A tutta voce

Grazie alle tecnologie basate sulla Intelligenza Artificiale, le caratteristiche morfologiche e comportamentali delle persone, con riferimento particolare alla espressione vocale, stanno tornando al centro delle modalità di identificazione, anche se non mancano i problemi connessi alla privacy e a eventuali criteri discriminanti.

di Giordano Ventura 11-06-21
Una volta la classica parola d’ordine si basava sui contenuti, per quanto ovviamente imprevedibili e paradossali. Oggi alle esigenza di identificazione, per accedere a servizi digitali o per attivare molte diffuse strumentazioni tecnologiche o semplicemente per aprire il portone di casa, si corrisponde digitando più o meno complicati codici alfanumerici.

Da qualche anno, però, la persona, con le caratteristiche morfologiche e comportamentali che la contraddistinguono, sta tornando al centro delle modalità di autenticazione, privilegiando la concretezza corporea rispetto alle sue tradizionali rappresentazioni simboliche, come una firma o una sigla.

È questo il caso del riconoscimento biometrico, che si basa sull’analisi e la comparazione dei tratti individuali, come la voce, le impronte digitali o i parametri facciali. Tuttavia, dal punto di vista della sicurezza, non tutte le biometrie sono ugualmente funzionali e affidabili. In particolare il riconoscimento delle impronte digitali e il riconoscimento facciale presentano non trascurabili aspetti di rischio e di precarietà.

Le impronte digitali sono da tempo utilizzate per identificare le persone, soprattutto in campo giudiziario, ma oggi si stanno diffondendo anche nella vita quotidiana: con un dito sblocchiamo lo smartphone o accediamo a servizi riservati in ambito bancario. Pratica e rapida, questa soluzione non è però esente da rischi. I lettori rivolti al mercato consumer, infatti, solitamente immagazzinano solo una parte dell’impronta e la confrontano con un’altra impronta parziale. Di conseguenza, è piuttosto facile creare impronte false in grado di confondere il sistema.

Il riconoscimento facciale sta prendendo sempre più piede nei controlli di accesso alle grandi infrastrutture, in particolare quelle aereoportuali, e molti prevedono che, rendendo obsoleti titoli di viaggio, carte d’identità e passaporti, sarà in grado di ridurre code e tempi di attesa.

Il suo utilizzo apre però questioni importanti in termini di privacy. La Commissione Europea ha recentemente annunciato una stretta nei confronti del riconoscimento facciale, quando utilizzato in luoghi accessibili al pubblico, poiché potrebbe violare il diritto alla riservatezza personale e famigliare, consentendo inoltre forme più o meno manifeste di discriminazione.

Al contrario, il riconoscimento vocale presenta significativi vantaggi in termini sia di sicurezza ia di riservatezza. Oggi la voce può essere usata per aprire porte o disattivare antifurti, ma anche per accedere a servizi che richiedono un alto livello di controllo, per esempio in ambito bancario, assicurativo o sanitario.

Inoltre, la biometria vocale presenta un vantaggio fondamentale: nessuna informazione viene memorizzata o conservata sui dispositivi mobili, a differenza di quanto accade in altre forme di autenticazione biometrica, come quella facciale, che richiede di scattare una fotografia o effettuare una registrazione. Infine, la voce umana è anche molto più complessa da imitare rispetto a un’impronta digitale.

Da questo punto di vista, «la biometria vocale viene considerata da molti la procedura di autenticazione più sicura, accettabile per l’utente ed economicamente interessante per le aziende, anche perché utilizzabile in remoto via telefono, senza necessita di apparecchiature aggiuntive». Lo ha sottolineato un esperto addetto ai lavori come Piergiorgio Vittori, responsabile regionale di Spitch, azienda svizzera con presenza globale, fornitrice di soluzioni di communication automation, orientate a migliorare la customer satisfaction.

In effetti, ha aggiunto Vittori, «i pregiudizi in materia di privacy e sicurezza non hanno ragione d’essere se i dati biometrici sono condivisi con aziende affidabili, che possono contare su validi strumenti tecnologici e su un solido impianto di sicurezza».

(gv)