
Nel 2024, l’ecosistema italiano dell’innovazione ha ripreso fiato.
Dopo la flessione del 2023, gli investimenti in capitale di rischio verso startup e scaleup hi-tech sono tornati a crescere, raggiungendo quota 1,42 miliardi di euro, segnando un aumento del 25% rispetto all’anno precedente. È quanto emerge dal report “Gli investimenti in startup e scaleup hi-tech italiane nel 2024: tra giovinezza e maturità, un anno di transizione per l’ecosistema” dell’Osservatorio Startup & Scaleup Hi-tech della School of Management del Politecnico di Milano.

Investimenti in startup e scaleup hi-tech italiane. Osservatorio Startup & Scaleup Hi-tech della School of Management del Politecnico di Milano.
Una crescita che sa più di transizione che di svolta definitiva. L’Italia conferma il suo cammino, sospesa tra giovinezza e maturità, ancora distante dai colossi europei, ma sempre più consapevole del proprio potenziale. Tuttavia, oltre al volume dei capitali, diventa cruciale concentrarsi sulla qualità dell’innovazione che quei capitali sono chiamati a sostenere. Nel 2024, infatti, l’attenzione si è rivolta anche verso il deep tech.
Quando parliamo di deep tech, non ci riferiamo semplicemente a “tecnologia avanzata”, ma a un tipo di innovazione che nasce dalla ricerca scientifica di frontiera e richiede infrastrutture solide, investimenti a lungo termine (pazienti) e un contenuto di rischio decisamente elevata. È l’ambizione di ridefinire completamente settori industriali e mercati, non semplicemente di migliorarli.
Nel 2024, diverse operazioni hanno evidenziato l’interesse verso questo comparto. Tra le più significative, Newcleo ha raccolto 222 milioni di euro per sviluppare reattori nucleari modulari avanzati (AMR) di quarta generazione, una tecnologia che promette energia pulita ed economica. Medical Microinstruments ha ottenuto 102 milioni per espandere la sua robotica chirurgica miniaturizzata, destinata a migliorare radicalmente la precisione degli interventi di microchirurgia. Altre startup rilevanti sono Genespire, impegnata nello sviluppo di terapie geniche innovative, Wise, che sviluppa elettrodi avanzati per neuromodulazione, e BetaGlue, attiva nella radioterapia personalizzata.
Anche scaleup come D-Orbit e xFarm Technologies hanno ottenuto finanziamenti significativi, rispettivamente 150 milioni e 36 milioni di euro, puntando su innovazioni in settori strategici come la logistica spaziale e l’agricoltura digitale avanzata.
Un’ulteriore spinta al deep tech arriva da settori tecnologici emergenti, quali Quantum computing, Blockchain e le biotecnologie avanzate. La computazione quantistica sta guadagnando terreno grazie al suo potenziale di elaborazione dei dati immensamente superiore rispetto ai sistemi classici, aprendo nuove frontiere nella crittografia, nell’ottimizzazione complessa e nella scoperta di nuovi materiali e farmaci. La Blockchain, invece, promette maggiore sicurezza e trasparenza in vari ambiti, dal fintech alla supply chain, rivoluzionando la gestione dei dati e delle transazioni. Nel campo delle biotecnologie, startup specializzate in CRISPR e nella bioingegneria stanno sviluppando terapie personalizzate e soluzioni innovative che promettono di trasformare radicalmente il settore sanitario.
Nonostante questi passi in avanti, il deep tech rimane una partita difficile per pochi protagonisti a causa della complessità, degli alti costi e dei lunghi tempi di sviluppo necessari. Inoltre, il panorama globale vede le tecnologie strategiche, come l’intelligenza artificiale, monopolizzate prevalentemente dagli Stati Uniti. Nel solo 2024, sette mega-round di finanziamenti, ciascuno superiore a 4 miliardi di dollari, hanno visto protagoniste startup americane del calibro di OpenAI, xAI e Databricks in questo ambito.
L’Europa, al contrario, rischia di perdere terreno. Il rapporto Draghi del 2024 evidenzia chiaramente che oltre un terzo degli unicorni europei migra verso gli Stati Uniti, attratto da capitali più abbondanti, mercati più ampi e regolamentazioni più favorevoli. L’Italia, nel frattempo, sembra procedere lentamente nella sua rincorsa, anche se non mancano segnali incoraggianti. Startup come iGenius, che nel 2024 ha annunciato un ambizioso progetto di supercomputer basato sui chip NVIDIA Grace Blackwell con l’obiettivo di diventare il primo unicorno italiano nel settore dell’intelligenza artificiale, mostrano che il Paese può competere a livello internazionale.
Il nuovo Startup Act 2.0, gli incentivi promossi da CDP Venture Capital e una crescente attenzione alla valorizzazione della ricerca rappresentano certamente passi importanti. Tuttavia, è fondamentale creare un ecosistema strutturato, con filiere dell’innovazione complete e integrate che possano accompagnare le aziende dalla fase di ricerca e sviluppo fino alla piena maturità commerciale. L’Italia è un Paese che può contare su prestigiose università tecniche, ben posizionate a livello internazionale, come il Politecnico di Milano, che possono contribuire allo sviluppo di caratteristiche distintive nel deep tech. Polihub, Innovation Park & Startup accelerator del Politecnico di Milano che ha la missione di accompagnare la nascita e lo sviluppo di startup deep tech, ne è un esempio.La vera sfida del prossimo futuro, quindi, non è semplicemente crescere, ma diventare protagonisti attivi nel panorama globale dell’innovazione tecnologica, sviluppando tecnologie proprietarie invece di limitarsi ad adottare quelle sviluppate altrove. Il futuro richiede visione, investimenti mirati e una strategia nazionale coerente per sostenere startup e scaleup capaci di guidare la trasformazione tecnologica del Paese sfruttando le risorse del Paese.
Rita Giordano è dottoranda e analista all’Osservatorio Startup Thinking del Politecnico di Milano.





