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ChatGPT / MIT TR IT

La sovranità digitale dell’Europa e dell’Italia passano dai data center. Sono i centri nevralgici che permettono a tutti noi ogni azione digitale: dall’invio di un reel su Instagram ad una video conferenza.  Comprendere questo ecosistema, a cui fan riferimento differenti industrie, da quella edilizia a quella dell’Intelligenza Artificiale, è fondamentale.

Il rapporto tra data center e disponibilità di banda rappresenta un nesso fondamentale per lo sviluppo digitale italiano ed europeo. I due elementi sono profondamente interdipendenti: i data center generano domanda di connettività ad alta capacità e bassa latenza, mentre la presenza di una rete in fibra ottica capillare e di nodi di interconnessione favorisce la localizzazione di nuovi investimenti in infrastrutture digitali. Si crea così un effetto di “data gravity”, in cui la banda attira i data center e i data center giustificano ulteriori potenziamenti di rete, dando vita a un ciclo virtuoso tipico dei poli digitali più avanzati come Amsterdam, Francoforte, Parigi e Londra. Facciamo il punto.

Il nexus tra data center e banda

“Nel contesto europeo la concentrazione della capacità di data center e di banda internazionale resta ancora fortemente polarizzata nell’area Nord-Ovest, che raccoglie circa il settanta per cento del totale.” Mi spiega Luca Beltramino, Vice Presidente di IDA (Associazione Datacenter Italia) e Vice Presidente di EdgeConnex. “L’Europa meridionale sta vivendo un’evoluzione importante: i nuovi cavi sottomarini come BlueMed, Equiano, 2Africa, Medusa e Quantum stanno spostando verso il Mediterraneo la principale porta d’ingresso del traffico dati globale. Questo processo offre l’opportunità di creare nuovi hub digitali in cui la disponibilità di banda e la presenza di data center si incontrano fisicamente, come avviene oggi a Marsiglia, Genova, Palermo, Barcellona e Atene.” Chiarisce Beltramino.

“I datacenter e la connettività rappresentano l’infrastruttura portante del cloud”, conferma Pietro Labriola, Ceo di Tim. “Il cloud oggi è la spina dorsale della trasformazione digitale di settori strategici come la sanità, la logistica, la finanza, l’energia e la pubblica amministrazione. In un contesto in cui i dati sono il nuovo capitale industriale, le maggiori aziende devono adottare una strategia MultiCloud, basata sull’utilizzo di più servizi cloud da parte della medesima organizzazione, che consente alle imprese di distribuire carichi, garantire continuità e mantenere il controllo. La connettività, invece, è l’elemento che lega insieme ogni livello della digitalizzazione dei dati”, spiega Labriola.

Lo scenario Italiano?

Nello scenario italiano vi sono alcuni aspetti da considerare. “Primo: è indispensabile una connettività robusta e intelligente tra gli ambienti digitali per evitare colli di bottiglia legati a capacità di rete insufficienti, latenza o congestione.” Chiarisce Labriola.  “L’Europa soffre ancora di una frammentazione strutturale che penalizza gli investimenti in infrastrutture strategiche come fibra, 5G, edge e AI. È tempo di politiche industriali coraggiose e sostenibili, che mettano il digitale al centro della competitività. Secondo: la tracciabilità e la protezione end-to-end dei dati richiedono un ruolo chiave da parte dei Telco provider, che devono garantire sicurezza del transito (cifratura, VPN, private link, segmentazione) e impedire che i dati passino in giurisdizioni indesiderate, preservando la sovranità digitale europea. Terzo: la sicurezza complessiva è anche una questione di organizzazione e responsabilità. Quanto più la catena dei fornitori si allunga, tanto più le garanzie possono diminuire se l’azienda non è adeguatamente strutturata e non c’è una governance solida. È per questo che, nel caso della Pubblica Amministrazione italiana, il Polo Strategico Nazionale include connettività dedicata e sicura, con collegamenti privati e ridondati, per assicurare servizi cloud affidabili, localizzati in Italia e conformi alle normative su sicurezza e sovranità dei dati.

Anche Beltramino chiarisce il tema latenza e connettività. “In Italia Milano è un hub di connettività di livello europeo, con latenza intra-UE inferiore ai venti millisecondi. Lo sviluppo dei nuovi cavi sottomarini e delle dorsali terrestri potrà portare Genova, Palermo e Bari a divenire propri punti di ingresso del traffico globale nel Paese e costituiscono il nucleo di un futuro “Mediterranean Data & Energy Corridor” in cui la relazione tra capacità di rete e potenza di calcolo diventa diretta e strategica.

Sul piano regolatorio e politico, la Commissione Europea e i governi nazionali considerano il binomio banda-data center come infrastruttura critica per la sovranità digitale. Il programma “Digital Decade 2030” e l’“European Data Act” fissano obiettivi di copertura gigabit universale, di conformità cloud europea, di riduzione della latenza intra-continentale e di efficienza energetica dei data center. In Italia il MIMIT e l’AGCOM stanno elaborando una strategia nazionale integrata su cloud, banda ultralarga e data center, con l’obiettivo di assicurare coerenza territoriale e sinergia infrastrutturale.”

La quantità e dimensione dei Datacenter sempre più spesso emerge come tema dibattuto tra il legislatore e gli operatori privati.

“L’Italia si colloca al 13º posto al mondo per numero di data center, con 168 strutture operative su un totale di circa 10.000 presenti a livello globale, di cui oltre 5.000 solo negli Stati Uniti.” Precisa Renato Mazzoncini, Ceo di A2A. “Nonostante una domanda interna ancora relativamente contenuta, il mercato nazionale mostra segnali evidenti di crescita, sostenuto sia dalla crescente digitalizzazione delle imprese sia dall’espansione dei servizi cloud. A livello europeo, gli operatori del settore tendono a concentrarsi nei cosiddetti poli “FLAPD” – Francoforte, Londra, Amsterdam, Parigi e Dublino – tradizionalmente considerati hub strategici per infrastrutture digitali. Accanto a questi centri maturi, stanno emergendo nuove città di riferimento, come Milano, Madrid e Zurigo, che attraggono investimenti grazie alla loro posizione geografica, alla disponibilità di connettività avanzata e a contesti normativi favorevoli” spiega Mazzoncini.

Sovranità digitale

Il tema della sovranità digitale lentamente inizia ad affermarsi presso i decisori governativi. Discutere di questo argomento ci aiuta a comprendere rischi e opportunità di un futuro ancora da costruire. Concetti che oggi paiono distanti, come la guerra ibrida (droni, manipolazione dei media, guerre cubernetiche), sono strettamente legati a chi e come saranno gestiti sia flussi di dati sia i dati stessi. In questo senso la sovranità digitale è già familiare a chi opera nel settore dei datacenter, nodo fondamentale su cui si basa il mondo digitale.

“La sovranità digitale italiana ed europea deve essere vista come un’opportunità strategica.” Conferma Beltramino. “Per attrarre investimenti occorre garantire efficienza, affidabilità e scalabilità ai grandi clienti internazionali, mentre si allinea l’infrastruttura europea ai requisiti di residenza dei dati, sicurezza cibernetica ed efficienza energetica previsti da norme come GDPR, Data Act e NIS2. La trasformazione dei campus data center in hub dove cloud provider globali, carrier, imprese e Pubbliche Amministrazioni operano su piattaforme conformi alla normativa europea permette di combinare standard globali e governance locale.Gli operatori di connettività devono collaborare con gli sviluppatori di data center per realizzare dorsali ottiche e punti di interscambio neutrali, favorendo un’infrastruttura paneuropea integrata. Il modello ideale è una rete di data center interconnessi a livello continentale, alimentati da rinnovabili e connessi tramite backbone europee ad alta capacità. Sul fronte istituzionale, la collaborazione con MIMIT, AGCOM e la Commissione Europea è cruciale per definire un quadro regolatorio stabile che riconosca i data center come infrastrutture critiche. In questo scenario, gli operatori globali e i partner industriali dei cloud provider diventano elementi centrali della sovranità digitale europea, contribuendo a resilienza, competitività e attrazione di investimenti di lungo periodo.” Conclude Beltramino.

La sovranità digitale è un argomento di grande rilievo anche per Tim.

 “Oggi, la posta in gioco va ben oltre la tecnologia: è una questione di governance del dato, di protezione delle informazioni sensibili, di indipendenza normativa, economica e geopolitica”, conferma Labriola.  “Come ho spiegato nel mio instant book “Sicurezza digitale e indipendenza, i pilastri del Cloud Sovrano“, senza regole certe e senza una visione chiara, i dati critici delle nostre imprese, delle istituzioni pubbliche e dei cittadini europei rischierebbero di finire in infrastrutture controllate da soggetti extra-UE, sottoposti a giurisdizioni estere che non sempre rispettano i nostri principi e non rispondono alle nostre regole.” Labriola ha una “ricetta” semplice tratteggiabile in punti per assicurare la sovranità digitale. “Io credo che per rendere realmente “sovrano” il cloud, i player devono: garantire la localizzazione e il controllo dei dati, assicurandosi che i dati e tutte le loro copie (backup, repliche, disaster recovery) siano ospitati in data center situati all’interno della stessa giurisdizione, sotto pieno controllo nazionale o europeo. Applicare la giurisdizione esclusiva. È essenziale che solo le autorità nazionali (o sovranazionali, come l’UE) possano intervenire sui dati. Per questo vanno strutturati governance e contratti che impediscano interferenze derivanti da normative extraterritoriali come il Cloud Act statunitense o la National Intelligence Law cinese. Mantenere il controllo delle chiavi crittografiche e della sicurezza. La sicurezza dei dati deve restare in mano a chi gli genera. Occorre investire già da oggi nelle tecnologie che garantiranno protezione domani. I data center del futuro dovranno resistere a computer quantistici, capaci di violare le attuali tecniche di cifratura. Per questo TIM sta investendo nella tecnologia Quantum Key Distribution (QKD), una tecnologia che garantisce resilienza anche contro minacce che emergeranno nei prossimi decenni e rafforzerà la fiducia nei sistemi digitali. La preparazione oggi è indispensabile per evitare che dati archiviati vengano violati domani, quando la tecnologia quantistica sarà matura. In sintesi, il nostro compito è di localizzare i dati, blindare la giurisdizione e controllare direttamente la sicurezza e le chiavi crittografiche, così da mantenere il cloud rimanga davvero sotto la sovranità nazionale o europea. Per sostenere la sovranità digitale è necessario investire in edge computing crittografia nazionale e sistemi di difesa digitale. In Italia TIM è già un player centrale e il PSN rappresenta il principale esempio europeo di cloud sovrano. Vanno rafforzate le competenze esistenti e consolidata l’intera filiera, perché la sicurezza del dato deve diventare una priorità strategica. TIM, attraverso Telsy, è già oggi un asset fondamentale per la crittografia e la cyber-difesa fornendo soluzioni end-to-end per pubblico e privato.  Ma la tecnologia, da sola, non basta: serve anche un contesto normativo coerente e adeguato ed è necessario superare l’asimmetria regolatoria che penalizza le telco europee rispetto ai grandi player digitali globali. Il Digital Networks Act rappresenta un’occasione concreta per riequilibrare il mercato, favorire gli investimenti e garantire regole uniformi. Come ricordato anche nella lettera aperta firmata con altri CEO europei del settore telecomunicazioni, l’Europa non può permettersi di restare spettatrice nella nuova geopolitica digitale. La sovranità digitale non è chiusura: è la capacità di decidere dove risiedono i dati, chi li protegge e secondo quali regole. È la condizione fondamentale per competere, crescere e innovare. Servono visione, investimenti e coraggio, perché la digitalizzazione non è più un’opzione: è il futuro delle economie europee.” conclude Labriola

Domanda energetica e risorse disponibili

La relazione tra domanda energetica e sviluppo dell’intelligenza artificiale mostra una dinamica complessa: mentre l’AI fa crescere rapidamente il fabbisogno di energia, l’efficienza dei chip è migliorata negli ultimi vent’anni. Tuttavia, la richiesta di capacità computazionale aumenta più velocemente dell’efficienza tecnologica, e questo porterà a un ulteriore aumento dei consumi. Parallelamente, il numero di data center è in forte crescita e potrebbe quadruplicare a livello globale. La questione principale non è solo quanta energia servirà, ma come questa domanda sarà distribuita sul territorio, con una crescente asimmetria geografica. L’Irlanda ne è un esempio evidente, diventata uno dei principali poli europei per i data center, con conseguenti pressioni sulle sue infrastrutture energetiche.

“In Italia, ci si attende che i data center possano arrivare a generare un consumo elettrico fino a 40 TWh, a fronte di un fabbisogno nazionale complessivo di circa 310 TWh.” Mi spiega Mazzoncini. “Questa quota, seppur significativa, risulta attualmente sostenibile e la crescita prevista del settore è considerata compatibile con la capacità energetica del Paese. A conferma di una strategia nazionale attenta al fenomeno, il Piano Nazionale Energia e Clima (PNEC) include esplicitamente i data center nella pianificazione dei consumi energetici, riconoscendone l’importanza crescente e la necessità di integrarli in un percorso di sviluppo equilibrato e sostenibile.”

Le scelte governative sempre più tengono conto delle crescenti necessità energetiche, mi conferma Mazzoncini.

“Il governo ha innalzato l’obiettivo di produzione da fonti rinnovabili al 63% entro il 2030, puntando a raggiungere una potenza installata di 131 GW. Parallelamente è stato previsto il ritorno al nucleare entro il 2050, con una capacità stimata intorno agli 8 GW. L’obiettivo complessivo è garantire un profilo di base load stabile, pari a oltre 8.000 ore annue di energia continua. Questo equilibrio sarebbe ottenuto suddividendo la copertura in circa 4.000 ore provenienti da rinnovabili – principalmente eolico e solare – e altre 4.000 ore generate attraverso sistemi di storage e impianti termoelettrici. Le aste avviate da Terna per acquisire capacità di batterie e servizi di flessibilità hanno registrato prezzi molto competitivi: con un premio di riserva di 37.000 €/MWh l’anno la gara è stata chiusa a soli 13.000 €/MWh. Attualmente, il prezzo dell’energia si aggira intorno ai 100 €/MWh, mentre il solare si colloca su livelli più bassi, attorno ai 50 €/MWh. Con il mix energetico oggi disponibile si riescono quindi a coprire circa 6.000 ore equivalenti. Le ore mancanti per arrivare alle oltre 8.000 necessarie vengono compensate grazie all’import – come ad esempio l’energia nucleare dalla Francia – e al contributo delle centrali termoelettriche italiane che, pur operando oggi al 25%-30% di load factor, restano pienamente disponibili. Per aumentare l’efficienza del sistema ed evitare i rischi di blackout, Terna ha finanziato attraverso il sistema di Capacity Market la costruzione di sei nuove centrali termoelettriche di generazione avanzata e ad alta efficienza, con un rendimento del 62% rispetto a valori inferiori al 50% per gli impianti precedenti, riducendo così sia i costi sia le emissioni di CO₂. In questo contesto, il base load destinato a sostenere i data center sarà composto per circa il 50% da fonti rinnovabili e da batterie e per il restante 50% circa da termoelettrico e import.

In Italia sono stati presentati fino ad agosto 2025 progetti per circa 55 GW di nuove richieste di connessione data center, di cui ben 30 GW concentrati in Lombardia. Tuttavia, considerando un tasso di successo di queste autorizzazioni compreso tra il 5% e il 10% e che soltanto una parte ridotta di queste proposte arriverà effettivamente a realizzazione, si prevede una potenza installata di circa 2,3 GW al 2035. A livello nazionale, il mercato full potential dei data center è stimato in circa 4,6 GW complessivi, con metà di questa capacità localizzata proprio in Lombardia.

Attualmente l’area metropolitana di Milano opera con una potenza di 1,7 GW, ed è coinvolta in un significativo processo di espansione: nelle zone limitrofe sono in fase di valutazione tre centrali termoelettriche di ultima generazione che potrebbero mettere a disposizione circa 3 GW aggiuntivi. A questa capacità si aggiungono i 12,2 GW di nuova potenza solare previsti dal piano energetico regionale lombardo, un valore nettamente superiore agli 8,7 GW inizialmente stimati dal governo.

Grazie a questo insieme di nuove infrastrutture, la Lombardia si prepara quindi a disporre di risorse energetiche molto ampie, in grado di sostenere in modo efficace la crescita dei data center e di attrarre nuovi investimenti nel settore digitale.” Conclude Mazzoncini.

Le scelte strategiche dell’attuale governo italiano saranno vitali per capire se, nei prossimi 5-10 anni, potrà emergere una sovranità digitale italiana, parte integrante di quella europea. In caso contrario, si prospetta uno scenario in cui attori stranieri avranno il monopolio dei dati e delle potenze di calcolo. Sono a rischio posti di lavoro, i dati dei cittadini e, soprattutto, una reale crescita economica capace di valorizzare il patrimonio informativo del Vecchio Continente.