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Edison

Lorenzo Mottura spiega la strategia di Edison per accelerare la decarbonizzazione e rafforzare la sicurezza e autonomia del sistema energetico, generando benefici economici ed occupazionali per le filiere nazionali.

La transizione energetica non è soltanto un obiettivo ambientale, ma un passaggio strategico che ridefinirà l’industria europea nei prossimi decenni. Per affrontarla, serve un approccio che combini ricerca tecnologica, visione industriale e capacità di integrazione sistemica. Edison, tra i principali player energetici italiani, ha scelto di muoversi lungo questa traiettoria con una prospettiva neutrale e orientata alla scalabilità delle soluzioni.

In questa intervista a MIT Technology Review Italia, Lorenzo Mottura, Direttore Strategy, Corporate Development & Innovation, spiega come innovazione, digitalizzazione e nuove tecnologie – dal nucleare modulare ai sistemi di accumulo – possano accelerare la decarbonizzazione, rafforzare la competitività e aumentare la resilienza del sistema energetico.

Lorenzo Mottura, Direttore Strategy, Corporate Development & Innovation Edison

Lorenzo Mottura, Direttore Strategy, Corporate Development & Innovation Edison

Per Edison la transizione energetica è al fulcro della strategia: tecnologia e innovazione quali opportunità aprono e in che modo supportano gli obiettivi di decarbonizzazione?

La transizione energetica non è solo una sfida ambientale, ma anche una grande opportunità per ridisegnare e rilanciare l’industria europea e incrementare l’autonomia energetica, la competitività e la sostenibilità. In questo processo, l’innovazione tecnologica si rivela il principale abilitatore, poiché consente non solo di sviluppare soluzioni nuove, ma anche di integrare in modo sinergico tecnologie esistenti in modelli industriali capaci di sostenere l’evoluzione del sistema. Il nostro è un approccio neutrale e sistemico all’esplorazione e allo sviluppo di nuove tecnologie, che tiene conto della loro efficacia, scalabilità e integrazione all’interno del sistema energetico attuale.

Questi criteri portano all’identificazione di una visione programmatica industriale, in grado di indirizzare le scelte necessarie a ottenere il mix ottimale di tecnologie, per accrescere i benefici economici e occupazionali nel rispetto degli obiettivi climatici al 2030 e al 2050.

Poiché la transizione si sviluppa su un arco temporale di decenni, è fondamentale programmare adeguatamente i passi da compiere. Ciò significa garantire un mix energetico equilibrato e in evoluzione, coordinando lo sviluppo delle rinnovabili con sistemi di accumulo, servizi di flessibilità, efficienza dei consumi e potenziamento delle reti. Al tempo stesso, è importante mantenere una quota di energia programmabile nel lungo periodo, grazie al nuovo nucleare e ai termoelettrici di ultima generazione dotati di tecnologie di cattura della CO₂.

Solo un approccio sistemico e neutrale consente di costruire un percorso sicuro, efficiente e coerente con l’obiettivo della neutralità climatica.

Affinché sia efficace, la transizione energetica richiede la concorrenza di più soluzioni tecnologiche. Dal vostro punto di vista, quali sono le tecnologie più promettenti e quali ritenete siano più scalabili?

Secondo gli scenari che abbiamo elaborato, al 2050 il mix elettrico ottimale prevede che il 75-80% del fabbisogno nazionale sia coperto da fonti rinnovabili – fotovoltaico, eolico e idroelettrico – mentre la quota restante dovrà provenire da fonti programmabili. Questo approccio permette infatti di contenere i costi complessivi del sistema, a beneficio della competitività del Paese.

In questa fase di transizione il gas mantiene un ruolo rilevante, anche grazie alla progressiva decarbonizzazione attraverso l’impiego di green gas e delle tecnologie di cattura e stoccaggio della CO₂. Guardando al futuro, invece, il nuovo nucleare diventa un elemento chiave: non solo per rafforzare l’autonomia energetica, ma anche per costruire un progetto industriale europeo condiviso, capace di generare benefici economici e occupazionali nei Paesi che vi parteciperanno.

Il nucleare, tra le tecnologie a più basse emissioni di CO₂ lungo l’intero ciclo di vita, assicura un ridotto consumo di suolo rispetto ad altre fonti e garantisce la programmabilità necessaria a compensare l’intermittenza delle rinnovabili. Dal punto di vista energetico, contribuisce a ridurre i costi complessivi della transizione: affiancato alle rinnovabili, limita infatti il fabbisogno di nuove infrastrutture di trasmissione, distribuzione e stoccaggio, i cui oneri hanno ricadute a livello di sistema. Inoltre, la disponibilità di una fonte stabile e programmabile come il nucleare riduce la dipendenza dal gas naturale, attenua la volatilità dei prezzi e accresce la resilienza del sistema energetico di fronte alle dinamiche geopolitiche.

Una menzione particolare meritano gli Small Modular Reactors (SMR), che rappresentano un’evoluzione significativa: impianti compatti, sicuri e flessibili, in grado di produrre non solo energia elettrica, ma anche calore e idrogeno. Questo li rende particolarmente adatti a servire i distretti industriali energivori hard to abate e i territori che richiedono soluzioni integrate.

Il nucleare costituisce inoltre un’occasione strategica per rafforzare la sovranità tecnologica ed energetica del Paese, fungendo da volano per lo sviluppo industriale e coinvolgendo in modo esteso la supply chain nazionale. L’Italia può inserirsi in un quadro di cooperazione europea sul nucleare che, oltre a condividere infrastrutture e competenze lungo l’intero ciclo del combustibile, offre vantaggi concreti in termini di indipendenza tecnologica, riduzione dei costi e accettabilità sociale.

Essere parte attiva in questo processo significherebbe posizionare l’Italia come attore di primo piano nello sviluppo delle nuove tecnologie nucleari europee, con benefici non solo a livello nazionale, ma anche in chiave export: la filiera italiana potrebbe infatti contribuire in maniera significativa alle catene del valore degli SMR e degli AMR. Secondo le nostre stime, il nuovo nucleare – con una quota pari al 10% del mix energetico nazionale – potrà generare al 2050 un impatto economico complessivo superiore a 50 miliardi di euro (pari a circa il 2,5% del PIL del 2023), di cui la gran parte a favore della filiera industriale italiana, con la creazione di fino a 117.000 posti di lavoro, diretti e indiretti.

Quali tecnologie avranno maggiore impatto nella riduzione delle emissioni da qui al 2030?

Se guardiamo al 2030, quindi a un orizzonte temporale ravvicinato, è necessario continuare ad accelerare sulle rinnovabili, eolico e solare in particolare, per accrescere la quota di produzione elettrica decarbonizzata. Allo stesso tempo, però, crescendo le fonti intermittenti, sempre nel breve periodo è urgente programmare e mettere a terra gli strumenti di stoccaggio dell’energia, ossia le batterie e i pompaggi idroelettrici. Due tecnologie molto diverse tra loro per tempi di installazione e servizi offerti: le batterie elettrochimiche si comprano in Asia, vengono realizzate in tempi brevi e hanno una vita utile di circa 10 anni e una capacità di rilascio dell’energia accumulata per un range variabile di poche ore, funzionale a fornire servizi di bilanciamento e regolazione della frequenza della rete elettrica nazionale.

La centrale termoelettrica di Marghera Levante (Ve). Edison

La centrale termoelettrica di Marghera Levante (Ve). Edison

I pompaggi, d’altra parte, si basano su una tecnologia italiana ed europea poco esposta a materie prime critiche (come litio e cobalto), che assicura quindi una maggiore sicurezza strategica, con una vita utile di almeno 50 anni. Non solo, i pompaggi hanno la capacità di assorbire ed erogare grandi volumi di energia elettrica per diverse ore, contribuendo alla gestione strutturale dei carichi, spostando la produzione rinnovabile nei momenti oggi non altrimenti coperti (time-shifting giornaliero o multi-giornaliero). Inoltre, potrebbero ricoprire anche un’importante funzione di gestione e conservazione dell’acqua a garanzia di una maggiore adattabilità e resilienza davanti ai cambiamenti climatici. Una tecnologia, quella dei pompaggi idroelettrici, che avrebbe l’effetto di generare significative ricadute per il sistema-Paese e che uno studio congiunto Ambrosetti e Edison quantifica in circa 110 miliardi di euro.

In attesa di sviluppare il nuovo nucleare, se ci saranno le condizioni, per la sicurezza del sistema elettrico italiano che è fortemente incentrato sulla produzione a gas, è inoltre indispensabile mantenere una quota di energia programmabile attraverso le centrali termoelettriche. Noi di Edison abbiamo recentemente realizzato oltre 1,5 GW di cicli combinati di ultima generazione, che sono tra i più efficienti al mondo. E’ una tecnologia che può sostituire gli impianti meno performanti e che in futuro, come già sottolineato, può essere decarbonizzata grazie ai green gas o grazie alla cattura e stoccaggio dell’anidride carbonica.

Un altro importante capitolo riguarda l’elettrificazione dei consumi finali e industriali. E’ necessario rendere sempre più conveniente il passaggio a questo tipo di soluzioni, sia che si parli riscaldamento/raffrescamento che di mobilità. C’è molto spazio per le soluzioni di efficienza energetica che monitorano e ottimizzano i consumi.

Altro capitolo è quello dei green gas, come idrogeno e biometano. La sfida è riuscire a accrescere la loro disponibilità a prezzi sempre più competitivi, sviluppando le relative infrastrutture vicino ai centri di consumo.

Guardando alla mobilità pesante o a quella marittima, dove le soluzioni di elettrificazione appaiono oggi più distanti, l’impiego di gas come il GNL concorre a livello di sistema agli obiettivi di decarbonizzazione nel rispetto dei regolamenti dell’Organizzazione Marittima Internazionale (IMO).

Tra intelligenza artificiale, sensoristica e robotica, Edison ha già avviato progetti di monitoraggio avanzato e ottimizzazione dei propri impianti. Qual è la vostra visione sul ruolo dei digital twin e delle tecnologie predittive nel rendere il sistema energetico più resiliente e performante?

Le tecnologie digitali rappresentano una dimensione trasversale e abilitante della transizione energetica. Strumenti come l’AI sono in grado di supportare il ritmo di crescita della produzione rinnovabile, oltre ad essere uno strumento efficiente per scalare la transizione energetica in maniera sostenibile, anche dal punto di vista economico.

La strategia di Edison nell’innovazione passa attraverso un costante scouting delle nuove tecnologie per la transizione energetica e l’esplorazione di nuovi modelli di business, guardando ovviamente alle opportunità offerte dalle tecnologie digitali innovative, come l’Artificial Intelligence, che la società applica in maniera estensiva nei propri progetti.

Edison

Addetti impegnati nell’attività di controllo e monitoraggio dell’impianto eolico di Troia. Edison

Affinché l’innovazione sia rapida e produttiva, Edison promuove un modello di Open Innovation attraverso lo sviluppo di un ecosistema di partner affidabili (università, acceleratori, startup, corporate, fondi di investimento) con cui esplora, testa e sviluppa nuove soluzioni, integrando di volta in volta il patrimonio di competenze necessario per lo sviluppo dei progetti, in un costante meccanismo di mutuo arricchimento e crescita. La prospettiva è sempre concreta e volta al miglioramento continuo della qualità dei servizi offerti ai clienti, al funzionamento efficiente e sostenibile dei propri impianti di produzione di energia, oltre all’ottimizzazione dei processi interni e la costante ricerca di soluzioni che rendano l’ambiente di lavoro soddisfacente e a misura d’uomo.

In Edison abbiamo già sperimentato l’utilizzo dei digital twin negli impianti di produzione per ottimizzarne la gestione, migliorare l’efficienza operativa e pianificare la manutenzione in modo predittivo. Questo approccio consente di massimizzare la disponibilità degli impianti e di ridurre i costi, aumentando al contempo la produzione da fonti rinnovabili e la resilienza del sistema.
L’intelligenza artificiale è per noi uno strumento fondamentale per gestire la crescente complessità del sistema energetico. Grazie a modelli di machine learning, siamo in grado di prevedere la produzione di energia da fonti intermittenti come eolico e fotovoltaico, ottimizzare i flussi di energia e garantire maggiore affidabilità nelle previsioni di domanda e offerta.
A ciò si aggiungono la sensoristica avanzata e le tecnologie di automazione, dai droni ai robot, che ci consentono di monitorare in tempo reale gli impianti, intervenire in condizioni difficili e ampliare la gamma di dati a disposizione dei nostri algoritmi predittivi, oltre a rendere più scalabile l’offerta commerciale. Si tratta di strumenti che non solo migliorano la sicurezza e la sostenibilità delle operazioni, ma abilitano nuovi modelli di gestione energetica su scala territoriale. Siamo convinti che la digitalizzazione sia la vera infrastruttura invisibile della transizione: senza gli strumenti appena descritti, sarebbe impossibile scalare in modo sostenibile il ritmo della trasformazione in atto.