Un futuro incerto
L'industria petrolifera è alla mercé dei venti politici. Che a Bagdad rischiano di tradursi in ulteriori ritardi per le infrastrutture comuni, vera soluzione per permettere al paese di sfruttare appieno il suo potenziale energetico.
L' Iraq si trova ad affrontare un numero di problemi estremamente complessi che cresce di giorno in giorno. Un terzo del suo territorio è controllato dai combattenti dello Stato Islamico; il nord curdo sta lottando per proteggere il proprio territorio e mantenere i propri legami con i partner petroliferi internazionali; il nuovo primo ministro a Baghdad è alle prese con il problema di formare un governo che metta d'accordo tutti, mentre le divisioni settarie all'interno della popolazione stanno crescendo, così come crescono i disaccordi a livello regionale in merito alle modalità con cui affrontare la minaccia dell'Isis. L'attuale crisi in Iraq ha molte cause, che vanno dall'intervento armato dei paesi occidentali nel 2003 e dalla successiva dissoluzione dell'esercito iracheno, all'approccio partigiano del governo dell'ex primo ministro Nouri al Maliki, fino al diffondersi della guerra civile siriana. Ognuna di queste ragioni ha giocato il suo ruolo nell'esasperare le divisioni settarie.