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    L’innovazione nelle tecnologie per l’energia pulita è in declino

    Gli ultimi due anni hanno registrato un calo nel numero di brevetti registrati per tecnologie pulite, e il possibile taglio di fondi federali alla ricerca e sviluppo potrebbe peggiorare la situazione.

    di Jamie Condliffe

    Negli ultimi due anni abbiamo assistito a un calo nella presentazione di nuove tecnologie green. Questo, almeno, si evince da uno studio condotto dalla Brookings Institution, secondo la quale il numero di brevetti concessi negli Stati Uniti per tecnologie destinate a fonti di energia pulita sarebbero calati rispetto al 2014. Laddove il numero di nuovi brevetti era incrementato nel periodo compreso fra il 2001 e il 2014, gli ultimi due anni hanno registrato un calo del 9 percento (vedi grafico a lato). È possibile esplorare i dati nel dettaglio attraverso un pratico strumento interattivo messo a disposizione dalla Brookings Institution.

    A cosa è dovuta questa inversione di tendenza? Per cominciare, esistono pochi incentivi finanziari volti allo sviluppo di nuove tecnologie per l’energia pulita – grande attenzione viene dedicata ancora a tecnologie rivolte ai consumatori, piuttosto che a nuove tipologie di batterie, pannelli solari, turbine eoliche o reattori nucleari. Mark Muro, senior fellow e policy director della Brookings, sottolinea come questa tendenza possa coincidere anche con il Recovery Act di Obama, un pacchetto di stimoli formulato nel 2009 attraverso il quale erano stati riversati $27 miliardi nelle ricerche rivolte all’efficienza energetica e a fonti di energia rinnovabile.

    In sé, la notizia non sarebbe tanto preoccupante: una riduzione del 9 percento negli ultimi due anni potrebbe semplicemente corrispondere a un cambiamento provvisorio. L’attuale clima politico è la reale fonte di preoccupazioni, vista la proposta dell’amministrazione Trump di applicare pesanti tagli alle ricerche federali e chiudere completamente l’ARPA-E, l’unità del DoE che si occupa dei progetti più ambiziosi e futuristici. Qualora queste proposte dovessero passare, spiega Muro, il declino dell’innovazione potrebbe “scatenare serie preoccupazioni”.

    Senza investimenti federali nella ricerca, è improbabile che il numero di brevetti registrati riprenda a crescere, con conseguenze sulla promozione e diffusione di tecnologie green. In questo caso, difficilmente gli Stati Uniti saprebbero rispettare gli accordi presi a Parigi.

    Come fare a cambiare le cose? Idealmente, come sostenuto recentemente dal nostro editor-in-chief Jason Pontin, il paese dovrebbe continuare a investire in R&D. Realisticamente, però, l’inattività dell’amministrazione Trump potrebbe essere la nostra migliore speranza – poiché permetterebbe al DoE di continuare a investire nella ricerca e garantire l’operatività dell’ARPA-E.

    Muro sostiene che non tutto andrebbe perduto anche se Trump dovesse tagliare i fondi all’innovazione nelle energie pulite. Gli stati potrebbero comunque decidere di promuovere la ricerca presso le loro università e avanzare nella loro crociata ai combustibili fossili, mentre le città potrebbero continuare ad allestire hub di innovazione incentrati attorno allo sviluppo di fonti di energia green. La speranza, è che le persone non smettano di avere nuove idee.

    (MO)

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