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ChatGPT/MIT TR IT

Le tecnologie avanzate ridefiniscono il lavoro e la formazione: ManpowerGroup analizza la transizione e rilancia il percorso verso The Exchange 2026.

Una trasformazione in atto, tra accelerazione digitale e criticità sistemiche

L’Europa ha ormai varcato la soglia dell’adozione diffusa dell’intelligenza artificiale. Secondo i dati Eurostat 2024, oltre il 13% delle imprese dell’Unione Europea ha già implementato almeno una tecnologia AI. Si tratta di una crescita significativa rispetto all’anno precedente, ma che riflette ancora una profonda disomogeneità tra piccole imprese e grandi organizzazioni. Parallelamente, McKinsey stima che una strategia compiuta di adozione dell’AI potrebbe determinare un aumento della produttività del lavoro europea fino al 3% annuo entro il 2030.

Tuttavia, i numeri, pur eloquenti, restituiscono solo una parte della complessità. L’introduzione dell’AI nei sistemi produttivi e gestionali richiede non solo infrastrutture, ma anche cultura tecnologica, visione strategica e, soprattutto, capitale umano preparato. È in questo spazio di tensione tra potenziale e realizzazione che si colloca il lavoro di Experis (brand di ManpowerGroup e provider IT di soluzioni applicative, consulenza, resourcing e formazione) che, attraverso due studi — “CIO Outlook 2025” e “Career in AI” — prova a leggere con rigore le dinamiche in atto.

“L’aumento della complessità tecnologica rende essenziale investire nella formazione continua affinché le organizzazioni possano contare su risorse con le competenze adatte a integrare correttamente le nuove tecnologie nei processi.” dichiara Salvatore Basile, Direttore di Experis Italia.

“I dati sulla cybersecurity – continua Basile – mostrano come disporre di strumenti avanzati non ne garantisca automaticamente un utilizzo efficace: l’impiego di risorse specializzate diventa fondamentale, così come trovare un equilibrio tra investimenti in competenze e accelerazione tecnologica delle piattaforme, una delle sfide più rilevanti. La formazione si conferma, quindi, una leva importante insieme alla collaborazione con realtà specializzate che possono fornire un supporto flessibile e su misura rispetto alla dinamica delle necessità legate all’adozione di soluzioni sempre più innovative.”

AI e cybersecurity: la visione dei leader IT

Dalle oltre 1.390 interviste a CIO, CTO e decisori IT raccolte nei nove paesi analizzati nel report “CIO Outlook”, emerge una convergenza su alcune priorità chiave. La cybersecurity, in particolare, si impone come tema dominante: a fronte di spese globali legate ai crimini informatici che nel 2024 hanno raggiunto i 9.500 miliardi di dollari — una cifra che, tradotta in PIL, collocherebbe la criminalità digitale al terzo posto tra le economie mondiali — l’86% dei CIO italiani prevede un aumento degli investimenti nella sicurezza informatica.

Accanto alla sicurezza, l’intelligenza artificiale continua a esercitare una forza di attrazione ambivalente. Se da un lato il 47% dei CIO italiani è convinto che l’AI cambierà radicalmente ogni aspetto del business, dall’altro permane una diffusa incertezza circa il reale impatto sul medio periodo. Solo una minoranza significativa ha già definito strategie di rischio mature o ha visto una corretta implementazione degli strumenti da parte del personale.

In Italia, però, il clima sembra più favorevole alla trasformazione: i leader tecnologici mostrano una propensione superiore alla media europea nel sostenere le tecnologie emergenti e nell’integrare dispositivi e soluzioni basate sull’AI nei processi aziendali. Questo dato, se letto insieme all’alta attenzione all’IoT e al cloud computing, restituisce l’immagine di un ecosistema pronto, ma non ancora completo.

La sfida delle competenze: un deficit che frena l’innovazione

Uno dei nodi centrali che attraversa entrambi gli studi è quello del talent shortage. Secondo il “CIO Outlook”, il 76% delle aziende globali e ben il 78% di quelle italiane segnalano una difficoltà crescente nel reperire figure professionali con le competenze adeguate. Questo mismatch tra domanda e offerta si aggrava in settori ad alta specializzazione, come lo sviluppo AI, la cybersecurity e l’analisi dei dati.

Il problema, tuttavia, non riguarda soltanto il mercato del lavoro, ma investe anche la formazione. Le università faticano a tenere il passo con l’evoluzione delle tecnologie, mentre solo il 28% delle aziende dichiara di avere programmi di aggiornamento continui per i propri team IT. Eppure, è proprio attraverso la formazione sul campo e i percorsi di aggiornamento che le aziende possono acquisire le competenze necessarie per sostenere l’innovazione. Lo afferma il 42% dei lavoratori intervistati, che individuano nella formazione interna un canale privilegiato di apprendimento, subito dopo l’esperienza diretta.

Nel report “Career in AI”, l’attenzione si sposta sul rapporto tra individui e sistemi intelligenti. Le aziende, da un lato, accettano sempre di più l’uso dell’AI anche nei processi di selezione — l’85% si dice favorevole a candidati che utilizzano AI per personalizzare CV e lettere motivazionali — ma, dall’altro, riconoscono i limiti strutturali della tecnologia. Secondo un terzo delle imprese intervistate, l’AI non potrà mai sostituire alcune competenze profondamente umane, come il giudizio etico, la capacità relazionale o la creatività. Si tratta, in altre parole, di un’intelligenza complementare, e non sostitutiva.

Un percorso strutturato: dal confronto ai territori verso The Exchange 2026

Il lavoro analitico di ManpowerGroup Italia si inserisce in un percorso più ampio che prende forma lungo l’intero anno e che culmina nell’evento annuale The Exchange.

Nel corso del 2024 e dei primi mesi del 2025, ManpowerGroup ha costruito un roadshow nazionale che ha toccato diverse città italiane — da Trieste a Napoli, da Roma a Torino — proponendo momenti di confronto aperti tra aziende, esperti di innovazione, giovani professionisti e rappresentanti del mondo della formazione. L’AI è stato il perno attorno al quale si sono articolati questi incontri, ma è stata costantemente letta attraverso il prisma dell’organizzazione del lavoro, del benessere e della sostenibilità sociale.

Un evento che ha messo al centro la Generazione Z, esplorando non solo le aspettative di chi entra oggi nel mondo del lavoro, ma anche la responsabilità delle imprese nel costruire ambienti inclusivi, tecnologicamente avanzati e coerenti con i valori emergenti.

L’edizione 2026 è già in preparazione e sarà l’occasione per misurare il passo con cui aziende, istituzioni e professionisti stanno attraversando — o subendo — questa transizione. Il tour di avvicinamento all’evento annuale ripartirà a ottobre e toccherà diverse città italiane per approfondire le tematiche più sentite nei territori relativamente a questi trend.

Un equilibrio da riscrivere

Alla luce dei dati, emerge una verità sempre più evidente: non è la sola tecnologia a determinare il futuro del lavoro, ma la capacità di governarla, adattarla e integrarla in modo consapevole. Gli studi realizzati da Experis e il progetto The Exchange dimostrano che esiste un modo per coniugare trasformazione tecnologica e centralità umana. Ma richiede scelte strategiche, investimenti in capitale umano e un orizzonte temporale che superi la logica dell’urgenza.

Il 2026 sarà un banco di prova importante. Perché il futuro del lavoro non si scrive solo nei report o nei codici, ma nelle politiche che adottiamo oggi, nelle competenze che decidiamo di coltivare e, soprattutto, nelle persone che scegliamo di ascoltare.