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    Ascesa e caduta delle app di spesa online

    In Cina sono state la soluzione durante il lockdown. Ma ora che si sta ritornando alla normalità, questo tipo di industria sarà in grado di sopravvivere?

    Zeyi Yang

    Mezzanotte, 6, 8, 8:30, 9: questi orari sono radicati nella mente di Queeny Song. Per oltre una settimana ad aprile, la 24enne residente a Shanghai in questi orari ha dovuto aggiornare il telefono con diverse app di spesa a domicilio nella speranza di farsi consegnare del cibo. Durante il lockdown in corso di un mese a Shanghai, queste app di generi alimentari online sono state un’ancora di salvezza per i residenti. Song afferma che circa il 60-70 per cento della spesa è stata acquistata grazie alle app. 

    Negli ultimi due anni l’inasprimento e l’allentamento delle restrizioni per il covid in Cina hanno determinato i destini di app come Dingdong, Hema di Alibaba e Maicai di Meituan.  Ora, mentre la Cina continua con la sua strategia zero-covid, le dure misure di blocco hanno offerto al settore un’altra possibilità di tornare in auge dopo un anno di deludenti profitti aziendali. Continuare però ad avere successo quando la situazione torna alla normalità è un interrogativo aperto.

    Una storia di alti e bassi

    Intorno al 2015, le aziende tecnologiche cinesi, tra cui Alibaba, hanno iniziato a sperimentare idee per incorporare la spesa nel fiorente panorama dell’e-commerce del paese. Solo nel 2018 e al 2019 il settore ha davvero iniziato a decollare, con decine di nuove startup in competizione tra loro, ma con una crescita in generale modesta.
     
    È stato il primo lockdown a livello nazionale in Cina, nei primi mesi del 2020, che ha davvero messo le ali al settore. Ben presto è diventata una delle nuove industrie tecnologiche più calde in Cina, con finanziamenti di capitale di rischio in arrivo e giganti della tecnologia come DiDi e Meituan desiderosi di prenderne una fetta. Un rapporto di McKinsey del febbraio 2021 aveva già individuato la spesa online come “uno dei settori a maggiore conflittualità in Cina nel 2021″. 

    Chi è entrato in questo mercato, infatti, non ha avuto paura di spendere. Secondo un dirigente anonimo dell’ormai fallita Chengxin Youxuan, il braccio di e-grocer di DiDi, citato dal magazine economico-finanziario “Caixin”, “l’intero mercato ha bruciato almeno 10 miliardi di yuan (1,57 miliardi di dollari) ogni mese“. Nel giugno 2021, le startup Dingdong e MissFresh hanno presentato domanda per essere quotate in borsa negli Stati Uniti lo stesso giorno, gareggiando per essere la prima azienda cinese di servizi di consegna a domicilio di prodotti alimentari quotata in borsa.

    Ma l’anno scorso è iniziata la flessione. Nonostante il clamore e il denaro, queste aziende hanno lottato per realizzare un profitto mentre i lockdown si sono allentati e le persone sono semplicemente tornate a fare acquisti di persona. Quel che è peggio, sono stati coinvolti nella nuova lotta della Cina contro politiche monopolistiche. Il governo cinese si è affrettato a imporre multe e sono apparsi editoriali che mettevano in dubbio il valore del settore.

    Di conseguenza, le startup promettenti e le grandi aziende tecnologiche hanno deciso di ridurre i loro piani di espansione, con licenziamenti massicci o dichiarazioni di bancarotta. DiDi ed Ele.me, due aziende tecnologiche di successo che avevano scommesso sulla spesa online come nuovo motore di crescita, hanno deciso di chiudere questi servizi. Almeno altre due startup di generi alimentari online hanno chiuso le loro attività nell’ultimo anno. 

    Gli ultimi lockdown stanno offrendo al settore una seconda possibilità. Con altre città cinesi come Pechino e Hangzhou che stanno affrontando imminenti blocchi, milioni di persone stanno ancora una volta scaricando queste app e facendo affidamento su di esse quotidianamente. In effetti, l’app di Dingdong è salita al terzo posto nella classifica delle app gratuite dell’App Store in Cina all’inizio di aprile.

    La battaglia quotidiana per il cibo

    Mentre i residenti più fortunati di Shanghai possono ricevere pacchetti di generi alimentari gratuiti una tantum dai loro datori di lavoro o dai governi locali, la maggior parte delle persone, come Song, hanno bisogno di trovare un modo per acquistare da mangiare. Alcuni residenti hanno  formato gruppi di quartiere tramite app di messaggistica, raccogliendo gli ordini di tutti e facendo acquisti all’ingrosso direttamente dalle fattorie o dalle fabbriche alimentari vicine. 

    Ma Song si è presto resa conto che fare la spesa insieme ai suoi vicini significava non fare più le proprie scelte. Vivendo in un quartiere residenziale in cui oltre tre quarti delle persone sono anziani o famiglie con bambini, le ordinazioni comuni prevedevano qualcosa come oltre 2 kg di carne di maiale, che lei avrebbe impiegato un’eternità a consumare. L’unica altra opzione per lei, quindi, sono le app per spesa online e aggiorna freneticamente Dingdong, Hema e Meituan Maicai ogni giorno per fare un’ordinazione.

    Ma con il lockdown che interrompe la catena di approvvigionamento di molti beni, compresi i generi alimentari, anche effettuare un ordine su quelle app richiede fortuna e dedizione. Come gli acquirenti del Black Friday in attesa di sfondare le porte dei negozi, i residenti di Shanghai stanno sciamando sulle app all’ora designata per cercare di acquistare il più possibile prima che le scorte si esauriscano in pochi secondi. Indubbiamente stressante. 

    Anche Li, una consulente di Shanghai che usa il suo cognome solo perché desidera rimanere anonima, si alza presto ogni mattina per tentare la fortuna con una mezza dozzina di app diverse, ma senza fortuna. Una volta, Li ha messo nel carrello della spesa centinaia di renminbi di generi alimentari, ma quando è arrivata alla fase di pagamento, l’unica cosa rimasta in magazzino era un sacchetto di caramelle. 

    “A causa dell’aumento esplosivo della domanda degli utenti di Shanghai, l’esperienza di acquisto è sicuramente diversa da come era in tempi normali. La percentuale di successo per effettuare ordini è bassa”, ha scritto in una e-mail l’app di alimentari Dingdong a “MIT Technology Review”. “In questa situazione, cerchiamo di essere imparziali, approvando casualmente gli ordini”.

    Il modo in cui l’industria affronta questi problemi può determinare come sarà il ritorno alla normalità. Riuscirà a trattenere i nuovi consumatori una volta che le persone potranno circolare liberamente nei negozi di alimentari? È difficile da dire, ma gli investitori non sono più così ottimisti come lo erano nel 2020 e gli utenti sono probabilmente divisi

    Song dice che manterrà app come Dingdong e JD sul suo telefono, perché le hanno permesso di superare un periodo realmente difficile. Li, l’altra residente a Shanghai, la pensa diversamente. “È ancora la mia seconda scelta. Le utilizzo solo perché non posso fare in nessun altro modo”, dice. “Dopo la pandemia, sono sicura che le abbandonerò”.

    Immagine: Ms Tech / Envato

    (rp)

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