
Un modello predittivo sposta la valutazione dal singolo farmaco all’intero percorso di cura, integrando esiti clinici, costi, organizzazione e qualità di vita.
La sclerosi multipla (SM) è una patologia cronica e complessa che impatta in modo profondo non solo sulla salute, ma anche sulla vita sociale, lavorativa e relazionale delle persone che ne sono colpite. In Italia si stimano circa 144.000 persone con SM, con un esordio spesso in età giovane-adulta e una maggiore prevalenza nel sesso femminile. Il decorso clinico è eterogeneo e può includere sintomi fisici, cognitivi ed emotivi che influiscono in modo rilevante sulla qualità della vita.
Nonostante questa variabilità, un aspetto emerge con crescente chiarezza: le decisioni terapeutiche prese nelle fasi iniziali della malattia hanno un impatto determinante sull’evoluzione clinica nel lungo periodo. È in questa fase che si gioca la possibilità di controllare l’attività di malattia e di ridurre il rischio di progressione verso forme più invalidanti.
Dal trattamento alla strategia: il valore del percorso di cura
La forma più frequente di esordio è la SM recidivante-remittente (SM‑RR), caratterizzata da episodi acuti seguiti da remissione clinica. In una quota rilevante di pazienti, questa può evolvere nel tempo verso una forma secondariamente progressiva, associata a un accumulo di disabilità e a una ridotta risposta alle terapie disponibili (per approfondire, vedi le note 1-3 nella sezione “Per approfondire”, in calce all’articolo). Intervenire in modo tempestivo nelle fasi iniziali può ritardare, e in alcuni casi prevenire, questa evoluzione.
Negli ultimi decenni l’armamentario terapeutico si è notevolmente ampliato, includendo trattamenti a bassa o moderata efficacia (LET/MET) e terapie ad alta efficacia (HET) (4). Nella pratica clinica convivono oggi due strategie principali:
- l’approccio progressivo di escalation, che prevede l’inizio con LET/MET e il passaggio a trattamenti più efficaci in caso di risposta inadeguata;
- l’approccio precoce, che consiste nell’utilizzare HET fin dall’inizio (5, 6).

Valutazione dell’impatto delle diverse strategie di trattamento nel ridurre l’attività della SM, stimata attraverso la frequenza delle recidive (Annualized Relapse Rate, ARR) lungo il percorso terapeutico del paziente. Il beneficio complessivo del percorso di cura è proporzionale alla riduzione dell’ARR ottenuta lungo la sequenza terapeutica. Elaborazione grafica degli autori.
Evidenze cliniche e dati di real‑world indicano che l’impiego precoce di HET è associato a un migliore controllo di malattia, a un rallentamento della progressione della disabilità e a un minore accumulo di danno neurologico (7-12). Tuttavia, nella realtà quotidiana, le decisioni terapeutiche non si basano esclusivamente sull’efficacia clinica. Fattori economici, organizzativi e di sostenibilità del sistema sanitario giocano un ruolo rilevante.
Da questa complessità nasce l’esigenza di superare una valutazione centrata sul singolo farmaco e adottare una visione più ampia, focalizzata sull’intero percorso di cura del paziente.
Un modello predittivo per valutare l’intero percorso di cura
Per rispondere a questa esigenza è stato sviluppato un modello predittivo degli esiti di trattamento nella SM, progettato per analizzare e confrontare diversi percorsi terapeutici nel loro insieme. L’elemento distintivo del modello è il cambio di prospettiva: il paziente non è considerato il destinatario di una singola terapia, ma il protagonista di una sequenza di eventi che include diagnosi, follow‑up, monitoraggi clinici, controlli di sicurezza, gestione di eventi avversi e, ove necessario, modifiche terapeutiche.
Nel loro insieme, questi elementi determinano nel tempo non solo gli esiti clinici, ma anche i costi, il carico organizzativo per i servizi sanitari e l’esperienza complessiva del paziente.
Il modello consente di confrontare l’approccio precoce con HET rispetto a percorsi alternativi basati su LET/MET, eventualmente seguiti da escalation. Integra dimensioni cliniche, economiche, organizzative e di qualità della vita ed è stato sviluppato sulla base delle evidenze scientifiche disponibili. La struttura e le assunzioni del modello sono state inoltre validate attraverso il confronto con un panel multidisciplinare di esperti*, provenienti da centri ospedalieri e centri di eccellenza italiani, includendo neurologi e farmacisti ospedalieri.
Come funziona il modello: 4 outcome, ma un solo percorso di cura
Il presupposto di base è che la risposta terapeutica nella SM non sia uniforme. Per questo motivo, i pazienti vengono suddivisi in diversi profili clinici in base alla gravità della malattia alla diagnosi e al livello di rischio prognostico. Per ciascun profilo viene definito il decorso naturale della malattia in assenza di trattamento, che rappresenta il riferimento per valutare l’impatto delle diverse strategie terapeutiche nel tempo.
Il percorso del paziente viene rappresentato come una sequenza di fasi in cui si susseguono decisioni rilevanti: dalla completezza del monitoraggio clinico alla risposta alla terapia, fino all’eventuale adeguamento del trattamento e alla sua modalità di somministrazione.
Dal punto di vista clinico, l’attività di malattia è stimata principalmente attraverso l’Annualized Relapse Rate (ARR) (13). L’efficacia delle diverse classi terapeutiche deriva dalle evidenze di letteratura ed è modulata in funzione dei profili de pazienti e del rischio prognostico. Il beneficio complessivo del percorso di cura è proporzionale alla riduzione dell’ARR ottenuta lungo la sequenza terapeutica.
L’analisi clinica è completata da un indice sintetico che integra l’ARR con altri indicatori rilevanti, come l’attività alla risonanza magnetica, permettendo di tradurre i benefici di breve periodo in una stima dell’impatto sul lungo termine in termini di progressione della disabilità (EDSS).
Accanto agli esiti clinici, il modello valuta la sostenibilità economica complessiva, includendo non solo i costi diretti (farmaci, visite ed esami), ma anche quelli indiretti, legati alla gestione della disabilità, e i costi sociali sostenuti dal sistema e dai caregiver. L’impatto organizzativo è stato invece ricostruito attraverso il confronto con clinici ed esperti del settore, il cui contributo è stato fondamentale per comprendere i requisiti assistenziali e gli impatti concreti associati alle diverse opzioni terapeutiche nella pratica reale. La qualità della vita è infine analizzata in modo multidimensionale, considerando aspetti fisici, sociali ed emotivi, con l’obiettivo di cogliere in maniera più completa gli effetti del percorso di cura sul benessere complessivo del paziente.
Risultati ad oggi
L’applicazione del modello in diversi scenari indica in modo consistente che l’adozione precoce di HET consente un controllo più efficace della SM-RR e una riduzione più significativa della progressione della disabilità nel lungo periodo rispetto ai tradizionali approcci per escalation.
Dal punto di vista clinico, i pazienti trattati fin dalle prime fasi con queste terapie presentano una riduzione più marcata dell’attività di malattia, e una progressione più lenta della disabilità nel tempo.
Questi risultati si riflettono anche sulle altre dimensioni analizzate dal modello. In termini economici, Il modello evidenzia un profilo costo‑beneficio favorevole nel tempo: sebbene l’impiego di HET possa comportare un investimento iniziale più elevato, benefici economici emergono progressivamente grazie alla riduzione dei costi associati alla disabilità e a una gestione più efficiente delle risorse sanitarie.
Anche la qualità della vita beneficia in modo rilevante di un controllo più tempestivo e duraturo della patologia, permettendo un miglioramento non solo sul piano fisico, ma anche su quello sociale ed emotivo, grazie alla maggiore stabilità della malattia e a una più elevata percezione di sicurezza e controllo sul proprio percorso di cura. La disponibilità di diverse modalità di somministrazione contribuisce inoltre a migliorare l’aderenza terapeutica e l’esperienza complessiva del paziente.
Gli esperti coinvolti hanno riconosciuto l’utilità pratica del modello, sottolineandone il potenziale nel supportare decisioni cliniche e di sistema attraverso la simulazione di scenari realistici e la valutazione integrata degli impatti lungo l’intero percorso di cura.
Evoluzioni future: validazione continua e maggiore aderenza al mondo reale
Il modello predittivo è stato concepito come uno strumento dinamico, destinato a evolvere nel tempo insieme alla pratica clinica e alle evidenze disponibili. Le attività future saranno orientate a rafforzare ulteriormente la validazione del modello e ad aumentarne progressivamente l’aderenza alle condizioni del mondo reale.
Sono previste ulteriori attività di confronto con clinici ed esperti del settore, finalizzate ad affinare input, assunzioni e outcome simulati rispetto all’esperienza clinica quotidiana. Parallelamente, il modello potrà essere progressivamente arricchito con dati sempre più vicini al real‑world, integrando nuove evidenze osservazionali e informazioni cliniche, organizzative ed economiche man mano disponibili.
Questo percorso mira a consolidare il modello come uno strumento robusto, aggiornabile e rilevante, in grado di supportare in modo sempre più efficace le decisioni cliniche e di sistema nella gestione della SM.
* Esperti del panel multidiscliplinare: Prof. Pietro Iaffaldano (Professore Associato presso Università “Aldo Moro” di Bari e Neurologo presso il Centro Sclerosi Multipla dell’Unità Operativa di Neurologia “Amaducci” del Policlinico di Bari); Dott. Nicola De Rossi (Neurologo- USD Neurologia, ASST – Spedali Civili Brescia, P.O. Montichiari – Centro di Riferimento Regionale della Sclerosi Multipla); Dott. Andrea Surcinelli (Neurologo presso Centro Sclerosi Multipla e Malattie Neurodegenerative, Dipartimento di Neuroscienze, Ospedale Santa Maria delle Croci, AUSL Romagna, Ravenna); Dott.ssa Simona Toscano (Neurologa presso il Centro Sclerosi Multipla – U.O.C. Neurologia – ARNAS Garibaldi di Catania); Dott.ssa Ilaria Uomo (Farmacista Direttore FF, Azienda Sanitaria Provinciale Di Palermo, Dipartimento Interaziendale Farmaceutico, UOC Integrazione Farmaceutica HT).
Serena Gaballo è PR & HEOR Manager in Novartis Italia; Paolo Raineri è Innovation & Services Manager Neuroscience in Novartis Italia, docente di Open Innovation, AI e Data driven business; Linda Ollino è Sr Consultant, Consulting and Analytics IQVIA; Maria Giovanna Taccogna è Analyst, Consulting and Analytics IQVIA.
Content ID: FA-1893435 – Data di produzione: 11/06/2026
Per approfondire
- Garbarino S, et al. A data-driven model of disability progression in progressive multiple sclerosis. Brain Commun. 2024 Dec 3;7(1):fcae434.
- Boutitah-Benyaich I, et al. Multiple sclerosis: molecular pathogenesis and therapeutic intervention. Signal Transduct Target Ther. 2025 Oct 2;10(1):324.
- Lublin FD, et al. Defining the clinical course of multiple sclerosis: the 2013 revisions. Neurology. 2014 Jul 15;83(3):278-86.
- Yamamura T. Time to reconsider the classification of multiple sclerosis. Lancet Neurol. 2023 Jan;22(1):6-8.
- Selmaj K, et al. Multiple sclerosis: time for early treatment with high-efficacy drugs. J Neurol. 2024 Jan;271(1):105-115.
- Oreja-Guevara C, et al. Beyond lines of treatment: embracing early high-efficacy disease-modifying treatments for multiple sclerosis management. Ther Adv Neurol Disord. 2024 Oct 16;17:17562864241284372. doi: 10.1177/17562864241284372.
- Iaquinto S, et al. From diagnosis to treatment: patterns in disease-modifying therapy initiation in multiple sclerosis. Ther Adv Neurol Disord. 2025 Dec 5;18:17562864251398472. doi: 10.1177/17562864251398472.
- He A, et al. Timing of high-efficacy therapy for multiple sclerosis: a retrospective observational cohort study. Lancet Neurol. 2020 Apr;19(4):307-316.
- Alroughani R, et al. Treatment outcomes of high-efficacy disease-modifying therapies in patients with relapsing-remitting multiple sclerosis: A longitudinal observational study. Mult Scler Relat Disord. 2026 Apr;108:107024.
- Iaffaldano P, et al. Long-term disability trajectories in relapsing multiple sclerosis patients treated with early intensive or escalation treatment strategies. Ther Adv Neurol Disord. 2021 May 31;14:17562864211019574.
- Spelman T, et al. Treatment Escalation vs Immediate Initiation of Highly Effective Treatment for Patients With Relapsing-Remitting Multiple Sclerosis: Data From 2 Different National Strategies. JAMA Neurol. 2021 Oct 1;78(10):1197-1204.
- Ziccardi S, et al. Real-world effectiveness and safety of ofatumumab in multiple sclerosis: a longitudinal study integrating clinical, cognitive, and MRI outcomes. Ther Adv Neurol Disord. 2026 Apr 7;19:17562864261434351
- Guarnaschelli MF, et al. Early use of high-efficacy disease-modifying therapies reduces the risk of progression independent of relapse and MRI activity in patients with relapsing-remitting multiple sclerosis. Mult Scler. 2026 Apr 29:13524585261442036. doi: 10.1177/13524585261442036.
- Stellmann JP, et al. Placebo cohorts in phase-3 MS treatment trials – predictors for on-trial disease activity 1990-2010 based on a meta-analysis and individual case data. PLoS One. 2012;7(11):e50347.





