
La giornalista di MIT Technology Review sulla Cina condivide le sue riflessioni degli ultimi tempi.
Un nuovo spettacolo teatrale su OpenAI
Di recente ho visto Doomers, una nuova pièce di Matthew Gasda sul colpo di stato fallito nel 2023 a OpenAI, qui rappresentata da una società fittizia chiamata MindMesh. L’azione è ambientata quasi interamente in una sala riunioni; il primo atto segue i dirigenti subito dopo il licenziamento dell’amministratore delegato della società, Seth (una controfigura di Sam Altman), e il secondo ricrea le trattative del consiglio di amministrazione che hanno determinato il suo destino. È un solido tentativo di catturare lo zeitgeist della frenesia dell’intelligenza artificiale della Silicon Valley e il panico morale del mondo sull’intelligenza artificiale, ma gli scambi rapidi e ad alto rischio fanno sì che a volte il film sembri perdersi nella sua stessa verbosità.
Cene a tema ed esperimenti culinari
La vastità della cucina cinese sfida la facile categorizzazione e, anche in una città in cui le opzioni non mancano, mi ritrovo spesso a cucinare, non solo per recuperare qualcosa di più vicino a casa, ma per creare una casa diversa da quella che è mai esistita. Di recente, ho sperimentato una rivisitazione cinese del tagliere di salumi, abbinando i panini al vapore tostati, chiamati mantou, con il furu, una crema di tofu fermentato, pungente e ricca di umami.
Cucire e copiare i miei vestiti
Ho iniziato a cucire tre anni fa, ma solo nell’ultimo anno ho iniziato a creare abiti da zero. Amante della moda vintage, in particolare delle silhouette anni ’80, ho iniziato con vecchi modelli trovati su Etsy. Ma di recente ho provato qualcosa di nuovo: copiare un abito molto amato che avevo comprato in un negozio dell’usato a Pechino anni fa. Si tratta letteralmente di un processo di reverse engineering: appuntare l’indumento, tracciarne le cuciture, decostruirne la logica e ricostruirlo. A volte il mio cervello si sente come un vecchio Mac che sta raggiungendo il limite della sua CPU. Ma quando funziona, sembra un piccolo atto di magia. È un esercizio di certezza, la stessa cosa che mi ha portato alla moda in primo luogo: la possibilità di abitare qualcosa che sembra un’estensione di me stessa.





