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Aeroporto di Torino

Il futuro della robotica non è più confinato ai laboratori di ricerca o alle demo da fiera tecnologica: sta prendendo forma negli aeroporti, nelle città, nei magazzini e persino negli ospedali.

Lo scorso 15 luglio, l’Aeroporto di Torino ha ospitato la prima sperimentazione su larga scala del progetto RoboAPP, iniziativa guidata dall’Università degli Studi di Torino all’interno del partenariato NODES – Nord Ovest Digitale e Sostenibile, progetto cofinanziato con fondi PNRR. Una piattaforma distribuita di robot mobili autonomi (AMR), intelligenza artificiale pervasiva e modelli linguistici leggeri (Small Language Model, SLM) ha dimostrato come la robotica possa integrarsi nei processi operativi di uno spazio pubblico ad alta complessità come un aeroporto internazionale.

Il caso d’uso ha affrontato una problematica concreta: l’affollamento disordinato dei passeggeri presso le aree di imbarco, causato da priorità diverse tra compagnie, gate congestionati e variazioni operative. Problemi che impattano negativamente su puntualità, efficienza e percezione della qualità del servizio.

Attraverso sensori visivi distribuiti, moduli di intelligenza a bordo dei robot e una logica di edge computing, con la sperimentazione del Proof of Concept RoboAPP NODES il team di progetto è stato in grado di monitorare in tempo reale la densità dei passeggeri, identificare anomalie nei comportamenti, classificare le situazioni in base alla criticità, generare alert autonomamente e proporre azioni coordinate. Un sistema di consenso tra agenti intelligenti ha consentito di prendere decisioni collettive, come l’invio di notifiche al personale aeroportuale o l’attivazione di messaggi informativi, migliorando la gestione dei flussi senza necessità di interventi centralizzati.

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Nel contesto di un gate di imbarco per un volo nazionale e uno internazionale, il sistema ha dimostrato di potersi adattare anche alle complesse logiche di boarding, in un ambiente ad alta variabilità, dove il rumore, i bagagli, la segnaletica e l’imprevedibilità del comportamento umano rappresentano ancora oggi un ostacolo per molte tecnologie autonome.

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Una visione sistemica: dalla sperimentazione ai nuovi modelli urbani

Il 18 luglio presso l’Aeroporto di Torino, è stato un evento di restituzione e presentazione dei risultati del progetto da parte dei partner direttamente coinvolti nello sviluppo del PoC RoboAPP,  intitolato “The Future of AI Applied to Robotics – RoboAPP”. L’intera sessione è stata moderata da Paola Pisano, Professoressa Ordinaria dell’Università degli Studi di Torino e capofila scientifica del progetto RoboAPP, affiancata da Massimo Pescarollo, dottorando dell’Università degli Studi di Torino impegnato sul progetto NODES.

Tra i partner del progetto hanno preso parte alla tavola rotonda: Andrea Basso, Managing Director di MITO Tech Ventures; Ferruccio Damiani, Professore all’Università degli Studi di Torino; Dario Malerba, Head of Venture Growth di Opinno; Francesco Gallo, Head of Business Unit di EURIX e Edoardo Campisi, Transportation Consultant presso Decisio Italia.

Allo stesso tempo, l’incontro ha rappresentato un’occasione di confronto allargata con rappresentanti di enti di ricerca, pubbliche amministrazioni e imprese, tra cui: Elena Deambrogio, Head of Smart City and EU Projects per il Comune di Torino; Enrico Cattaneo, Editor in Chief di MIT Technology Review Italia; Maurizio Arnone, Responsabile Future Cities and Communities presso Fondazione LINKS; Daniele Pucci, Research Director dell’Istituto Italiano di Tecnologia; Emanuele Rossetti, CEO di Makr Shakr (Carlo Ratti Associati); Lorenzo Sabaini, Product Manager di ALBA Robots; Paolo Brizzi, Digital Factory Program Manager al Competence Industry Manufacturing Center 4.0; e Marco Lattuada, Senior Artificial Intelligence Tools Design Engineer presso STMicroelectronics.

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L’evento è stata una occasione di confronto che ha messo in luce le implicazioni sistemiche di questo approccio. La robotica distribuita non è solo una risposta tecnologica a problemi operativi: è un’infrastruttura cognitiva che può essere applicata in ambiti come smart city, sanità pubblica, logistica urbana e grandi eventi. Uno dei principali driver è la crescente domanda di automazione da parte degli e-commerce e della logistica urbana, con la necessità di migliorare la sicurezza degli operatori umani, ridurre i costi e aumentare la reattività della supply chain. La combinazione di computer vision, modelli linguistici di piccola scala e agenti autonomi consente una granularità di intervento prima impensabile.

I partecipanti hanno evidenziato come questi sistemi possono funzionare anche in ambienti altamente dinamici, come stazioni ferroviarie, poli fieristici, centri commerciali e ospedali, purché si superino alcune barriere chiave: il costo iniziale, la scarsa interoperabilità con infrastrutture esistenti, la difficoltà di navigazione in spazi pubblici e la limitata autonomia operativa dei robot. L’adozione è frenata anche da sfide legate alla privacy, alla sicurezza informatica e alla necessità di un supporto tecnico avanzato per manutenzione e aggiornamento.

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Uno scenario in rapida evoluzione: i robot umanoidi quale interfaccia del futuro

Parlando di prospettive future, durante la discussione è emerso chiaramente che se gli AMR sono i “muscoli” della nuova automazione, i robot umanoidi rappresentano il volto — letteralmente — della prossima rivoluzione. La loro crescita è alimentata dalla convergenza tra robotica, AI generativa, hardware avanzato e linguaggio naturale. In prima linea, aziende come Nvidia, Figure AI e Tesla stanno trasformando quello che fino a pochi anni fa era un esperimento da laboratorio in piattaforme operative per interazione sociale.

Secondo quanto riportato da Il Sole 24 Ore (“La robotica è un’opportunità multimiliardaria secondo Nvidia”, 2024), la società di Jensen Huang sta investendo massicciamente in soluzioni come Jetson Thor, un superchip progettato per alimentare i futuri umanoidi, con capacità di visione, locomozione, linguaggio e calcolo ad alte prestazioni. Il CEO di Nvidia ha dichiarato che gli umanoidi saranno “l’interfaccia ideale” per operare in ambienti progettati per l’uomo, aprendo la strada a un nuovo tipo di lavoratore universale robotico.

L’impatto potenziale è immenso: assistenza agli anziani, guida nei luoghi pubblici, supporto alle emergenze, educazione, customer care e molto altro. A differenza di un AMR o di un chatbot, un umanoide può muoversi, parlare, indicare, rispondere e adattarsi emotivamente. Questa capacità di mediazione sociale è destinata a giocare un ruolo centrale nell’accettazione e nella diffusione dell’intelligenza artificiale negli spazi condivisi.

Il quadro complessivo è quello di un ecosistema robotico in accelerazione, dove l’adozione di soluzioni autonome e intelligenti si intreccia con la trasformazione degli spazi, dei modelli di lavoro e delle aspettative sociali. Con investimenti in crescita, regolamentazioni in fase di aggiornamento e una cultura sempre più aperta all’innovazione, il potenziale della robotica è oggi paragonabile a quello del personal computing negli anni ‘80 o degli smartphone negli anni 2000.

Progetti come RoboAPP dimostrano che la robotica non è più una tecnologia isolata, ma una componente strategica dell’infrastruttura urbana, sanitaria e logistica.  La città di Torino, con la sua sperimentazione pionieristica, si candida a diventare uno degli hub europei più avanzati nell’integrazione tra AI e mobilità robotica.

Come ricordato da molti esperti durante l’evento “The Future of AI Applied to Robotics – RoboAPP”, siamo solo all’inizio. Ma quello che è chiaro fin da ora è che la nuova era della robotica non sarà fatta solo di macchine, ma di relazioni, interazioni e infrastrutture cognitive. E i robot, sempre più intelligenti e umani, saranno al nostro fianco.