
A Torino, un esperimento dell’ONU porta le tecnologie quantistiche fuori dalla teoria e dentro l’esperienza.
Davanti a un computer quantistico, in un laboratorio criogenico del Politecnico di Torino, tutto sembra progettato per mettere in crisi l’esperienza ordinaria. I qubit operano a temperature prossime allo zero assoluto, in una dimensione in cui le categorie familiari, velocità, scala, controllo, iniziano a perdere consistenza.
È un luogo che disorienta. Ed è proprio questo il suo valore.

Qui prende forma una domanda sempre più urgente: come si costruisce una posizione credibile sulle tecnologie che stanno ridefinendo il lavoro, quando queste tecnologie mettono in crisi il linguaggio con cui proviamo a descriverle?
A Torino, questa domanda diventa pratica. Nel tempo, prende corpo un esperimento.
Un esperimento che conduce a un esito inatteso: un Manifesto. Una presa di posizione che emerge dall’esperienza diretta, dal confronto, e da una progressiva costruzione di senso condiviso.
Un luogo che attiva l’esperienza
All’interno dell’ITCILO, il centro di formazione dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro, le tecnologie emergenti diventano ambienti da esplorare.
Questa scelta apre uno spazio diverso. L’intelligenza artificiale entra nei processi decisionali e nella progettazione dell’apprendimento. La realtà virtuale ridefinisce il modo in cui l’esperienza viene costruita e vissuta. Le neurotecnologie portano l’attenzione sul rapporto tra apprendimento e cognizione. Il quantum computing introduce una prospettiva in cui potenziale e applicazione si muovono su piani profondamente diversi.
In questo contesto, le tecnologie non offrono semplicemente soluzioni. Generano nuove condizioni di pensiero.

Il metodo come forma di conoscenza
Il tratto distintivo dell’esperienza risiede nella sua architettura.
Piuttosto che analizzare ogni tecnologia singolarmente, l’obiettivo è stato di esplorarle all’interno di un percorso, permettendo a prospettive diverse di incontrarsi e rendendo più semplice collegarle al lavoro del Centro.
Da luglio a dicembre 2025, 23 membri del personale dell’ITCILO hanno preso parte a un percorso di apprendimento multimodale, sia in presenza sia online. Attraverso esperienze sandbox, eventi di co-creazione, sessioni di coffee roulette, webinar e visite sul campo presso università. Insieme, hanno esplorato come queste tecnologie potessero essere applicate al proprio lavoro e quali implicazioni ciò avrebbe comportato per l’apprendimento, in particolare in termini di accesso alle opportunità, inclusione e partecipazione.
In questo percorso emerge un principio chiave: l’evidenza si costruisce attraverso l’esperienza.
Le tappe del percorso
Un Manifesto che prende forma
Il Manifesto nasce all’interno di questo processo. Porta con sé le tracce del percorso: confronto, divergenze, tentativi di sintesi.
Al suo centro si afferma una consapevolezza precisa: le tecnologie emergenti influenzano profondamente le condizioni di accesso, partecipazione e apprendimento.
Da qui si delineano alcune direzioni: mantenere le persone al centro, sviluppare trasparenza, costruire decisioni su basi esperienziali, rafforzare la capacità collettiva di affrontare il cambiamento.
Il Manifesto agisce come punto di riferimento dinamico. Accompagna l’evoluzione del percorso, anziché chiuderlo.

Una questione di capacità
In questa prospettiva, le tecnologie emergenti entrano in relazione con una dimensione più ampia: la capacità delle istituzioni di apprendere.
Prendere posizione rispetto al cambiamento tecnologico richiede nuovi modi di costruire conoscenza, coordinare azioni, interpretare segnali ancora incompleti.
Questo orientamento trova risonanza nelle dinamiche del sistema multilaterale. Iniziative come UN 2.0, il Global Digital Compact, il Pact for the Future e il processo di riforma UN80 indicano una traiettoria chiara: rafforzare capacità digitali e di innovazione mantenendo al centro inclusione, fiducia e responsabilità.
All’interno di questo scenario, il modo in cui queste capacità si sviluppano assume un ruolo centrale.
Dove prende forma il futuro del lavoro
Il futuro del lavoro emerge nei contesti in cui si impara a interagire con ciò che resta ancora parzialmente indefinito.
A volte questi contesti assumono forme inattese: un laboratorio quantistico, una conversazione informale, uno spazio progettato per mettere in discussione certezze consolidate.
In questi luoghi il futuro smette di essere una proiezione e diventa pratica.
Ed è proprio in questa pratica che si costruisce la possibilità di orientare il cambiamento.
Alessia Messuti è Learning Innovation Programme Officer presso il Centro Internazionale di Formazione dell’OIL, dove coordina iniziative legate alle tecnologie per l’apprendimento, alle competenze digitali e all’innovazione educativa.





