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Mentre la ricerca farmaceutica vive un’accelerazione senza precedenti, emerge la questione della trasformazione industriale del settore. Le criticità non sono nei laboratori, ma nelle centrali elettriche, nei bioreattori, nei contratti con i fornitori di energia.

I bioreattori che producono le terapie cellulari di nuova generazione girano ventiquattr’ore su ventiquattro, in ambienti sterili a temperatura controllata, senza tolleranza per interruzioni. Ogni batch può valere milioni di euro. L’energia che li alimenta, negli ultimi sei anni, è diventata imprevedibile nel prezzo e instabile nell’approvvigionamento. Tra il 2019 e il 2025, i prezzi all’ingrosso dell’elettricità in Europa sono più che raddoppiati, con picchi che li hanno triplicati. Il settore farmaceutico ha finora trattato l’energia come un costo di gestione ordinario, ma sta cominciando a capire che è qualcosa di diverso e questa consapevolezza comincia ad affiorare anche nell’agenda del settore.

Il 25 e 26 giugno all’Allianz MiCo di Milano si terrà il WOMA Forum, un forum internazionale che riunisce la leadership di pharma, medtech e life sciences attorno alle grandi scelte scientifiche, industriali e istituzionali che definiranno il futuro della salute, e il tema energetico sarà uno dei nodi di questo primo appuntamento internazionale. Anche perché l’industria corre più forte che mai: nel 2024 la farmaceutica italiana ha chiuso con 56 miliardi di euro di produzione, un record, e un export vicino ai 54. Gli investimenti in R&S sono cresciuti del 27% in un anno, le domande di brevetto sono salite del 33% negli ultimi cinque anni, il doppio della media europea. In Italia, il settore ha investito 4 miliardi di euro nel 2024, 2,3 miliardi in ricerca e sviluppo, 1,7 in impianti ad alta tecnologia.

Questa corsa, nella sua fase di accelerazione, richiede un’infrastruttura che non era stata pensata né per questo ritmo né per l’importanza che il mercato dell’energia si è trovato a ricoprire. Secondo il rapporto Energia per Competere, pubblicato ad aprile 2026 da Edison Next, ENGIE, Renovit e Veolia con il supporto tecnico di Bain & Company Italia e costruito su un campione di 70 aziende e sul confronto con rappresentanti di ministeri e associazioni di categoria, il mercato oggi vale 17 miliardi di euro ma potrebbe arrivare a 39 miliardi entro il 2030, con tassi di crescita annui fino al 18%. Per le imprese i risparmi potenziali si stimano tra 4 e 6 miliardi di euro l’anno.

La dott.ssa Jennifer Doudna. @Christopher Michel

La dott.ssa Jennifer Doudna. @Christopher Michel

Il segmento che rende il problema più visibile è quello delle terapie avanzate, portate alla ribalta negli ultimi anni da menti brillanti, scienziati e scienziate che ne hanno evidenziato le potenzialità. La dott.ssa Jennifer Doudna è una di queste, ha co-sviluppato CRISPR-Cas9 (una tecnologia rivoluzionaria di editing genomico che agisce come forbici molecolari di alta precisione, capace di tagliare e modificare specifiche sequenze di DNA negli organismi viventi) e nel 2020 ha condiviso il Nobel per la Chimica per questa scoperta, aprendo la strada a una generazione di trattamenti che modificano il genoma con una precisione prima impensabile.

Produrre quelle terapie è un’altra cosa rispetto a produrre un farmaco tradizionale. I processi sono personalizzati, spesso paziente per paziente, e ogni fase richiede condizioni ambientali che le produzioni convenzionali non contemplano. Secondo l’Energy Star Program del Dipartimento dell’Energia americano, un impianto farmaceutico è tra i siti industriali più energivori, i sistemi di ventilazione e condizionamento arrivano ad assorbire oltre il 70% del fabbisogno totale di energia di un sito. Un sito dedicato alle terapie geniche può richiedere sensibilmente di più e il mercato di quelle terapie non aspetta che l’infrastruttura energetica si adegui.

Il rapporto di Edison Next segnala però un ritardo di consapevolezza che colpisce anche i settori più avanzati: tra il 40 e il 50% delle aziende industriali italiane si dichiara pronto a investire in efficienza energetica, una percentuale che scende al 30% nel terziario. Nel farmaceutico, dove la dipendenza dall’energia è strutturale e le interruzioni produttive hanno costi altissimi, quella distanza tra potenziale e preparazione pesa parecchio.

L’intelligenza artificiale aggiunge poi un’altra dimensione al problema. Zack Kass, ex responsabile commerciale di OpenAI e advisor di grandi aziende farmaceutiche tra cui Amgen, porterà al WOMA Forum la sua analisi di quello che chiama “The Next RenAIssance” – la trasformazione industriale guidata dall’AI. Nel pharma, i modelli AI stanno accorciando la fase di drug discovery da anni a mesi: screening molecolari che un tempo richiedevano decenni di sperimentazione si completano ora in settimane. Ma i data center che alimentano quei modelli consumeranno, nel corso di questo decennio, quantità di energia che nessuna pianificazione industriale aveva previsto. Accelerare la scoperta significa anche questo.

In questo contesto si inserisce il WOMA, che apre il dibattito il 25 giugno con una serata inaugurale che include una componente dedicata alla ricerca oncologica in partnership con Fondazione AIRC; e prosegue il 26 con la giornata plenaria, un palco unico senza sessioni parallele con grandi nomi da tutto il mondo: i già citati Jennifer Doudna e Zack Kass; Amy Cuddy sulla psicologia del cambiamento e l’ex presidente della Commissione Europea José Manuel Barroso.

La domanda che attraverserà molte conversazioni tra i partecipanti attesi è quella che il settore fatica ancora a formulare con chiarezza: a che condizioni l’Europa può trasformare la sua eccellenza scientifica in produzione industriale competitiva? L’energia è una di quelle condizioni. Non l’unica, ma tra quelle che si possono ancora governare.