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    Lo strano caso delle app che non aiutano le donne

    Invece di ridurre il peso delle faccende domestiche per chi normalmente se ne assume il carico maggiore, le app per suddividere equamente nella coppia il lavoro in casa penalizzano le donne, che devono assumersi anche l’onere della gestione della tecnologia

    Tanya Basu

    Alcuni anni fa, Jamie Gravell aveva bisogno di aiuto. Stava lavorando a tempo pieno come assistente di ricerca mentre stava finendo la sua tesi e suo figlio aveva appena compiuto due anni. Non aveva molto tempo da dedicare alle faccende domestiche. Ha deciso, allora, di scaricare Cozi, vale a dire un’app progettata per aiutare le famiglie a dividere i lavori domestici in modo più equo. La speranza di Gravell era che suo marito avrebbe collaborato di più con lei. 

    È stato un disastro. “Non ha risolto il problema. In realtà il rischio è di assillare qualcun altro o di fare da genitore al tuo partner”, dice. Entro una settimana, Gravell aveva abbandonato l’app. Sulla carta, le app per le faccende domestiche dovrebbero risolvere il problema della quantità sproporzionata di lavoro domestico delle donne nelle coppie eterosessuali, ma nella realtà come ha scoperto Gravell sembrano raggiungere l’obiettivo opposto

    Finiscono regolarmente per costringere le donne, e in particolare le madri, che spesso hanno già poco tempo a disposizione, ad assumersi l’onere aggiuntivo dell’utilizzo della tecnologia per assegnare compiti. Secondo i dati di Cozi, il 90 per cento dei suoi utenti è sposato o ha una relazione seria, l’86 per cento sono donne con figli a casa. In altre parole, anche se lo strumento è apparentemente progettato per semplificare il loro lavoro, finisce per dare alle mamme qualcos’altro da fare. 
     
    Secondo un recente studio di Joanna Syrda, economista dell’Università di Bath nel Regno Unito, negli ultimi decenni, le donne nordamericane hanno svolto più lavori domestici che mai, anche se il 25 per cento di loro guadagna più dei loro mariti

    Una distribuzione più equa 

    Le app per le faccende domestiche sono progettate per aiutare a dividere i lavori domestici all’interno di una famiglia in modo più equo, ma funzionano tutte in modo diverso. Alcune, come Cozi, hanno un solo membro della famiglia che distribuisce i compiti tra gli altri. Si tratta del tipo di app più popolare, ma il loro limite è mettere l’onere organizzativo sulle spalle di una persona.

    Alcune app più recenti adottano un modello differente: offrono incentivi per fare i lavori domestici, spesso proponendoli sotto forma di “gioco”. Cortney Chapman Clark ne ha provata una, Nipto, perché non riusciva a reggere il ritmo crescente dei lavori domestici. L’app ha assegnato punti a lei e al marito per ogni lavoretto in base a quanto fosse noioso o sgradevole e ha offerto ricompense, del tipo andare al ristorante o guardare un bel film, per la persona con il punteggio più alto.

    “Il carico di lavoro è cambiato drasticamente”, afferma. “Mi sono trovata ancora a fare un po’ di più, ma la distribuzione dei compiti è stata molto più equilibrata”. Alcune app imitano il software aziendale, altre traggono ispirazione dalla ricerca sulla disuguaglianza domestica. Rachel Drapper, ricercatrice associata alla Harvard Business School, ha lavorato per integrare la ricerca su come le coppie possono dividere più efficacemente i lavori domestici in un’app di prossima uscita, FairShare. 

    “Molte soluzioni si rivolgono alle donne e abbiamo pensato che non fosse la via giusta”, afferma. La soluzione di Drapper, che è ancora solo un prototipo, è raccogliere dati su come le famiglie si dividono i compiti e utilizzare i risultati per capire cosa funziona e cosa no. Il problema è che queste app devono affrontare un compito estremamente difficile nel tentativo di ribaltare norme sociali profondamente radicate: ragazze in cucina con le madri, ragazzi che giocano con i padri. Tali aspettative fanno parte di ciò che lascia le donne nelle coppie eterosessuali con un carico di faccende domestiche (le coppie dello stesso sesso sono notevolmente più egualitarie). Una volta che le donne diventano madri, lo squilibrio peggiora. 

    Tuttavia, il problema non è se gli uomini possono svolgere la stessa quantità di faccende domestiche, ma come. Nelle culture più egualitarie la distribuzione dei compiti tra i partner appare molto più equa e, se nessuno dei due ha il tempo o l’energia, è il governo a venire in loro aiuto. In Svezia, che è in cima all’indice sull’uguaglianza di genere nell’UE, lo stato contribuisce a pagare metà delle spese per le pulizie domestiche, il che significa che molte famiglie più impegnate possono permettersi di pagare qualcuno. 

    In Belgio, un sussidio statale simile per l’esternalizzazione di lavori ha portato a un aumento significativo dell’occupazione femminile. Negli Stati Uniti, tuttavia, molte donne, madri e non, sono in difficoltà, disponendo di poche reti di sicurezza come l’assistenza all’infanzia o l’assistenza sanitaria a prezzi accessibili o sovvenzionati. 

    Ridurre le disuguaglianze

    Parte del motivo per cui le app potrebbero avere difficoltà a intaccare seriamente il carico di faccende domestiche delle donne è che gran parte del lavoro svolto dalle donne non è fisico, ma mentale ed emotivo. L’onere di anticipare le necessità dei familiari e prendere decisioni quotidiane ricade ancora principalmente sulle donne, afferma Allison Daminger, una studentessa di dottorato in sociologia ad Harvard. Queste attività potrebbero includere la ricerca del prezzo migliore per un acquisto o ricordare che è ora di programmare la visita di un bambino dal dentista. È un lavoro che richiede tempo, anche se per lo più rimane invisibile.

    Lo schema dell’app Chore replica lo status quo nel senso che sono le donne a delegare i compiti domestici. “Non riesco a pensare a un episodio nella mia ricerca in cui un uomo ha fatto una lista per sua moglie, ma posso pensare a diversi casi in cui una moglie ha fatto una lista per suo marito”, dice Daminger. Jaclyn Wong, ricercatrice di sociologia all’Università della Carolina del Sud, non è solo un’esperta del ruolo delle aspettative di genere nelle dinamiche di coppia, ma sta rivedendo in una sua app il modo di suddividere la gamma di compiti domestici tra i due partner. 

    Chapman Clark afferma che rendere visibile il lavoro invisibile in questo modo è stato un enorme vantaggio dell’utilizzo della sua app. “Mi ha aiutato a rendermi conto di quanto mio marito stava contribuendo e ha aperto gli occhi a mio marito sul fatto che esistono così tante altre faccende oltre a spazzare, passare l’aspirapolvere, cucinare e stoviglie”, dice. 

    Ma non a tutti piace vedere quella discrepanza tra i contributi di una coppia. “Le persone”, dice Wong, “si mettono sulla difensiva quando vengono informate delle disuguaglianze all’interno della coppia”. Sebbene le app possano essere di facile accesso e utilizzo, spesso sembrano semplicemente nascondere le disuguaglianze di genere in casa. In effetti, possono inasprire le relazioni se vengono viste come uno “strumento di gestione” piuttosto che uno “strumento di partnership”, afferma Kate Mangino, autrice di un libro di prossima uscita, Equal Partners, su come migliorare la parità di genere nelle famiglie. 

    In definitiva, un’app di routine può fare poco per convincere un partner riluttante a dare una mano e non può annullare secoli di sessismo. Può però aiutare a rendere più visibile chi fa cosa in casa, anche se non può cambiare la situazione a meno che entrambi i membri di una coppia non abbiano accettato la necessità del cambiamento. “Vengo spesso avvicinata da persone che vogliono creare app per le faccende domestiche e il consiglio che offro loro è quasi sempre lo stesso: ‘Come hai intenzione di garantire il coinvolgimento maschile?'”, conclude Daminger. “Questo è l’ostacolo più grande e non conosco nessuno che l’abbia superato”. 

    Immagine: Ms Tech / Getty

    (rp)

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