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    HP mira a trasformare la stampa 3-D in una tecnica di produzione di massa

    Il gigante tecnologico sostiene che le sue nuove stampanti da $130.000 produrranno parti in plastica in tempi brevi e a basso costo.

    di Mike Orcutt

    Nonostante la flessibilità della stampa 3-D, questa tecnologia non può ancora competere con i convenzionali processi di stampaggio a iniezione per produrre grandi volumi di parti in plastica altamente resistenti. Hewlett-Packard sostiene che la sua nuova tecnologia di stampa cambierà presto le carte in tavola.

    HP ha da poco introdotto sistemi in grado di stampare parti in un processo descritto come Jet Fusion. La società comincerà a spedire le stampanti, che hanno un prezzo di partenza di $130.000, a ottobre. Ha anche annunciato diversi partner industriali, fra cui BMW e Nike.

    La Jet Fusion può essere paragonata alla sinterizzazione laser, in cui un laser viene utilizzato per riscaldare e fondere granuli di polvere polimerica e realizzare oggetti strato su strato. La sinterizzazione laser può produrre parti molto resistenti, ma è un processo relativamente lento perché richiede un puntatore laser. Al di là della prototipazione, la tecnica viene anche utilizzata per produrre piccoli volumi di parti complesse e, spesso, personalizzate.

    HP sostiene che la sua tecnologia sia fino a 10 volte più veloce rispetto alla sinterizzazione laser. Per ottenere velocità simili, la società ha sfruttato la propria esperienza nella stampa a getto d’inchiostro. Nel processo Jet Fusion, le testine di stampa a getto depositano con precisione due inchiostri differenti: un “agente di fusione” ed un “agente di definizione”. L’agente di fusione assorbe il calore mentre quello di definizione lo blocca.

    Una volta stampati gli inchiostri seguendo le istruzioni digitali, una fonte di luce ad elevata intensità investe l’intera superficie stampata per riscaldare la polvere polimerica e fonderla ovunque si trova l’agente di fusione. La polvere trattata con l’agente di dettaglio non si fonde e può essere riciclata.

    L’intero processo può portare a un risparmio di quasi la metà rispetto al costo per la stampa di parti con tecnologie esistenti, ha detto Alex Monino, direttore di marketing e vendite per l’attività 3-D di HP, durante un incontro di introduttivo con i giornalisti.

    HP non è la prima società a rivendicare che la propria tecnologia di stampa sia in grado di competere con lo stampaggio a iniezione. Anche la Carbon (un tempo Carbon3D) ha recentemente presentato una tecnologia che dovrebbe essere 10 volte più veloce rispetto agli approcci esistenti (vedi “Sempre più veloce la stampa 3-D”). Anche la tecnologia della Carbon utilizza la luce, ma la differenza fondamentale sta nei materiali impiegato. La sua stampante, infatti, crea parti utilizzando un fotopolimero, un materiale le cui proprietà variano quando viene esposto alla luce. La società sostiene di aver sviluppato un nuovo materiale che conserva la propria forza e durevolezza meglio di altri fotopolimeri.

    Nel caso di HP, il materiale è una termoplastica, la stessa classe utilizzata nello stampaggio a iniezione e nella sinterizzazione laser. Terry Wohlers, un consulente che ha osservato l’industria della stampa 3D per quasi tre decenni, ha potuto osservare di persona la tecnologia di HP e si è detto “alquanto sorpreso” dalla forza delle parti prodotte. Sarà però difficile effettuare un confronto diretto fra le parti ottenute con l’approccio di HP e della Carbon fino a quando le due tecnologie non saranno effettivamente in uso.

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