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    C’è più vita nelle profondità della Terra, che esseri umani in superficie

    Il 70% dei batteri e degli archaea vivono sotto la superficie del pianeta, per miliardi di tonnellate di carbonio. Altri pianeti potrebbero nascondere sorprese simili.

    di Lisa Ovi

    Da anni il Deep Carbon Observatory studia le profondità del pianeta incontrando nuove specie viventi mai prima identificate. Definiti ‘zombie‘ dagli studiosi, questi organismi sono stati trovati a chilometri di profondità sotto la superficie del pianeta. Si tratta di tonnellate di batteri, archaea, microbi a malapena viventi, per un totale di carbonio pari a 245-385 volte la massa di umani presenti sul pianeta. I recenti progressi nel campo del sequenziamento del DNA, hanno facilitato la loro identificazione.

    Gli scienziati hanno esplorato centinaia di siti in ogni continente, raggiungendo miniere profonde 5 km e perforando i fondali marini fino a 2.5 km di profondità. Hanno realizzato così la mappa di un ricco ecosistema caratterizzato da pressione e temperature estreme, associate a minime disponibilità di elementi nutritivi e livelli energetici, che rende possibile anche immaginare nuove possibilità di vita su altri pianeti.

    Questa biosfera profonda è stata definita le ‘Galapagos sotterranee’ e comprende esemplari di batteri, archaea ed eucarioti, con una preponderanza dei primi due. Gli scienziati non ancora incontrato un limite alla presenza di vita, in termini di profondità, temperatura o pressione. Non è stato possibile identificare un limite massimo di temperatura, pressione o profondità capace di porre fine alla presenza della vita, ma gli scienziati sono riusciti a formulare un’immagine dell’impatto umano sulla vita sotterranea.

    La scoperta apre le porte a molte nuove domande. Non sappiamo, per esempio, se e come la vita sotterranea e quella di superficie si influenzino a vicenda. Come si propaga la vita sotterranea? Da dove ha origine e come si alimenta?

    Tra i ricercatori coinvolti: Cara Magnabosco del Flatiron Institute Center for Computational Biology di New York, Mitch Sogin del Marine Biological Laboratory Woods Hole, Karen Lloyd della University of Tennessee, Rick Colwell della Oregon State University.

    Immagine: Nematode sconosciuto su biopellicola, raccolto a 1.4 km di profondità in una miniera d’oro del Sud Africa. Immagine Gaetan Borgonie (Extreme Life Isyensya, Belgium)

    (lo)

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