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Fonte: Ecosystem for Military Drones Expert opinion of Aliaksei Stratsilatau, CEO of UAVOS

La soluzione per ridurre i soldati sul campo è il dispiegamento di sintetici: droni, intelligenze artificiali etc… Il futuro vedrà le guerre divenire sempre più partecipate da sintetici.

La logica è semplice. La carne maciullata è un problema per una nazione democratica e i suoi leader, il silicio triturato è un’opportunità industriale e finanziaria. L’Ucraina ha aperto un vaso di Pandora: ciò che ne uscirà nei prossimi decenni è un futuro tutt’altro che umano. Facciamo il punto.

Ucraina: un campo di sperimentazione

L’evento Ucraina è il punto di partenza per comprendere il prossimo secolo di evoluzione bellica. Nello stesso modo in cui le guerre boera lo furono per il secolo passato. La guerra boera venne combattuta dai britannici per impadronirsi dell’oro e dei diamanti dei boeri. Fu un conflitto nuovo per tecnologie dispiegate e strategie. I campi di concentramento inglesi per ricattare i combattenti boeri, colpendo le loro famiglie fu una strategia tanto oscena quanto vincente. Poi ci furono i treni corazzati, guerre di trincea, mitragliatrici automatiche, fuoco di saturazione d’artiglieria, attacchi tattici con approccio “blitzkrieg” tramite cavalleria, etc. L’Ucraina è la guerra che ha battezzato un uso strategico, tattico, modulare e intensivo dei droni: i primi erano droni civili militarizzati, poi sono arrivati i droni marini, ora i droni di supporto militari che portano rifornimenti al fronte e riportano indietro i soldati feriti.

Perché ora?

Tutta la tecnologia per produrre droni era disponibile fin dalla seconda guerra mondiale (con il Goliath tedesco). Tuttavia per realizzare droni su scala industriale servivano approcci tecnologici più semplici e scalabili finanziariamente. A questo si aggiunga che serviva anche un cambio mentale sia nei militari che nella popolazione civile e democratica. Il primo impulso venne dagli USA con le guerre del petrolio dell’era Bush Jr: l’impiego di droni ad ala fissa si fecero conoscere in Afghanistan e Iraq. Poi seguirono Israele, Russia, Cina, India adottando la visione strategica e legale per integrare i sintetici nelle pianificazioni belliche. Tuttavia, quei droni erano ancora costosi e usati principalmente in operazioni chirurgiche, come una sorta di cecchino volante (targeted killing).

Il recente impiego di piccoli droni economici, con visuale in prima persona, pilotati a chilometri di distanza è il cambio di registro che generato dalla guerra ucraina. I nuovi droni, nel primo anno di conflitto, erano per lo più droni civili acquistabili online per poche centinaia di euro, usati come osservatori il tiro di artiglieria e mortai. Una volta che i soldati si sono abituati ad integrare i sintetici usandoli come scout, i droni civili sono stati evoluti divenendo bombardieri, kamikaze e, nell’ultima evoluzione, “unità di supporto” come droni hacker e droni amplificatori (per contrastare l’hacking o il jamming nemico). Il costo dei droni, una volta che la guerra si è prolungata, è calato ulteriormente grazie a diverse aziende, anche piccole cooperative civili ucraine, che hanno iniziato a costruirli da zero: fusoliera stampata in 3D, chip acquistati online, carico utile riciclato da ordigni inesplosi etc.. L’area del conflitto è stata un altro fattore scatenante.

L’Ucraina è la prima guerra simmetrica, con due eserciti regolari schiarati, in cui la NATO ha potuto testare sul campo 30 anni di teorie belliche e armamenti. Stesso approccio per la Russia. Di tutte le tecnologie sperimentate i droni sono risultati quelli più performanti: costi, tecnologia più avanzata rispetto al passato, opportunità e sostituzione sintetica (rispetto alle risorse umane) sono stati i fattori che han decretato il successo dei droni.

I cacciatori di uomini

L’Ucraina per prima ha iniziato a impiegare droni come cacciatori di uomini: lo squilibrio numerico delle forze in campo lo ha reso una necessità, i russi si sono adattati e hanno imitato velocemente gli ucraini. Nell’ultimo anno si stima che le perdite di soldati sul fronte, cagionate da singoli attacchi mirati di drone, siano alla base del 65% circa dei morti e feriti. È un passaggio epocale che vedrà la maggiore evoluzione, quella dei “cacciatori di uomini”. Ora i droni si tuffano nelle trincee, scivolano attraverso le finestre e si insinuano nei portelli dei veicoli corazzati. La più antica assicurazione del campo di battaglia la copertura: rifugiarsi in trincea o in un edificio non è più una soluzione per sopravvivere. Quello che sta accadendo è più di una nuova tattica: è una rottura sistemica nella condotta della guerra moderna sul terreno.

Un soldato dell'esercito statunitense con indosso delle cuffie si prepara a lanciare un drone FPV. Screenshot/Business Insider/Graham Flanagan

Un soldato dell’esercito statunitense con indosso delle cuffie si prepara a lanciare un drone FPV. Screenshot/Business Insider/Graham Flanagan

Soldati aumentati

Grazie ai sintetici la capacità della fanteria di colpire efficacemente i bersagli non è più limitata alla linea visiva dei soldati. Sebbene sistemi d’arma come mortai, missili anticarro guidati, razzi portatili e lanciagranate abbiano esteso notevolmente il raggio d’azione, richiedevano comunque la presenza fisica del soldato con il sistema d’arma e un buon raggio visivo, oppure un osservatore avanzato umano. Il drone osservatore, usato sin dall’inizio della guerra in Ucraina, è ora parte della dottrina standard di schieramento che ogni battaglione applica.

Ciò che distingue la fanteria “aumentata (dai droni e altri sintetici come gli algoritmi)” è la fusione tra sensore e arma in una singola piattaforma operabile anche distanza. Fondamentalmente, il soldato o l’osservatore avanzato, non deve più essere vicino fisicamente all’arma o all’area bersaglio. In questo modo si sposta non solo la geometria dell’ingaggio, ma anche il calcolo del rischio e la flessibilità tattica delle formazioni di fanteria. Questa nuova capacità di ingaggio, che può facilmente raggiungere i 20 chilometri, ha decentralizzato la catena di uccisione e modificato la relazione tra forze di manovra tattiche e il fuoco di supporto. Squadre e plotoni possono ora esplorare e avviare attacchi su distanze immense (per un fante appiedato). Una volta riservata ai comandi superiori, la capacità di vedere e colpire è ora organica ai livelli tattici più bassi. Questo ulteriormente aumenta la flessibilità dei battaglioni, sino al singolo soldato che, se inserito in un sistema di comando “destrutturato” (non rigido come in passato) può divenire una piattaforma di battaglia autonoma capace di proiezione nel raggio tra i 5-10 km.

L’evoluzione del soldato semplice, nei prossimi anni, sarà ristrutturare l’intero corpo di fanteria di ogni esercito sino al singolo plotone di fanteria per creare unità umane “potenziate dai droni,” in grado di occuparsi di bersagli diversi: carri armati, artiglieria mobile, artiglieria fissa, altre unità di fanteria. Idealmente, la squadra di droni, equipaggiata con quattro droni di maggiori dimensioni, può essere suddivisa in ruoli: ricognizione, cacciatore-assassino, contro-droni e coordinamento del fuoco.

Il programma “Replicator” e Anduril

Il programma “Replicator“, recentemente lanciato dal Pentagono, sembra muoversi in questa direzione: dato che la catena di approvvigionamento nel Ministero della Difesa è un mostro burocratico, il Pentagono ha promosso questa soluzione che prevede la creazione di squadre di droni basate sul tipo di ingaggio: uno sciame di droni civili militarizzati acquistati sul libero mercato, un “drone madre” in grado di coordinare flottiglie di droni tattici più piccoli, ecc.

Se lo scenario pare fantascientifico ricordiamo che già oggi Anduril si sta posizionando come principale produttore di droni americani. La stima del Ceo è di poter fornire ad ogni soldato americano almeno un drone, tra i differenti modelli che stanno sviluppando. Con i modelli di Anduril, solo restando nel panorama americano, i soldati semplici, con una formazione di base, potranno scansionare i tetti, sbirciare dietro i muri, ripulire trincee o rilevare imboscate attraverso una valle.

Il futuro della democrazia dei droni

Per cercare di mappare il futuro dobbiamo partire da 4 fattori egualmente vitali: democrazia, demografia, multipolarismo e tecnologia. Anche se quest’ultima sembra la più importante, in realtà è la meno influente. Le prime due sono le vere forze di cambiamento.

I dati demografici europei mostrano una popolazione che invecchia, con sempre meno giovani. Non dimentichiamo che i giovani sono di solito i preferiti per essere mandati in guerra, per molte ragioni. Prima di tutto, sono giovani e più efficienti: se adeguatamente addestrati, i loro corpi sono più rapidi ed efficaci rispetto a quelli di un soldato di 40–50 anni. In secondo luogo, i giovani sono più plasmabili mentalmente. È più facile persuadere un giovane a prendere le armi che un 50 enne.

Tuttavia, non tutte le persone del futuro saranno idonee alla guerra. Circa un terzo degli americani è in sovrappeso, un altro terzo è obeso, ed è già oggi un peso per il sistema sanitario. L’Europa sta seguendo l’esempio degli Stati Uniti.

L’evoluzione dei droni vedrà il passaggio da un singolo drone pilotato a un’intera flottiglia o sciame controllato da una sola persona (magari con il supporto dell’IA per l’analisi dei dati in tempo reale). Mentre due terzi dei giovani occidentali sono inadatti al campo di battaglia, possono essere ideali come “mente nella macchina”. Ricordiamo che le nuove leve sono giovani abituati da almeno un decennio a giocare a video giochi, dove i tempi di reazione e le abilità di pilotare assetti simulati, è ormai assicurata dalla frequenza giornaliera di interazione con questi video giochi.

In pratica, mentre la demografia occidentale sempre meno permetterà il dispiegamento di battaglioni composti interamente da uomini, sarà più realistico vedere sul campo solo specialisti umani, magari veterani di carriera, supportati dai loro colleghi in remoto.

Non è uno scenario strano, se consideriamo che già oggi droni strategici e tattici come il Global Hawk e il Raptor sono controllati da migliaia di chilometri di distanza.

I giovani saranno preaddestrati e poi arruolati usando tattiche di ingaggio di successo come il militainment. Sconosciuto in Italia ma efficace in America, dai primi anni 2000 il Pentagono sponsorizza un gioco gratuito chiamato “American Army”. Uno sparatutto in prima persona graficamente all’avanguardia e gratuito, a differenza di Call of Duty o del defunto Medal of Honor. All’epoca del lancio aiutò ad arruolare nuova “carne fresca” per il tritacarne. Oggi il programma è più sofisticato, potendo avvalersi della proiezione digitale della rete.

Oggi videogiochi di guerra in prima persona e i simulatori sono ovunque, e i giovani sono abituati a gestire asset complessi (nei videogiochi): avatar umani, droni, carri armati ecc. Se aggiungiamo la veloce deficienza cognitiva e una crescente insensibilità (o tolleranza alla violenza visiva) delle nuove generazioni, si può comprendere come i soldati remoti siano una soluzione economica già disponibile. L’incapacità di molti giovani di distinguere tra violenza simulata e reale è oggi rappresentata dalle cronache di violenza quotidiana nei telegiornali.

In futuro, però, potremo sfruttare anche un altro tipo di soldato virtuale: il veterano, soprattutto quello mutilato in guerra. Nella vita reale sarebbero corpi inutili, da spostare. Ma potenziati con esoscheletri in lega metallica e carbonio, oppure come piloti di assetti remoti come i droni, torneranno sul campo, con addestramento integrato dalla loro precedente esperienza sul campo. Già oggi, i veterani ucraini senza un braccio o affetti da PTSD stanno imparando a gestire gli effetti della guerra…tra le cure del futuro ci sarà sicuramente il gaming virtuale (già oggi vi sono formazione con sport marziali come il tiro con l’arco).

Democrazia: il costo che nessuno vorrà più pagare

La democrazia è il sistema perfetto per governare una nazione in tempo di pace. In tempo di guerra, tuttavia, la democrazia tende a polarizzarsi. Abbiamo vissuto questa polarizzazione nei conflitti recenti: Putin è il cattivo, Zelensky è il buono. Iran è il male, Israele è il bene. A causa della crescente (dis)attenzione che ogni cittadino democratico dedica al controllo delle notizie… manipolare grandi fasce di popolazione è oggi piuttosto facile.

Già oggi assistiamo a fake news e deepfake creati da algoritmi generativi. In futuro, questi strumenti digitali diventeranno ancora più efficaci. Questo evento, unito al fatto che la maggior parte dei media è in mano agli oligarchi sia occidentali che orientali (che hanno grandi interessi nella difesa), sarà la combinazione perfetta per giustificare una guerra.

Pensiamo a quello che succede già ora: Jeff Bezos possiede il Washington Post. Negli ultimi due anni ha manifestato apertamente il suo favore per Trump. Anche se molti lettori han disdetto l’abbonamento al Washington Post Bezos ha tirato dritto. Dopo tutto alcuni migliaia di abbonamenti in meno non sono una voce economica preoccupante per l’editore della testata, il primo uomo più ricco del mondo. Non è un segreto che Amazon e AWS abbiano, come primo cliente, lo Stato USA e tutte le agenzie di difesa: dal Pentagono alla NSA, fino alla CIA.

Elon Musk, con la sua influenza mediatica, può a sua volta influenzare una gran parte della popolazione. Anche lui guadagna principalmente non da Tesla, ma da Starlink e SpaceX – entrambe già coinvolte in ambiti militari. Musk è anche parte della cosidetta “Pay Pal mafia”, di cui son parte anche i fondatori di Palantir, la più grande Big War Tech in rapida crescita sia sui mercati finanziari che bellici. E il nuovo network, solo su invito, chiamato Dialog, che sta aprendo una sede di lobby tech a Washington per influenzare con maggior efficacia i decisori civili e militari.

Un mondo multipolare

In futuro avremo un mondo multipolare: in pratica, ogni gruppo di nazioni avrà i propri pari, i propri interessi e le proprie “aree contese”. Queste aree contese diventeranno focolai di guerra-tradeshow militari (in altre parole, guerre dimostrative di tecnologie belliche).

I Paesi non occidentali, pur avendo più soldati da schierare, reagiranno come la Russia sta reagendo ora, con un massiccio dispiegamento di droni. Cina e Russia stanno già creando fabbriche per produrre in massa droni modificabili secondo le esigenze dei clienti. Le dimensioni dei droni diventeranno sempre più ridotte, se necessario, ma letali.

Il capitalismo di guerra sarà il modello perfetto per questo futuro. Già ora, i maggiori gruppi finanziari stanno sbavando all’idea di “riarmare l’Europa” e lanciare la nuova generazione di armi compliance ai droni.

Tecnologia

Oggi, la tecnologia per costruire, pilotare e schierare un drone è alla portata di tutti. Ed è sia un’opportunità che un problema. Negli ultimi due secoli le nazioni occidentali sono rimaste nel “primo mondo” perché riuscivano a proteggere i propri interessi e proiettarli nel mondo. Ma negli ultimi 30 anni qualcosa è cambiato.

Quando Friedman e i Chicago Boys esportarono il cosiddetto globalismo, scambiarono “due ciotole di riso per un mese di lavoro in una sweatshop”. Le società occidentali ottennero trimestri economici grassi, ma persero il futuro. Tutta la tecnologia che l’Occidente ha sviluppato in due secoli è stata svenduta per pochi spiccioli a paesi del Terzo Mondo: prima la Cina, poi l’India. Queste nazioni ovviamente hanno iniziato a produrre in massa qualsiasi cosa, e a venderla nel resto del mondo.

Huawei è un caso storico da manuale: hanno cominciato in modo umile, ma lentamente sono diventati i fornitori di infrastrutture per quasi tutte le telecomunicazioni globali, Occidente compreso. Oggi, la Cina sta sviluppando chip e altre tecnologie avanzate a ritmi vertiginosi. Non è ancora al livello di USA-Taiwan, ma sta colmando il divario molto rapidamente.

Conflitti futuri disumani

De-umanizzare il conflitto, usando più sintetico e meno carne, sembrerà portarci verso un mondo dove meno soldati torneranno a casa a pezzi. Ma a che prezzo? Uno dei motivi che fanno terminare un conflitto è di norma la fine delle risorse umane da schierare sul campo, oppure l’insurrezione delle stesse. Soprattutto le democrazie occidentali non possono accettare un eccessivo livello di morti o feriti. Il Vietnam insegna. Ma cosa succederà quando la quota di soldati morti o feriti sarà minore, dato l’ampio utilizzo di sintetici sul campo? I politici delle democrazie potranno estendere il conflitto. Quale sarà allora il costo umano? Se due belligeranti non avranno più freno, dato dai morti militari, per far cedere l’avversario dovranno aumentare i danni civili. In questo modo, innescando un processo di frammentazione della società civile grazie a insurrezioni o caduta del mandato democratico al leader. In questo senso quindi, se in apparenza la sostituzione di soldati con droni porterà a meno soldati danneggiati sul campo, per terminare le guerre, i civili rischiano di pagare il prezzo più alto.

Benvenuti nel futuro

Virtualizzare la guerra e de-umanizzarla, in larga parte, non porterà a guerre più umane con meno morti… Ma porterà alla de-umanizzazione della popolazione, facendole pensare che la guerra sia qualcosa di lontano, che non richiede più un coinvolgimento democratico reale.
Questo modo di pensare permetterà ai leader delle democrazie di entrare in guerra sempre più facilmente. Le future democrazie dei droni sono qualcosa che oggi ci sembrano pura fantascienza. Tuttavia con la corretta pressione mediatica, la manipolazione (tramite guerra cognitiva) della popolazione e le leve finanziarie opportune le democrazie dei droni saranno l’unica democrazia conosciuta tra 10-20 anni da oggi.

Enrico verga è consulente strategico e istituzionale per aziende italiane che vogliono innovarsi e accrescere il proprio business. Le sue analisi sono pubblicate su il Sole 24 ore, Fortune, MIT, Forbes, Agi, Fomiche, Linkiesta, Manager Italia, Longitude.

Foto di copertina: grafica sull’ecosistema dei droni per uso militare. Fonte: Ecosystem for Military Drones Expert opinion of Aliaksei Stratsilatau, CEO of UAVOS.