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    L’economia dell’attenzione nell’epoca dei social

    Il modello di business sta arrecando danni irreparabili alla società, ma c’è un’alternativa e non è necessario radere al suolo i giganti della tecnologia per conseguire il risultato.

    di Tristan Harris

    Questa settimana una folla violenta ha organizzato il più grande attacco al Campidoglio, la sede della democrazia americana, in più di 200 anni, spinta dalla falsa convinzione che le elezioni presidenziali siano state “rubate”. Il principale sostenitore di questa tesi è stato il presidente Donald Trump, ma la disponibilità dei suoi sostenitori a crederci è in gran parte un prodotto dell’economia dell’attenzione che la tecnologia moderna ha creato.

    I feed di notizie su Facebook o Twitter operano secondo un modello di business di mercificazione dell’attenzione di miliardi di persone al giorno – con tweet, post e gruppi alla ricerca del maggior consenso possibile (clic, visualizzazioni e condivisioni) – che provocano decise reazioni emotive. Queste piattaforme che monopolizzano l’attenzione hanno deformato la psiche collettiva e hanno portato a visioni del mondo “paranoiche”.

    Gli algoritmi di raccomandazione di YouTube, che assorbono il 70 per cento del tempo di visualizzazione giornaliero di miliardi di persone, spingono gli spettatori a contenuti estremi, negativi, spesso legati a teorie cospiratorie, per tenerli sui loro schermi più a lungo. Per anni, YouTube ha consigliato contenuti che promuovono l’anoressia alle ragazze adolescenti che guardavano video sulla “dieta”. 

    Quando le persone guardavano documentari scientifici dello sbarco sulla luna della NASA, YouTube consigliava la visione di filmati sul terrapiattismo. Lo ha fatto centinaia di milioni di volte. I feed di notizie e simili sistemi di raccomandazione hanno creato una spirale di negatività e paranoia, accentuando l’allontanamento dalla realtà.

    Osservare cosa accade intorno a noi in modo chiaro e veritiero è fondamentale per la nostra capacità di fare qualsiasi cosa. Monetizzando e mercificando l’attenzione, abbiamo venduto la nostra capacità di vedere i problemi e mettere in atto soluzioni collettive. Questa non è una novità. Quasi ogni volta che permettiamo che i sistemi di supporto vitale del nostro pianeta o della nostra società vengano commercializzati, qualcosa si rompe. 

    Se si svilisce la politica con annunci ottimizzati dall’AI, si crea sfiducia nel sistema. Se si mercifica il cibo, si perde il contatto con il ciclo vitale che rende sostenibile l’agricoltura. Se si trasforma l’istruzione in feed digitali di contenuti, si perde l’interrelazione tra sviluppo umano, fiducia e ruolo dell’insegnante. Se si banalizza l’amore trasformando le persone in pedine su Tinder, si interrompe la complessità relazionale. Se si riduce la comunicazione a blocchi di post e commenti su Facebook, si rimuovono contesto, sfumature e rispetto. In tutti questi casi, vengono erose lentamente le basi di una società sana.

    Come proteggere l’attenzione?

    L’autorevole biologo EO Wilson ha sostenuto che gli esseri umani dovrebbero gestire solo metà della Terra e che il resto non dovrebbe essere toccato dall’uomo. Qualcosa di simile dovrebbe essere fatto per l’economia dell’attenzione. E’ necessario proteggere l’attenzione umana, anche a costo di sacrificare una parte dei profitti di Apple, Google, Facebook e di altre grandi aziende tecnologiche.

    Il blocco della pubblicità sui dispositivi digitali rappresenta un esempio interessante di quello che potrebbe diventare un cambiamento strutturale nel mondo digitale. Gli ad blocker sono un diritto umano? Se tutti potessero bloccare gli annunci su Facebook, Google e sui siti web, Internet non sarebbe in grado di finanziarsi e l’economia pubblicitaria perderebbe enormi quantità di entrate. 

    Queste conseguenze negano il diritto? La nostra attenzione è un diritto? Lo possiediamo? Dovremmo dargli un prezzo? La vendita di organi umani o di persone ridotte in schiavitù può soddisfare una domanda e generare profitto, ma nessuno sostiene che si possa ipotizzare un simile commercio. Allo stesso modo, l’attenzione umana dovrebbe essere qualcosa che i soldi non possono comprare?

    La pandemia di covid-19, il movimento Black Lives Matter, il cambiamento climatico e altre crisi ecologiche hanno reso sempre più persone consapevoli di quanto siano in difficoltà i nostri sistemi economici e sociali, ma non hanno portato ad affrontare i problemi alle radici. In realtà, manteniamo lo status quo. I miglioramenti dei sistemi di controllo della polizia non impediscono abusi. L’acquisto di una Prius o di una Tesla non è sufficiente per ridurre davvero i livelli di carbonio nell’atmosfera. La sostituzione delle cannucce di plastica con quelle biodegradabili non salverà gli oceani. 

    L’iniziativa di Instagram di nascondere il numero di “Mi piace” non sta trasformando i problemi di salute mentale degli adolescenti, se il servizio di rete spinge costantemente a stare connessi. E’ improcrastinabile una riforma sistemica molto più profonda. Le istituzioni devono farsi carico dell’interesse pubblico in modi commisurati alla natura e alla portata delle sfide che abbiamo di fronte.

    Al Center for Humane Technology, abbiamo convinto Apple, Google e Facebook ad adottare, almeno in parte il programma “Time Well Spent”, anche se andava contro i loro interessi economici. Si tratta di una iniziativa che abbiamo lanciato attraverso ampie campagne di sensibilizzazione sui media che hanno permesso di guadagnare credibilità con i progettisti di tecnologia, i genitori interessati e gli studenti. L’obiettivo era incentivare il passaggio dal “tempo trascorso” su schermi e app a una “corsa per ottenere il meglio” per aiutare le persone a trascorrere bene il tempo. 

    Il cambiamento è stato importante per miliardi di persone. Apple, per esempio, ha introdotto le funzionalità “Screen Time” nel maggio 2018 che ora vengono fornite con tutti gli iPhone, iPad e altri dispositivi. Oltre a mostrare a tutti gli utenti quanto tempo trascorrono sul proprio telefono, Screen Time offre una dashboard che mostra ai genitori quanto tempo i loro figli trascorrono online (e cosa stanno facendo). Contemporaneamente, Google ha lanciato il suo Digital Wellbeing che include ulteriori funzionalità che avevamo suggerito, come scollegarsi prima di andare a letto e limitare le notifiche. Sulla stessa linea, YouTube ha introdotto le notifiche “Take a break”.

    Questi cambiamenti mostrano che le aziende sono disposte a fare sacrifici, anche a scapito di ricavi di miliardi di dollari. Tuttavia, non abbiamo ancora cambiato la logica di base delle aziende. Per loro fare qualcosa contro il proprio interesse economico è plausibile, ma intraprendere azioni che vanno contro il loro DNA è completamente diverso.

    Il punto di riferimento è l’interesse generale

    Si impone una riforma profonda e sistemica che convinca le aziende tecnologiche a mettersi al servizio dell’interesse pubblico. Il cambiamento sistemico dovrebbe avere come volano la volontà collettiva delle persone. Recentemente al Center for Humane Technology, abbiamo intervistato Christiana Figueres, ex segretaria di direzione della Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (2010–2016) , per il nostro podcast Your Undivided Attention. Grazie al suo lavoro, vale a dire coordinare gli aspetti di “diplomazia collaborativa” che hanno portato all’Accordo di Parigi, 195 paesi diversi, contro ogni previsione, hanno assunto posizioni condivise per affrontare il cambiamento climatico. 

    Figueres inizialmente non credeva che fosse possibile raggiungere un accordo tra così tanti paesi, ma si è resa conto che ospitare con successo la Convenzione di Parigi significava che lei per prima avrebbe dovuto credere sinceramente che fosse possibile convincere i paesi a impegnarsi nell’azione politica a difesa dell’ambiente. Laddove i precedenti negoziati internazionali sul clima avevano fallito, il suo lavoro ha permesso di concordare finanziamenti, nuove tecnologie e altri strumenti per mantenere l’aumento della temperatura globale al di sotto di 2 o, ancora meglio, di 1,5 °C.

    Nel caso dell’industria tecnologica, il vantaggio è che non è necessario convincere centinaia di paesi o milioni di persone. Meno di 10 persone gestiscono l’infrastruttura digitale più potente del XXI secolo: le cosiddette FAANG, che comprendono Facebook, Amazon, Apple, Netflix e Alphabet (ex Google). Se queste persone si unissero e concordassero che massimizzare il profitto per gli azionisti non fosse più l’obiettivo comune, l’infrastruttura digitale potrebbe essere diversa. 

    Una nuova economia della tecnologia umana

    Diversi principi economici devono cambiare affinché la tecnologia si allinei con l’umanità e il pianeta. Uno di questi è il paradigma della crescita. Semplicemente non si può continuare su una logica di crescita infinita su un substrato finito. Questa politica sta portando a una crisi ecologica planetaria. Per le aziende tecnologiche, perseguire la crescita infinita dell’attenzione umana porta a uno stato di crisi simile della coscienza globale e del benessere sociale. Dobbiamo passare a un’economia dell’attenzione post-crescita che metta la salute mentale e il benessere come obiettivi.

    Un modesto accenno a questo cambiamento si sta verificando in paesi come la Nuova Zelanda e la Scozia, dove organizzazioni come la Wellbeing Economy Alliance stanno lavorando per passare da un’economia che promuove il prodotto interno lordo (PIL) a una più aperta a questa strada alternativa. I leader si chiedono come il benessere possa essere la stella polare delle scelte politiche e diventare una nuova base per l’economia.

    Un passaggio a una tecnologia più umana richiede una gamma più ampia di parti coinvolte che possano renderci consapevoli dell’impatto sociale a lungo termine delle nostre azioni. In questo momento, è possibile per le grandi aziende tecnologiche fare soldi vendendo falsa attenzione a piccole dosi, clic falsi da fonti di notizie false a falsi inserzionisti. Queste aziende guadagnano anche se ciò a cui porta il link o l’articolo è fuorviante e diffonde disinformazione. 

    L’opportunismo imperante svilisce l’ecologia dell’informazione distruggendo la nostra capacità di fidarci delle fonti di conoscenza o di condividere convinzioni su ciò che è vero, il che a sua volta distrugge la nostra capacità di prendere decisioni corrette. Il risultato è la polarizzazione, la disinformazione e il crollo della partecipazione democratica.

    La volontà umana gioca un ruolo importante. Se i leader dietro il modello di distribuzione dei ricavi dell’App Store di Apple, che funge da banca centrale o Federal Reserve dell’economia dell’attenzione, scegliessero di distribuire le entrate ai produttori di app in base non a chi ha acquistato i beni più virtuali o ha trascorso più tempo sull’app, ma su quale produttore di app ha collaborato meglio con altre app, sarebbe un contributo decisivo a una società più attenta al piano valoriale.

    Alla fine si tratta di stabilire le regole giuste. È difficile per un singolo attore ottimizzare il benessere e l’allineamento con i valori della società quando altri giocatori sono ancora in competizione per risorse e potere limitati. Senza regole, vincono gli attori più spietati. Ecco perché sono necessarie legislazione e politiche, insieme alla volontà collettiva delle persone di metterle in atto. 

    La più grande meta-crisi è che i processi democratici per la creazione di sistemi di protezione operano a un ritmo molto più lento rispetto al tasso di sviluppo tecnologico necessario per fare la differenza. La tecnologia continuerà ad avanzare più velocemente di quanto i danni possano essere ben compresi dalle istituzioni democratiche. Lo stesso settore tecnologico deve aprirsi alla collaborazione.

    Infine, dobbiamo riconoscere l’enorme potere asimmetrico che le aziende tecnologiche hanno sugli individui e sulla società. Ci conoscono meglio di quanto noi conosciamo noi stessi. Qualsiasi struttura di potere asimmetrica deve seguire il modello fiduciario o “dovere di cura” esemplificato da un buon insegnante, terapista, medico o assistente, vale a dire lavorare al servizio di coloro che hanno meno potere. I modelli di business aggiornati per la tecnologia devono trattarci come il cliente e non il prodotto.

    EO Wilson ha detto: “Il problema con l’umanità è che abbiamo emozioni paleolitiche, istituzioni medievali e tecnologia divina”. Dobbiamo abbracciare le nostre emozioni paleolitiche in tutte le loro debolezze e vulnerabilità, migliorare le nostre istituzioni per incorporare più saggezza, prudenza e amore, e rallentare lo sviluppo di una tecnologia divina i cui poteri vanno oltre la nostra capacità di dirigere la direzione della nave su cui ci troviamo tutti.

    Il regno di ciò che è possibile continua ad espandersi, ma i problemi globali richiedono maggiore informazione, leadership e azione per essere risolti. Invece di accettare una corsa al ribasso che ci ridimensiona e ci divide, possiamo insieme creare un panorama tecnologico che consenta una corsa verso l’alto, che migliori la nostra civiltà. Il cambiamento, credo, sia umanamente possibile.

    Tristan Harris è cofondatore e presidente del Center for Humane Technology. L’articolo è un estratto adattato da The New Possible: Visions of Our World beyond Crisis, che sarà pubblicato il 26 gennaio 2021 da Cascade Books. 

    Foto: Ms Tech / Getty

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