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    Mia figlia ha un anno: come mai l’ho vaccinata contro la polio

    Il poliovirus si sta diffondendo a Londra, ho colto al balzo la prima occasione per vaccinare mia figlia contro la poliomielite

    È un giovedì pomeriggio e dovrei essere al lavoro. Invece, sto rincorrendo mia figlia nel piccolo giardino scarmigliato dietro l’ufficio del medico, insieme a circa 15 altri genitori. Siamo tutti qui per lo stesso motivo: per far vaccinare i nostri bambini contro la poliomielite. “Oggi vacciniamo circa 200 bambini”, mi dice l’infermiera.

    La più piccola delle mie bambine, quella che sta correndo per il giardino indicando mucchi di pietre e urlando “Questa è cacca!”, avrà due anni a ottobre. Ha già ricevuto tre dosi di vaccino contro la poliomielite e dovrebbe riceverne un’altra quando avrà tre anni e quattro mesi.

    Ma in seguito al rilevamento di poliovirus nelle acque reflue nel nord e nord-est di Londra, dove viviamo, è una delle centinaia di migliaia di bambini di età tra uno e nove anni a cui viene offerta una dose di richiamo.

    Non è la prima volta che il poliovirus viene rilevato nelle fognature di Londra. Eppure, questa volta sembra che possa diffondersi con più facilità di un tempo.

    Il Regno Unito non registra casi dal 1984, ma negli Stati Uniti, un uomo di 20 anni della contea di Rockland, New York, ha recentemente sviluppato una paralisi causata dalla poliomielite, il primo caso della malattia diagnosticato nel paese dal 2013. Cosa sta succedendo? E sono davvero utili le campagne di vaccinazione come quella di Londra?

    Il virus si diffonde con incredibile facilità, di solito attraverso cibo e acqua contaminati, o un contatto ravvicinato. Una volta entrato nel corpo di una persona, il virus si fa strada nell’intestino, dove si replica e parte a manifestarsi con un mal di stomaco.

    Per molte persone, questa è la fine della storia: secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, i sintomi sono lievi nel 90% dei casi. Eppure, in alcuni casi, il virus attacca il sistema nervoso, provocando paralisi degli arti o, più raramente, dei muscoli che usiamo per respirare.

    Quando ciò accade, un’infezione può essere fatale. E sebbene molte persone guariscano anche dalle forme gravi della malattia, possono rimanere affetti da forme di paralisi permanente.

    Tutti i paesi tranne due sono riusciti a eliminare il poliovirus selvatico da quando sono stati introdotti i vaccini negli anni ’50 e ’60. Il virus sta ancora circolando in Afghanistan e Pakistan, sebbene gli sforzi di vaccinazione siano in corso in entrambi i luoghi.

    Piccole fabbriche di vaccini

    L’Agenzia per la sicurezza sanitaria del Regno Unito dichiara di aver avviato un’indagine urgente sulla diffusione del virus a Londra. Il sequenziamento genetico dei campioni finora rinvenuti dimostra che il virus assomiglia molto a quello trovato in un tipo di vaccino contro la poliomielite.

    Solo uno dei due vaccini in uso oggi può portare alla poliomielite da vaccino. Il vaccino contro la poliomielite orale, somministrato tramite gocce, contiene una forma viva, ma indebolita, di poliovirus.

    Quando questo virus raggiunge l’intestino, si replica per un periodo di tempo limitato e può generare una forte risposta immunitaria, proteggendo l’individuo da infezioni future.

    Questo virus contamina anche le feci della persona vaccinata

    Ma, come tutti sappiamo, i virus possono mutare. Molto raramente, il virus indebolito può mutare e condurre alla malattia. Ancora più raramente, può causare la poliomielite nelle persone vaccinate, ma in alcuni casi, gli individui vaccinati che afflitte da un sistema immunitario debole. E infestando le feci, può diffondersi e dare origine a focolai tra i non vaccinati, anche se non si manifesta sempre in malattia.

    La maggior parte delle persone che ricevono il vaccino orale ne diventa portatore solo per pochi giorni, superando velocemente gli effetti del virus, ma in alcuni, quando il sistema immunitario della persona vaccinata non riesce a far fuori il virus velocemente, l’individuo può rimanere portatore della malattia per anni, spiega Nicola Stonehouse, virologa dell’Università di Leeds, nel Regno Unito. In questi casi, il virus ha più opportunità di mutare nel corpo della persona, e venire ininterrottamente diffuso.

    “Queste persone diventano, fondamentalmente, delle piccole fabbriche per la produzione di virus”, dichiara Stonehouse.

    Questo scenario non si ripropone nel caso del vaccino a iniezione, in quanto contiene una forma del virus essenzialmente morta e del tutto incapace di replicarsi. Ecco perché molti paesi sono passati ad utilizzare i vaccini antipolio iniettabili: il Regno Unito ha abbandonato la vaccinazione antipolio orale nel 2004, ad esempio. Il vaccino iniettato viene somministrato in quattro o cinque dosi, la prima a due mesi di età.

    Come siamo arrivati a questo punto?

    E allora perché il virus si trova nelle acque reflue di Londra? La catena di trasmissione è probabilmente partita da un bambino recentemente vaccinato all’estero con il vaccino orale, spiega Stonehouse. “È molto probabile che questo bambino stia bene ed abbia anche smesso di diffondere i virus generati in seguito alla vaccinazione”, dice. “Ma potrebbe averlo passato a qualcun altro, che lo ha passato a qualcun altro, ecc, ecc.”

    Il virus sembra essersi diffuso per Londra attraverso un numero limitato, ma sconosciuto, di persone.

    Dico Londra perché è qui che è stato individuato il virus. Le acque reflue del Regno Unito sono sottoposte a controlli particolarmente severi contro i virus soprattutto in un paio di siti della capitale ed uno in Scozia, spiega Stonehouse.

    Ma molti virologi pensano che il virus possa essersi già diffuso anche altrove, sia nel Regno Unito che all’estero: non lo sappiamo solo perchè nessuno lo sta cercando.

    Perché ora? Stonehouse attribuisce questa nuova ondata alla “sfortuna“. È possibile che questo tipo di diffusione sia già accaduta senza che nessuno se ne accorgesse. Non c’è motivo di prendere la cosa sottogamba, però. “Il virus si diffonde così facilmente che qualsiasi indizio di trasmissione è davvero preoccupante“, afferma.

    Quanto dovremmo essere preoccupati? Gli adulti possono sviluppare forme gravi della malattia, ma è raro e dovrebbero comunque essere protetti da eventuali vaccinazioni che hanno ricevuto durante l’infanzia. Ringrazio la zolletta di zucchero vaccinata che mi hanno dato quando ero bambino.

    Sono i bambini sotto i cinque anni a essere maggiormente a rischio di poliomielite e le sue complicazioni, quindi è importante assicurarsi che i bambini siano in regola con le vaccinazioni di routine. Mia figlia dovrebbe già essere protetta: ha già assunto le tre dosi consigliate per un bambino della sua età.

    È più probabile che i bambini vengano infettati e diffondano il poliovirus rispetto agli adulti e possono farlo anche se hanno ricevuto il vaccino iniettato. Una dichiarazione del Comitato congiunto per la vaccinazione e l’immunizzazione (JCVI) del Regno Unito menziona prove non pubblicate che il vaccino contro la pertosse somministrato alle donne in gravidanza può abbassare la risposta immunitaria dei loro bambini alle loro prime vaccinazioni, suggerendo un limite alla protezione offerta da questi vaccini nella prima infanzia .

    Per questo motivo il vaccino viene ora offerto anche ai bambini vaccinati, come nel mio caso. E dato il grado di sicurezza del vaccino, “anche se sei completamente coperto, una dose in più non farà certo male”, afferma Stonehouse.

    La poliomielite non si cura, si previene. Ecco perché, armata di biscotti e video youtube per bambini, ho portato mia figlia dal nostro medico curante in un soleggiato giovedì pomeriggio.

    Mia figlia maggiore non è stata invitata per una dose di richiamo: i vaccini non vengono offerti ai bambini che hanno ricevuto la vaccinazione in età prescolare (a tre anni e quattro mesi) nell’ultimo anno. Ma sarà ammissibile tra un paio di mesi. Spero che per allora non sia più necessario.

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