2024 e uno dei più potenti supercalcolatori al mondo.

A cosa serve questo supercalcolatore? Tutta questa potenza di calcolo sarà messa a disposizione del dimensionamento e dell’operatività degli impianti industriali, applicando la fluidodinamica computazionale per ottimizzare lo stoccaggio delle fonti energetiche o per lo sviluppo di batterie più efficienti; per lo studio e lo sviluppo delle scienze climatiche; per ricercare e sviluppare nuovi materiali per applicazioni nella bio-chimica e per trovare nuove soluzioni a problemi complessi, come quelli legati al comportamento del plasma nella fusione a confinamento magnetico (alla base delle centrali a fusione del futuro). Ma non solo. HPC6 sarà anche utilizzato per prevedere il comportamento dei giacimenti, simulare processi industriali e, più avanti, per ottimizzare reti energetiche intelligenti. Ma la sua funzione non è solo tecnica: HPC6 consente a Eni di ridurre incertezza, anticipare scenari e guadagnare velocità nelle decisioni strategiche.

Questo supercalcolatore, però, non lavora da solo. È integrato in un ecosistema digitale fatto di sensori, modelli predittivi, digital twin e piattaforme di machine learning. L’idea è che la sicurezza energetica non dipenda solo dalle risorse, ma dalla capacità di elaborare scenari in tempo reale e prendere decisioni su basi scientifiche aggiornate.

Progetto Ravenna CCS – impianto di cattura della CO2 presso la centrale Eni di trattamento di gas naturale di Casalborsetti (Ravenna). Eni

Progetto Ravenna CCS – impianto di cattura della CO2 presso la centrale Eni di trattamento di gas naturale di Casalborsetti (Ravenna). Eni

Decarbonizzazione: da obiettivo a processo

Eni ha fatto della decarbonizzazione un processo ingegnerizzato. Attraverso Enilive ha raggiunto 1,65 milioni di tonnellate di biocarburanti HVO (biocarburanti di seconda generazione, ottenuti dalla lavorazione di oli vegetali) prodotti nel 2024 e prevede di superare i 5 milioni entro il 2030. A questa linea si affianca lo sviluppo dei carburanti sostenibili per l’aviazione (SAF), mentre la chimica di Versalis è stata riconvertita per produrre polimeri da riciclo e materie prime bio-based, con l’aiuto di simulazioni molecolari e prototipi digitali.

Nel frattempo, i progetti di cattura e stoccaggio della CO₂ – come Ravenna CCS in Italia o HyNet North West di Liverpool Bay nel Regno Unito (per il quale sono stati già assegnati i fondi dal Governo UK dopo la concessione delle dovute autorizzazioni) – iniziano a operare su scala industriale. L’approccio è sempre lo stesso: combinare modellistica avanzata, controllo predittivo e sensoristica evoluta per rendere sostenibile ciò che fino a ieri sembrava solo sperimentale.

Dati, energia e inclusione

Sul fronte dell’accessibilità all’energia, il Gruppo presenta una visione radicalmente nuova, ispirata alla logica delle piattaforme digitali. Plenitude, la società dedicata alle rinnovabili e alla vendita al dettaglio, ha superato i 4 GW di capacità installata e serve oggi oltre 10 milioni di utenti. Ma Eni guarda anche a contesti dove l’energia è ancora un privilegio. In Africa subsahariana sono state realizzate microreti intelligenti, sistemi di clean cooking e impianti idrici digitalizzati che nel 2024 hanno raggiunto oltre due milioni di persone.

L’obiettivo? Creare infrastrutture decentralizzate, capaci di funzionare in modo autonomo, adattarsi ai contesti locali e scalare in modo modulare. L’energia non viene più solo “erogata”, ma abilitata.

L’orizzonte quantistico e il sogno della fusione

Per Eni, il vero salto tecnologico si giocherà su due fronti: il quantum computing e la fusione nucleare. Con la creazione di Eniquantic, la nuova società del gruppo dedicata allo sviluppo del quantum computing, ha avviato la sperimentazione su algoritmi quantistici applicati alla catalisi molecolare (un processo chimico in cui una sostanza, chiamata catalizzatore, modifica la velocità di una reazione chimica senza essere consumata), alla modellazione di nuovi materiali e alla gestione delle reti. Parallelamente, proseguono le collaborazioni con Commonwealth Fusion Systems (la più grande azienda privata al mondo nel settore della fusione, nata come spin-off del MIT), per realizzare e portare sul mercato reattori a fusione a confinamento magnetico, e con l’UK Atomic Energy Authority (UKAEA) per la realizzazione del più  grande impianto di gestione del ciclo del trizio (un isotopo dell’idrogeno utilizzato come combustibile chiave per le future generazioni di reattori a fusione).

Si tratta di progetti industriali in fase di sviluppo, con roadmap definite e applicazioni concrete in vista: è la prova che la transizione non è un punto d’arrivo, ma un processo aperto che richiede visione, rigore tecnico e capacità di scommettere sul lungo periodo.

Una nuova grammatica dell’energia

Il linguaggio con cui si racconta l’energia sta cambiando. Dove prima c’erano barili, pipeline e kilowattora, oggi troviamo dati, algoritmi e simulazioni. Eni sta contribuendo a scrivere questa nuova grammatica, fatta di piattaforme digitali, intelligenza distribuita, ecosistemi modulari e tecnologie abilitanti.

La sfida è profonda e riguarda non solo l’ambiente, ma la cultura industriale. Ripensare l’energia a questo livello significa ripensare il modo in cui progettiamo il nostro rapporto con il mondo fisico. Eni ha scelto di farlo partendo dalla tecnologia.