
Sopravvivere (e prosperare) nel boom della nuova era A.I.
L’Intelligenza Artificiale di per sé è una svolta epocale, e questo è arcinoto ormai a tutti, al di là di ogni previsione e supposizione. Forse, però, il suo potenziale disruptive ha il potere di renderla ancora qualcosa in più. Una svolta nella svolta, per la precisione. Specialmente in un frangente come questo, in cui sta rapidamente passando da “semplice” strumento operativo a vero e proprio Agente decisionale autonomo. La maiuscola è d’obbligo, perché il nuovo trend dell’A.I. la sta rendendo sempre più capace di assumere progressivamente ruoli che, un tempo, erano esclusivamente umani.
Questa nuova evoluzione, quella dell’”Agentic A.I.”, promette non soltanto ottimizzazioni operative, ma anche rivoluzioni profonde all’interno dei processi decisionali a livello organizzativo ed aziendale (ma non solo). Come tutte le trasformazioni radicali, anche questo mutamento porta con sé sfide significative che i leader aziendali devono affrontare dotandosi di adeguata chiarezza e visione.
La nuova generazione di A.I. varca un altro confine, passando da “classici” sistemi supervisionati e statici ad entità capaci di apprendere, decidere ed operare in via del tutto autonoma. Il tutto grazie alla combinazione di Machine Learning, Deep Learning, Generative A.I. ed elaborazione del linguaggio naturale (NLP). Risultato: Agenti capaci di “interpretare” un contesto di riferimento, identificare compiti ed azioni necessarie per raggiungere un obiettivo assegnato, predisporre il relativo piano d’azione, e perfino eseguirlo.
Con caratteristiche distintive che spaziano dall’autonomia decisionale alla proattività adattiva, e dalla capacità di apprendimento avanzato supportato da memoria operativa all’abilità di pianificazione strategica rivolta al raggiungimento di obiettivi complessi. Se accostate al concetto di “macchina” che abbiamo tradizionalmente coltivato a livello culturale, si tratta senza dubbio di capacità straordinarie. Che, come tali, richiedono per le aziende l’avvio di un processo di profondo ripensamento che investa la loro struttura organizzativa e la governance interna, dando priorità a cose come flessibilità ed agilità operativa con la finalità di riuscire a sfruttare al massimo queste stesse innovazioni.

ChatGPT/MIT TR IT
Quella degli Agenti è l’ultima frontiera evolutiva dell’Intelligenza Artificiale. Una frontiera composta da applicazioni di terza generazione che seguono alle stagioni di chatbot e co-piloti, da un lato, ed A.I. Generativa, dall’altro, e che, a differenza dei predecessori, sono in grado di operare da soli, apprendendo ed imparando in modo continuo a partire dalla propria esperienza. Una premessa del genere è ipso facto indizio di boom. E boom, a quanto pare, sarà: un recente sondaggio di Capgemini stima che l’82% delle organizzazioni prevede di integrare Agenti entro i prossimi tre anni.
L’impatto nel day-by-day delle organizzazioni si preannuncia non da meno, ovviamente. Il mercato globale degli Agenti A.I., stando ad uno studio firmato MarketsandMarkets, è destinato a crescere in questo quinquennio ad un tasso annuo medio composito al 46,3%. Significa ipotizzare che nel 2032 attorno agli Agenti ruoterà un valore superiore ai 47 miliardi di dollari.
Tutto questo cambia le regole del gioco, e di netto. E, difatti, un nuovo paradigma di consumo è ormai alle porte: i machine customer. Ovvero: attori economici non umani in grado di ottenere beni o servizi in cambio di pagamenti. Questi nuovi attori economici, secondo quanto evidenziato da fonti pubbliche, sono destinati a perdurare, attraversando anche diverse fasi di maturità.
Passando oltre l’attuale stagione di acquisti specifici basati su regole ed una dinamica di fondo in cui l’uomo comanda e la macchina si limita ad eseguire, che già vira (entro l’anno in corso) ad uno standard di scelte ottimizzate tra prodotti che competono sul mercato, sempre in base a regole e date ma con un comando condiviso (uomo + macchina) e la macchina che esegue.
“Alla finestra”, entro i prossimi 10 anni, ci attende un’era di decisioni totalmente autonome, basate su bisogni inferiti ed auto-appresi, in cui la macchina comanderà ed eseguirà in toto. Uno scenario come questo impone una capacità di reazione alle imprese, ovviamente. Che dovranno rispondere adattando radicalmente il loro approccio al marketing ed alle vendite, passando da strategie umano-centriche a strategie orientate al “cliente macchina” basate su logica, rapidità e precisione informativa, e sfruttando competenze come analisi dati avanzata, customer journey analytics e data management sistematizzato e disciplinato.
Jensen Huang è CEO ma soprattutto Co-fondatore (dal 1993) di nVidia, la più grande piccola azienda al mondo con un’attitudine pionieristica alla tecnologia GPU che, di fatto, ha contribuito alla rivoluzione dell’informatica. In un recente intervento pubblico, si è detto certo del fatto che presto la sua azienda conterà non solo 50mila dipendenti umani, ma anche 100milioni di dipendenti digitali. Quei dipendenti digitali sono agenti A.I. E verrà il giorno di garantire anche a loro, sono sempre parole di Huang, onboarding, formazione, valutazione tramite performance review e compagnia cantante.
Stando a quanto Huang si sforza di puntualizzare, non sarà il futuro della sola nVidia, ma di ogni azienda. Appoggiarsi su una forza lavoro umana e digitale, nVidia è già alle prese con questo scarto epocale. Fa e farà sempre più i conti con vantaggi dell’Agentic A.I. che spaziano dall’incremento esponenziale della produttività (specialmente in attività ad alta complessità come il design dei chip) all’introduzione di “digital employees” (che accelerano processi intensivi di calcolo e gestione dati, consentendo ai dipendenti umani di dedicarsi maggiormente ad attività creative e strategiche).
Nell’attesa che questa nuova prospettiva trovi compimento come da visione di Huang, nVidia ha già preparato il terreno dandosi alla digitalizzazione sistematica di tutto il know-how aziendale, trasformando cioè i dati in conoscenze fruibili con le quali alimentare l’innovazione continua. Che lo si reputi desiderabile o meno, che ci si senta pronti o no, modelli simili stanno prendendo piede. Domani, forse, rappresenteranno un nuovo standard organizzativo in cui l’integrazione tra A.I. e risorse umane diventerà non un fattore, ma il fattore competitivo cruciale.
Le potenzialità sono immense, ma questo l’abbiamo sentito dire un’infinità di volte. Non altrettante, invece, ci hanno parlato dell’altra faccia della medaglia. Come governare i rischi della disruption incarnata dalla Agentic A.I.? Perché, malgrado gli indubbi vantaggi, emergono anche seri rischi. Ed i rischi seri, da che mondo è mondo, si affrontano con urgenza e responsabilità.
Uno riguarda il fronte della sicurezza informatica e dell’abuso di A.I.: recenti studi segnalano che, entro il 2028, il 25% delle violazioni aziendali sarà direttamente imputabile ad abuso di agenti A.I. da parte di attori interni o esterni alle organizzazioni. Entro il 2026, poi, il 20% delle organizzazioni utilizzerà l’intelligenza artificiale per appiattire la propria struttura organizzativa, eliminando più della metà delle attuali posizioni di middle management.
Entro il 2028 il proliferare delle occasioni di immersione tecnologica acuirà un impatto tale sulle popolazioni con dipendenza digitale da spingere 7 aziende su 10 ad implementare apertamente politiche anti-digitali, in ottica di prevenire lo spauracchio dell’isolamento sociale. Sempre entro il 2028, il 40% delle grandi aziende implementerà l’Intelligenza Artificiale per manipolare e misurare gli stati d’animo ed i comportamenti dei dipendenti, e tutto in nome del profitto. E, ancora, entro il 2029 1 CdA su 10 ricorrerà alla guida dell’Intelligenza Artificiale per contestare decisioni esecutive ritenute rilevanti per la sua attività.
I rischi ci sono. E non finiscono qui. Accenti foschi e prospettive doom&gloom a parte, aggiungiamoci training di sistema con risorse di calcolo ingenti, infrastrutture costose (tanto da allestire quanto da manutenere), investimenti ingenti su tecniche di anonimizzazione in grado di neutralizzare eventuali tentazioni di reverse engineering sui dati sensibili ed umanissimi che gli Agenti lavorano. E poi gli immancabili (e non ancora neutralizzati) bias algoritmici capaci di partorire risultati imprecisi, totalmente errati o, peggio, faziosi.

ChatGPT/MIT TR IT
I rischi ci sono. Ma esattamente come esistono i rischi, esistono anche le possibilità di soluzione. Che, al di là delle migliorie “hard”, tecnologiche ed informatiche, chiamano in causa anche un processo di “ingegneria organizzativa”. Quel processo ha un punto di atterraggio preciso: costruire organizzazioni anti-fragili. Per vincere la sfida posta dall’Agentic A.I., le aziende devono infatti puntare massivamente alla creazione di strutture anti-fragili, in grado cioè di adattarsi positivamente ai cambiamenti e, soprattutto, di prosperare nelle incertezze.
Alcuni esempi in proposito sono rappresentati da effort volti all’aggiornamento continuo delle competenze del personale con programmi di upskilling e reskilling mirati, e dall’implementazione di modelli operativi agili ed adattivi, come i fusion team, per abbattere barriere interne e favorire sinergie tra settori tecnologici e business. Ma c’è spazio anche per la promozione attiva di un “cultural hacking”, la ridefinizione strategica della cultura aziendale stessa, mirata a rendere quest’ultima più aperta, innovativa e pronta al cambiamento continuo.
La vera sfida per i leader aziendali consiste nell’adottare un approccio lungimirante e proattivo, che non solo integri l’A.I. ma trasformi radicalmente il DNA organizzativo. Così si naviga con successo tra i marosi della nuova era digitale. Un’epoca in cui la chiave del successo risiederà sempre più nella capacità di diventare non resilienti, ma anti-fragili. Cogliendo opportunità dai cambiamenti che l’Agentic A.I. porterà inevitabilmente nel panorama aziendale globale. Ed hackerando la nuova cultura delle macchine, con un occhio fisso, possibilmente, a dribblare i tanti (troppi) rischi che questa, invariabilmente come ogni rivoluzione che si rispetti, porta con sé.
L’ascesa degli Agenti come ultima (per ora) frontiera di un’Intelligenza Artificiale sempre più proiettata nel nostro quotidiano getta sul tavolo da gioco temi enormi. Parliamo di cose come lo scopo, l’evoluzione, l’autonomia, il controllo, l’adattamento e l’etica. Soprattutto, riducendo ad estrema sintesi, parliamo di uomini, di macchine, e della loro coesistenza.
Se tenendo a mente queste sole tre cose ci limitassimo a chiudere gli occhi e lasciassimo briglia sciolta alla nostra immaginazione, facilissimamente saremmo in grado di calarli in un contesto narrativo distopico. Con ottima probabilità, atterreremmo su qualcosa di simile alla saga di Matrix. Un mondo di oracoli, realtà vere e verosimili, coscienze collettive. Sarebbe un puro parto di fantasia, e nulla più. Invece, nel nostro mondo reale, quelle rivoluzioni su matrice rappresentano sfide concrete. Gli oracoli diventano previsioni da 47 miliardi di dollari in cinque anni. Le realtà vere e verosimili si mutano in colleghi digitali. Le coscienze collettive in A.I. brain. Su tutto, c’è la marcia inarrestabile di uno sviluppo tecnologico, sociale e culturale che sta riplasmando il nostro tempo.





