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    La tassa sulla ricchezza e le elezioni americane

    Nella discussione elettorale americana il tema emergente è la “patrimoniale”. Elizabeth Warren e Bernie Sanders ne hanno proposto due versioni differenti: secondo Warren, si dovrebbe pagare il 2 per cento ogni anno sulle ricchezze sopra i 50 milioni di dollari e il 3 per cento sopra il miliardo di dollari; lo schema di Sanders è simile, ma con più fasce fiscali e tassi più alti.

    di David Rotman

    Per Sanders e Warren le tasse dovrebbero generare importanti entrate fiscali – la proiezione di Warren si attesta sui 2,75 trilioni di dollari in 10 anni e Sanders parla invece di 4,35 trilioni – e combattere la diseguaglianza sociale. Il benessere dei più ricchi, lo 0,1 per cento della popolazione, è infatti pressochè triplicato dagli anni 1970.

    I consiglieri economici della Warren, Emmanuel Saez e Gabriel Zucman hanno appena pubblicato un libro, The Triumph of Injustice: How the Rich Dodge Taxes and How to Make Them Pay, nel quale si offre un quadro generale della complessa situazione. Le critiche sono numerose.

    Larry Summers si domanda se le cifre sulle entrate siano realistiche, mentre Hillary Clinton la definisce “irrealizzabile”. Ma l’obiezione più fondata, a mio parere, è quella di Bill Gates, secondo cui questa tassa danneggia la crescita economica e l’innovazione. Questo argomento è profondamente radicato nell’idea che i più ricchi siano anche i più grandi innovatori. La loro ricchezza è il prezzo che paghiamo per le nuove tecnologie.

    Nel suo ultimo libro, Heather Boushey, CEO e fondatore del Washington Center for Equitable Growth, approfondisce questo aspetto. L’autrice affronta il tema delle radici storiche, tornando agli anni 1970 quando un autorevole economista, Arthur Okum, scrisse che “la società si trova a sostenere un difficile equilibrio tra eguaglianza ed efficienza”. L’aumento delle disuguaglianze, secondo Boushey, sarebbe quindi il prezzo da pagare a un’economia che funziona bene.

    L’evidenza dei decenni successivi, tuttavia, dice altro, come afferma l’economista. La rapida crescita della disuguaglianza nella distribuzione della ricchezza, che negli Stati Uniti ha cominciato a prendere corpo negli anni 1980, ha visto un progressivo rallentamento dello sviluppo economico, particolarmente per quanto riguarda la produttività associata all’innovazione tecnologica. Secondo Boushey, buona parte della crescita è stato accaparrato dai più ricchi.

    Lo 0,001 per cento – i cosiddetti super ricchi – hanno visto le loro entrate impennarsi del 600 per cento tra il 1980 e il 2016, mentre quelli della metà inferiore della scala sociale si sono fermatia un misero 25 per cento.
    Il ragionamento di Okum, quindi, non ha colto nel segno.

    Ma potrebbe essere ancora vero che la disuguaglianza favorisce in qualche modo l’innovazione? Apparentemente il collegamento esiste: tra i Forbes 100, le 10 persone più ricche, inclusi Gates, Mark Zuckerberg e Jeff Bezos, fanno parte dell’industria tecnologica. Il problema è che questi miliardari non reinvestono la loro ricchezza nell’economia in modo tale da assicurare sviluppo e innovazione.

    Philippe Aghion e i suoi collaboratori forniscono un’analisi convincente. All’inizio, essi dicono, la nascita di aziende produttive come Google, Facebook e Amazon ha dato una spinta alla crescita, ma quando sono diventate dominanti queste aziende hanno bloccato una ulteriore innovazione, limitando la concorrenza e gli investimenti delle nuove venute.

    L’enorme ricchezza generata da queste aziende sta ora favorendo un’economia meno innovativa. Un segnale di questa tendenza è la presenza di sempre meno startup che crescono all’ombra di questi colossi tecnologici. La presenza di imprenditori giovani sta rapidamente declinando, come è testimoniato da un altro libro Innovation + Equality.

    In questo libro, Joushua Gans, un economista dell’Univerità di Toronto, e l’economista australiano, Andrew Leigh, illustrano una strategia per migliorare innovazione e uguaglianza. Molte delle loro raccomandazioni di ordine politico sono generiche, come quella relativa all’accesso a una educazione di qualità per tutti. Ma altre sono consigli intelligenti su come favorire imprenditorialità e investimenti, tra cui l’abbassamento delle barriere alla formazione di startup e un maggior supporto per ridurre i rischi di chi investe.

    Come gli americani giudicheranno la tassa sulla ricchezza potrebbe essere un elemento decisivo per le prossime elezioni. Se le persone penseranno che rappresenti unicamente un modo per penalizzare i miliardari, avrà probabilmente un effetto controproducente. Ma se i candidati convinceranno l’opinione pubblica che questa misura permetterà di far crescere l’economia, diminuendo la disuguaglianza e incoraggiando l’innovazione, il risultato potrebbe essere positivo.

    (rp)

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