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    Informatica continua: proliferazione di gadget a buon mercato per la mobilità, accesso a Internet senza fili per tutti, un Web di nuova generazione per la condivisione e l’espressività…Oggi informatica vuol dire connettività.

    di Wade Roush

    Il maggio scorso nei dintorni di San Diego, durante i lavori della conferenza D3, terza edizione dell’annuale evento che il «Wall Street Journal» dedica a «tutto ciò che è digitale», il mio boss Jason Pontin, è riuscito a provocare un certo scompiglio. Come molti dirigenti, imprenditori, scienziati e studenti di oggi, il direttore di «Technlogy Review» non va da nessuna parte senza la sua attrezzatura informatica senza-fili, il che significa come minimo un computer portatile abilitato alle connessioni Wi-Fi e un telefono cellulare. Durante il convegno, Pontin utilizzava il suo notebook per spedire in tempo reale le corrispondenze da pubblicare sul suo diario on line (blog), con i resoconti degli interventi di Bill Gates, Steve Jobs, del CEO di Sun Microsystems Scott McNealy e di altre celebrità informatiche. Ma il terzo giorno non riuscì a trovare il segnale. A quanto gli riferì una hostess, tuttavia, le rete Wi-Fi di cui si era inizialmente servito era stata attivata solo per errore, Secondo la sua spiegazione, i due moderatori dell’evento – i giornalisti informatici Walt Mossberg e Kara Swisher – avevano infatti deciso che nessuno avrebbe potuto accedere a Internet dall’auditorium principale.

    Ovviamente Jason dedicò al piccolo incidente un intervento sul suo blog (questa volta, collegandosi dalla hall antistante). Proibire le corrispondenze in diretta da una conferenza tecnologica, osservava, «sembra una mossa alquanto retrograda». Poche ore dopo arrivava la risposta di Mossberg. «è falso affarmare che io o Kara abbiamo deciso di proibire il blogging in diretta dal D3, dentro o fuori l’auditorium», spiegava il giornalista. «Abbiamo semplicemente rifiutato di attivare le connessioni Wi-Fi per evitare il tipico fenomeno, dannoso in altre occasioni simili, che vede i partecipanti passare tutto il loro tempo a sbrigare la posta elettronica e navigare sul Web in faccia ai conferenzieri».

    Subito altri blogger alimentarono la piccola controversia. Alcuni lodando la decisione presa da Mossberg e avvertendo dei rischi della cosiddetta «attenzione parziale costante», lo stato di leggera confusione mentale che si ritiene possa essere indotto in chi attinge costantemente a molteplici fonti informative. Altri proclamando i vantaggi della connettività costante, always on. «Durante una conferenza il canale secondario può rafforzare e di fatto rafforza il canale primario, specialmente quando si è in grado di consultare su Internet quelle informazioni che sarebbero troppo noiose, banali o digressive da richiedere nelle apposite sezioni di domande e risposte», scrisse Gardner Campbell, vicepresidente assistente per le tecnologie per l’insegnamento e l’apprendimento presso l’Università Mary Washington di Fredericksburg, in Virginia. «Su Internet posso inoltre condividere la mia esperienza e ritrovare nuove energie nel contatto con colleghi, amici e familiari che non sono in grado di partecipare insieme a me».

    Entrambe le parti hanno le loro ragioni. Ma la cosa più eloquente di tutta la vicenda è che un simile dibattito possa aver avuto luogo. Senza particolare enfasi, molti saloni per congressi e campus universitari o aziendali – perfino intere aree metropolitane, come Filadelfia e altre città – sono stati trasformati in giganteschi hot spot con copertura Wi-Fi. Anche per treni, velivoli, aeroporti e biblioteche l’installazione di reti senza-fili va a beneficio di chi gira con computer portatili o palmari al seguito. Di conseguenza, molti uomini d’affari, studenti e avventori delle caffetterie della catena Starbucks danno praticamente per scontato il fatto di avere a disposizione una connettività a Internet facile e a buon prezzo. Perdendola si sentono un po’ come naufraghi.

    La connettività continua ha trasformato il modo di partecipare a un convegno o ad altri tipi di riunione. Usando chat room, blog, wikis, siti per la condivisione di immagini e altre tecnologie, i partecipanti a un incontro nel mondo reale oggi possono attingere a una girandola elettronica di commenti e interpretazioni di altri partecipanti, il «canale secondario» citato da Campbell. Ci sono vantaggi e svantaggi: questo nuovo flusso di informazioni può effettivamente distrarre da quanto sta succedendo nel qui e adesso. Ma molti sembrano disposti ad accettare queste distrazioni, felici di essere più produttivi in circostanze che in condizioni diverse li terrebbero lontani da uffici e abitazioni. Tutto questo ha un significato profondo. Dopo dieci anni di chiacchiere più o meno vuote sulla mobilità, l’informatica è riuscita definitivamente e irreversibilmente a troncare i legami con la scrivania spostandosi verso dispositivi che possiamo portare con noi dappertutto. Ci stiamo servendo di questi nuovi strumenti di calcolo portatili per interagire con gli altri in modi che nessuno aveva previsto e non sarà facile separarci da tali strumenti.

    Informatica continua

    Per capire con quanta rapidità stiano cambiando le cose considerate tutte le cose che potete fare oggi e che pochi anni fa sarebbero state molto complicate o impossibili: potete effettuare una ricerca su Google inviando un messaggio di testo dal telefonino o via WAP, tenere un diario on line delle pagine Web visitate, prelevare un podcast per il vostro iPod, classificare fotografie e preferiti di Internet grazie a servizi come Flickr o Delicious, conservare on line diversi gigabyte di posta elettronica, ascoltare sul vostro PC la musica trasmessa da qualsiasi altro computer collegato a Internet, o individuare la vostra abitazione sulle immagini satellitari accessibili tramite Google Maps. La maggior parte di queste applicazioni sono gratuite e quelle che stanno per arrivare saranno ancora più potenti. Grazie alla crescente diffusione dei telefonini che integrano un chip per la ricezione del Global Positioning System (GPS), per esempio, è lecito attendersi una vasta offerta di nuovi servizi basati sul posizionamento geografico; presto potremo leggere la recensione di un ristorante mentre ci passiamo accanto, o visitare un monumento leggendo fotografie e commenti lasciati da altri e prelevati dalla Rete.

    Questa esplosione di nuove possibilità non deve essere confusa con il vecchio «prurito da funzionalità che in passato ha reso software popolari come Microsoft Word tanto complessi e disarmanti. C’è qualcosa di completamente diverso negli strumenti di nuova generazione. Sono al tempo stesso digitali, radicati nel mondo dell’elettronica e dei bit, e fondamentalmente sociali, pensati per consentire nuove opportunità di interazione tra le persone. Blog, messaggi di testo, fotografie condivise e navigazione Web sul telefonino intelligente sono solo i primi esempi. Quasi invisibili al nostro radar mentale, queste tecnologie ci stanno portando verso il mondo di quella che potremmo chiamare informatica continua – continua nel senso di «ininterrotta», ma anche nel senso di contiguità con le nostre vite, in tutta la loro confusa, sociale, biografica ricchezza.

    L’avvento dell’informatica, del calcolo continuo implica che gli abitanti delle aree più densamente popolate delle nazioni occidentali (e in misura crescente di nazioni in via di sviluppo come Cina e India) hanno la possibilità di trascorrere l’intera giornata all’interno di una sorta di invisibile, semovente «campo delle informazioni». Un campo costituito da una costante e quasi completamente automatica cooperazione tra:

    1) I dispositivi digitali – PC portatili, lettori multimediali, telefonini con fotocamera – che ciascuno porta con sé.

    2) Le reti fisse e mobili che assicurano la connettività nelle varie situazioni in cui ci si sposta.

    3) Internet e la raccolta sempre più estesa di utensili basati su Web che servono per il reperimento delle informazioni, la comunicazione e la collaborazione con altre persone.

    Questo campo delle informazioni rende possibile richiedere le informazioni praticamente su tutto e dappertutto, in ogni momento, ma anche di sottoporre all’attenzione di tutti su Internet le proprie idee e la propria personalità, senza necessariamente doversi sedere davanti a un computer da tavolo. Armato di un semplice smartphone, un telefonino intelligente, il moderno abitante urbano può ottenere risposta a quasi tutte le domande possibili; individuare i colleghi, gli amici e i servizi più prossimi; partecipare alle comunità virtuali che si formano e si sciolgono continuamente attorno a comuni obiettivi di lavoro o specifici interessi; e pubblicare pagine di diario, fotografie, registrazioni sonore e filmati accessibili da un pubblico illimitato.

    Gli ingredienti dell’informatica continua sono emersi gradualmente, un pezzo dopo l’altro. Alcune aziende giapponesi, per esempio, sperimentano da tempo le nuove applicazioni sociali e personali del telefonino. I modelli di casa intelligente che dimostrano come gli elettrodomestici intelligenti saranno in grado di comunicare tra loro sono da sempre molto popolari in Giappone e negli Stati Uniti. Ma gli ultimi pezzi del mosaico hanno finito per combaciare solo di recente. In particolare la diffusione del Wi-Fi e di altri tipi di connettività senza fili in milioni di uffici, abitazioni, aeroporti e locali pubblici; l’enorme popolarità dei telefonini con fotocamera incorporata e dei riproduttori multimediali portatili; la telefonia su Internet gratuita o a prezzi superscontati; la nascita del fenomeno dei blog come strumento di espressione personale e politica; siti di connettività sociale (social networking) a carattere individuale o prefessionale; la condivisione di tag (sistema di autoclassificazione dei siti Web) e dei preferiti; gli strumenti di collaborazione come le pagine wiki o Groove Virtual Office di Microsoft; i nuovi strumenti che raccolgono brani di «microcontenuti» mediatici riunendoli in qualcosa di molto simile a un quotidiano elettronico personalizzato; servizi basati su localizzazione e altre applicazioni legate alla posizione geografica dell’utente e nuovi linguaggi e standard informatici che agevolano l’offerta di servizi Web potenti e personalizzati. A rendere tutti questi strumenti diversi da tutti gli stili informatici del passato è la loro capacità di combaciare con più naturalezza ai nostri effettivi stili di vita, in altre parole di adattarsi a dove ci troviamo, ai nostri gusti e ai nostri orari.

    Un esperto che scrive abitualmente di queste tematiche è Alex Pang, storico della scienza ed ex caporedattore dell’Enciclopedia Britannica oggi in carica presso l’Institute for the Future, il think tank di Palo Alto, in California. Gli ingegneri del software, afferma Pang, hanno scoperto che decenni di sforzi per rendere i computer sufficientemente intelligenti da capire gli esseri umani sono sostanzialmente irrilevanti; è possibile rendere l’informatica realmente socievole e personale semplicemente usando gli strumenti della programmazione sul Web. In fin dei conti nessuno si sogna di conversare con i computer, vogliamo conversare attraverso loro. «L’intelligenza di applicazioni software “sociali” come Flickr, Delicious e Technorati», dice Pang, sta nel riconoscere che i computer sono molto bravi nel fare determinate cose, come lavorare su colossali volumi di informazioni, e pessimi con altre, come comprendere il significato di parole come «depressione». Le risorse informatiche vengono utilizzate in modi che fondamentalmente possono potenziare la comunicazione, la collaborazione e il pensiero invece di rimpiazzarli».

    Il computer che non vuole scomparire

    Sebbene l’informatica continua oggi possa essere considerata una realtà consolidata, il cammino percorso è stato molto lungo. I primi veri lavori cominciarono 17 anni fa, presso il noto Palo Alto Research Center (PARC) della Xerox. In quella sede un informatico come Mark Weiser avviò le proprie ricerche sul concetto di informatica ubiqua, che Weiser definiva come «attivazione del mondo», vale a dire la creazione di piccoli dispositivi di calcolo collegati tra loro via radio, capaci di permeare le strutture fisiche che ci circondano e prevenire, da questa collocazione, le nostre necessità e i nostri gesti senza richiedere la nostra esplicita attenzione. I primi esperimenti di Weiser, finanziati dal Dipartimento della Difesa americano coinvolgevano una rete di sensori infrarossi sparsi per tutto il PARC. I sensori comunicavano con dei prototipi delle cosiddette «targhette», cioé piccoli visori che funzionavano come etichette o foglietti gialli adesivi, e con computer palmari grandi come tavolette o con grandi lavagne elettroniche. Weiser pensava a centinaia di dispositivi come questi da installare negli ambienti, nelle case, e negli uffici, dove sarebbero dovuti diventare «invisibili alla coscienza collettiva», come ipotizzava lo scienziato in un articolo pubblicato nel 1991 da «Scientific American». «La gente li utilizzerà in modo inconscio, per compiere le attività quotidiane», scriveva.

    Weiser è tragicamente scomparso nel 1999, in seguito a un tumore, all’età di 46 anni. Ma già allora altri avevano raccolto il suo testimone, compreso il famoso consulente di design industriale Donald Norman, che riuscì a condensare il senso di una intera tesi di laurea nel suo libro The Invisibile Computer: Why Good Products Can Fail, the Personal Computer Is So Complex, and Information Appliances Are the Solution (Il computer invisibile: perché anche i buoni prodotti non riescono ad avere successo, il personal computer è così complesso e i congegni informatici sono la vera risposta), pubblicato nel 1998. Gli individui potrebbero diventare più efficienti se il loro ambiente, i processi lavorativi e le comunicazioni fossero completamente digitalizzati, ma tutto questo non potrà avvenire fino a quando il progresso tecnologico non sarà riuscito a eliminare del tutto la sensazione di interagire con dei «computer», sosteneva Norman. Il quale invocava l’avvento di una nuova generazione di «elettrodomestici informatici» che avrebbero reso più facili determinate attività, come le teleconferenze, gli acquisti, la fotografia o la ginnastica, senza richiedere un grande livello di attenzione verso tali dispositivi. Richiamandosi a Weiser, Norman scriveva che questi dispositivi sarebbero diventati «parte talmente intrinseca al compito da svolgere che la loro presenza non sarebbe più stata così ovvia. Saranno invisibili come i microprocessori incorporati nelle automobili o nei forni a microonde».

    Gli scienziati si sono dati da fare per costruire questi apparati in luoghi come il Laboratory for Computer Science e l’Artificial Intelligence Laboratory del MIT (oggi accorpati in un laboratorio più grande). Nel 2000, il laboratorio lanciò una iniziativa quinquennale finanziata dalle aziende del settore, chiamata Project Oxygen in omaggio al fatto che i promotori ritenevano che la potenza computazionale sarebbe stata «liberamente accessibile a tutti, come le batterie e le prese di corrente o l’ossigeno nell’aria che respiriamo». Come Weiser, i ricercatori di Oxygen si sono concentrati su una combinazione di dispositivi palmari e reti di sensori e apparati di comunicazione integrati nell’ambiente: fotocamere, microfoni, visori, radio ricetrasmittenti e così via. Il loro prototipo più famoso è l’Aula Intelligente, un’aula per conferenze equipaggiata con sensori e visori in grado di obbedire a comandi vocali, salvare le registrazioni audio degli interventi dei partecipanti e richiamare presentazioni e registrazione delle riunioni precedenti. L’idea, secondo gli scienziati del MIT, è di automatizzare il maggior numero possibili di aspetti della collaborazione tra individui.

    Le ricerche sull’informatica ubiqua proseguono presso il PARC, dove i ricercatori lavorano su tecnologie come sensori integrati capaci di monitorare una specifica conversazione in corso in un ambiente affollato, per consentire a chi partecipa via videoconferenza di intervenire. E in Europa, un progetto di ricerca triennale da 28 milioni di dollari conclusosi nel 2003, ha partorito diversi altri progetti tuttora in corso focalizzati sulla «informatica ambientale», un’idea che punta a dotare gli oggetti di uso comune di piccoli sensori interconnessi via radio.

    Ma ecco la sorpresa: gli strumenti che ci stanno davvero portando all’informatica continua non sono affatto invisibili. Anzi, sono proprio le tecnologie che Weiser e i suoi successori stavano cercando di mettere in secondo piano: dispositivi di calcolo commerciali come i computer portatili e i telefoni cellulari, entrambi in grado di consentire ai loro utilizzatori di attingere alla fonte dei sistemi di software «sociale» basato su Web, sviluppato in modo quasi del tutto casuale da persone che si sono servite di normali linguaggi di programmazione e protocolli di comunicazione e strumenti di sviluppo aperti e condivisi. Questi sistemi non devono essere unificati e integrati come l’Aula Intelligente del Project Oxygen per poterli annoverare tra gli utili attrezzi dell’informatica sociale; possono benissimo emergere dal basso, come è avvenuto con le reti paritarie (peer-to-peer) e con lo stesso Web (in effetti, uno dei motivi per cui i progetti del PARC, il Project Oxygen e quelli di altri laboratori non sono mai sfociati in sistemi commerciali può essere l’eccessivo livello di ingegnerizzazione mirata a usi predeterminati). Non abbiamo veramente bisogno che i computer spariscano dietro la tappezzeria o siano dotati di sofisticate interfacce vocali. Anzi, l’attuale boom del software sociale poggia su dispositivi comuni come i telefoni cellulari, i computer, le fotocamere digitali e i riproduttori musicali tascabili.

    «Una delle cose che mi ha davvero aperto la mente è stata una visita, nel Natale dell’anno scorso, presso un centro commerciale nei sobborghi di Washington DC», afferma Thomas Vander Wal, programmatore di applicazioni Internet, i cui scritti sono molto seguiti dagli sviluppatori di programmi collaborativi. «Area relativamente più tecnologicamente avanzata di molte zone rurali nel centro degli Stati Uniti, ma certo non è la Bay Area di San Francisco o New York. Quello che vedevo, tuttavia, erano persone di cinquant’anni e più che aspettavano il turno per il confezionamento dei loro pacchetti, tutte concentrate sui loro dispositivi mobili. Non so se stessero mandando messaggi ai loro figli o esplorando il Web o che altro, ma i loro telefonini non servivano solo per chiamare qualcuno. è stato allora che ho pensato “ci siamo quasi”, ovunque sia questo “ci”».

    L’universo delle tecnologie abilitanti

    Dietro all’informatica continua troviamo tre corposi trends tecnologici. Il primo, come osservato in precedenza, è la connettività Internet facile e a buon prezzo. Il secondo è il diffondersi di dispositivi digitali economici e capaci di comunicare senza fili. In primo luogo, i personal computer portatili. Solo un computer equipaggiato con browser completi è in grado di accedere all’intera gamma di applicativi software basati su Web, che rappresentano, come vedremo tra poco, la terza principale fonte di tecnologie capaci di rendere l’informatica più socievole. Ma un notebook non può essere trasportato ovunque e così dispositivi più piccoli come videocamere e fotocamere digitali, registratori, lettori portatili di CD e DVD, riproduttori MP3, assistenti digitali, ricevitori GPS e apparati «indossabili» come il radio-orologio Microsoft SPOT (smart personal object technology) svolgono l’importante funzione di mantenimento dello spazio informativo là dove non sia disponibile un personal computer. Poi naturalmente ci sono gli smartphone, i telefonini intelligenti, che di fatto sono piccoli computer in grado di giostrare tra cinque o sei funzionalità che prima avrebbero richiesto una mezza dozzina di apparecchi dedicati. Lo smartphone è il «sistema ideale di una informatica sociale pervasiva e collaborativa», scrive Russel Beale, capo del Gruppo Interazione Avanzata presso il Dipartimento di Informatica dell’Università di Birmingham, in Gran Bretagna. è un «dispositivo a due vie che crea e consuma informazioni, è strettamente personale ed è quasi sempre disponibile…».

    La terza linea di tendenza che ci spinge verso una nuova era dell’informatica è forse la più importante e inattesa. Mi riferisco all’avvento del Web come piattaforma elettiva per l’editoria personale e il software sociale. Gli esempi sono diversificati come lo sono siti informativi tipo i blog, craiglist o Wikipedia e servizi come Gmail, LinkedIn, Flickr e Delicious. Tutti i siti citati sono esempi di ciò che i programmatori e i santoni di Internet cominciano a definire Web 2.0: la trasformazione dell’originario Web costituito da documenti statici in una raccolta di pagine che pur assomigliando a documenti sono in realtà interfacce aperte su vere e proprie piattaforme applicative. Questi servizi basati su Web stanno moltiplicandosi così in fretta perché possono essere realizzati con l’aiuto di strumenti di programmazione e linguaggi condivisi e standardizzati, sviluppati per lo più nell’ambito della comunità dell’open source.

    La lista di applicazioni del social software è già impressionante. I primi esempi riguardano la messaggistica testuale verso telefonini e cercapersone, la messaggistica istantanea tra computer e la cara, vecchia posta elettronica. Ma se ormai tutte queste tecnologie hanno un’aria familiare, tutte hanno subito un radicale potenziamento per poter lavorare direttamente sul Web. Perfino la classica telefonia su rete fissa e la più recente telefonia cellulare, per esempio, subiscono la crescente concorrenza da parte di analoghi servizi basati sulla commutazione di pacchetto, incluse le nuove reti VoIP (voice over Internet protocol, voce su IP) come Vonage o Skype. Le chiamate effettuate nell’ambito della rete paritaria di Skype sono gratuite, cosa che l’ha resa molto popolare tra le piccole aziende con contatti di lavoro nelle località più remote. Adam Curry, ex presentatore di MTV e coinventore del concetto di podcasting, cita molto spesso Skype nella sua trasmissione podcast, definendolo come il principale strumento di lavoro nell’ambito di Podshow.com, la centrale di podcasting appena inaugurata su Web. «Skype diventerà la compagnia telefonica», salmeggia Curry.

    Presto sul mercato dovrebbero apparire i primi modelli di telefoni cellulari Wi-Fi che permetteranno di usare Skype anche senza il proprio computer e le nuove tecniche per la gestione delle chiamate in partenza da reti cellulari verso reti Wi-Fi consentiranno agli utilizzatori dei telefoni bi-banda di passare a un servizio voce a tariffe molto più basse una volta entrati in un’area coperta dal Wi-Fi. Nel frattempo, la messaggistica SMS (Short Messaging System) lascia il posto al Multimedia Messaging System (MMS) in grado di trasmettere immagini, audio e filmati oltre al testo. Poi c’è il servizio di posta elettronica di Google, Gmail, che offre una capacità di archiviazione on line praticamente illimitato e un meccanismo di ricerca molto efficiente per orientarsi tra i messaggi. C’è chi considera Gmail perlomeno altrettanto potente di un client di posta elettronica come Outlook o Eudora (che archiviano la posta localmente sul disco fisso del computer), con in più il vantaggio dell’accessibilità da qualsiasi computer dotato di browser.

    Gli strumenti che ciascuno di noi può usare per diventare all’istante un editore multimediale sul Web sono l’altro filone applicativo di maggior successo. In un primo tempo, pubblicare un blog era una operazione complicata e noiosa che obbligava a riscrivere pagine di codice HTML e spedire manualmente i file al server per la pubblicazione. Con l’avvento di servizi come Blogger, LiveJournal, Movable Type, WordPress e altri la fatica dell’editore on line si limita alla scrittura di qualcosa di sensato e al click su un paio di pulsanti. I blog sono di conseguenza diventati i trampolini di lancio per le attività di socializzazione on line di milioni di utenti del Web, il luogo in cui raccogliere le proprie sensazioni e creazioni artistiche, invitare gli altri a rispondere e condividere collegamenti e commenti a contenuti scoperti in altre pagine Web. Oggi è diventato molto economico pubblicare i propri contributi ai blog sottoforma di spezzoni audio o video. E i nuovi strumenti che trasferiscono i posts, gli interventi audio su riproduttori musicali come l’Apple iPod, hanno dato vita alla piattaforma del podcasting, una forma interamente nuova di editoria personalizzata. Nel 2004 si contava appena una manciata di trasmissioni podcast regolari; oggi sono diverse migliaia, da un sessualmente esplicito Dawn and Drew Show a The Catholic Insider, in cui Padre Roderick Vonhögen, sacerdote dell’arcidiocesi di Utrecht, Paesi Bassi, rimugina sul nuovo papa, sulle discussioni con la polizia aeroportuale romana o sul terzo episodio di Star Wars.

    Ma blogger e podcaster non avrebbero granché da trasmettere senza il costante flusso di informazioni e il nuovo armamentario di tecnologie Web che aiutano gli utenti di Internet a personalizzare tale flusso. Ben prima del Web i futurologi immaginavano l’avvento del quotidiano personalizzato. Nicholas Negroponte, fondatore e direttore del Media Lab del MIT, l’aveva battezzato «The Daily Me» («Io Oggi»), una raccolta di elementi presi dalle diverse fonti informative giunte sul personal computer di casa, capace di apprendere le preferenze dell’utilizzatore in base ai suoi gusti in materia di lettura e materiali scartati. Ma oggi il futuro immaginato da Negroponte è arrivato: uno dei più straordinari sviluppi nella gestione dei contenuti degli ultimi cinque anni è uno strumento per programmatori chiamato RSS. è un modo per confezionare pezzi di Web come i contributi di un blog in un formato elementare, basato sul linguaggio XML tanto da poter essere importato direttamente in altre pagine Web. La maggior parte dei servizi di hosting (affitto di spazi su Internet) su cui vengono pubblicati i blog permettono di creare in automatico una versione RSS dei contributi inseriti. In altre parole i blogger hanno l’opportunità di «federare» il loro contenuto tra siti diversi, e i lettori possono abbonarsi ai canali, detti feeds in RSS provenienti dai loro blog e giornali preferiti, per raccoglierli tutti insieme in una unica pagina attraverso «aggregatori» di notizie come NetNewWire, NewsGator o Bloglines. Con questi servizi è diventato più che mai facile monitorare le ultime novità riferite ai propri campi di interesse (il risvolto della medaglia è che forse gli aggregatori permettono di filtrare notizie e idee che non siano in sintonia con le proprie opinioni).

    Ma le idee più radicali del software basato su Web fioriscono tuttavia in quella che può essere definita area della «gestione sociale della conoscenza», rappresentata in parte da siti come Friendster, LinkedIn e Ryze. Lo scorso anno questi siti di interconnettività sociale (social networking sites) hanno generato un’ondata di interesse da parte di nuovi utenti e investitori. Se ben realizzati sono come motori di ricerca umani e sfruttano il concetto dei «sei gradi di libertà per aiutare a stabilire un legame con amici degli amici degli amici che condividono stessi interessi o obiettivi professionali. Oggi è in arrivo una novità: una startup di Boston chiamata Proxpro sta sperimentando un servizio basato su telefoni cellulari attraverso cui gli uomini d’affari in viaggio possono comunicare via SMS dove si trovano in un dato momento; se un potenziale contatto di lavoro che corrisponde al profilo professionale e ai campi di interesse del viaggiatore (per esempio i database della Oracle) si trova in prossimità del punto segnalato i due vengono avvertiti immediatamente e possono organizzare, sempre tramite lo scambio di SMS, un eventuale incontro.

    Oggi si capisce che i siti di social networking sono stati un semplice antipasto delle cose rese possibili dalle tecnologie del Web 2.0. Usando alcuni mattoni fondamentali come il linguaggio XML, il software open source per banche dati, e ambienti e linguaggi di programmazione semplificati, come Ruby on Rails, e protocolli come SOAP e REST per lo scambio dei dati tra applicazioni basate su Internet, i programmatori del Web mettono insieme elaborati ma pratici «servizi sociali» capaci di aggregare e ridistribuire la conoscenza accumulata da grandi comunità di persone. (si veda il riquadro di pagina XX per una rassegna dei nuovi servizi più interessanti).

    Più saranno gli utilizzatori di questi servizi e più potenti essi possono diventare, perché tutto sta nella collaborazione: in genere gli individui sono ben lieti di condividere con altri conoscenze, esperienze, creazioni, appuntamenti e luoghi se tutto questo implica la possibilità di apprendere quel che pensano e quello che stanno facendo le persone che loro considerano importanti. I servizi più apprezzati si basano proprio sulla comunanza di interessi: Jyri Engeström, studente PhD al Dipartimento Organizzazione, Lavoro e Tecnologia presso la Scuola di Management della Lancaster University, in Gran Bretagna, la definisce regola «della socialità oggetto-centrica». «L’errore sarebbe quello di pensare che le reti sociali sono costituite solamente dalle persone», ha scritto nell’aprile scorso Engeström in uno dei contribuiti del suo blog, Zengestrom.com. «Non è così, le reti sociali sono costituite da persone unite da un oggetto comune», come le fotografie spedite negli archivi condivisi di Flickr, la URL contrassegnata come preferita su Rojo o Delicious e gli articoli scritti per l’enciclopedia on line Wikipedia. Ovviamente il software sociale può essere utilizzato per scopi meno comunitari: gli stessi servizi Internet che servono a tenere unite famiglie e aziende possono servire per organizzare un appuntamento con una prostituta, distribuire contenuti pornografici o gestire una rete terroristica. Ma in un certo senso il fatto che la tecnologia possa supportare l’intero spettro delle attività umane, che esse siano socialmente produttive o meno, non fa che evidenziarne l’implicito potere.

    L’informatica è vita reale

    è evidente che le nuove tecnologie portano a un tipo di informatica continua, intesa cioè sia come always on (sempre presente), sia come perfettamente integrata con le nostre vite. Ma che cosa c’è di veramente nuovo nell’esperienza di una informatica continua? Come cambia la vita di coloro che possono permettersi l’acquisto di qualche dispositivo mobile e dei pochi minuti necessari per sottoscrivere un servizio Web di tipo sociale?

    Alla fin fine questa trasformazione sta avvicinando sempre più il computer alla nostra vita quotidiana. Abbiamo appena visto come il software sociale sia in grado di offrirci nuovi strumenti per accedere all’intero bacino di competenze delle persone appartenenti ai nostri gruppi sociali. Ma è solo una delle conseguenze dell’informatica continua. Su un livello più personale, per esempio, i dispositivi portatili che sottendono al cosiddetto campo informativo hanno più rispetto dei nostri corpi e della nostra natura peripatetica. Non abbiamo più bisogno di ingobbirci di fronte a un personal computer da tavolo per essere sempre collegati a Internet: gli strumenti di calcolo sono diventati così piccoli, leggeri ed ergonomici che li possiamo portare con noi quasi dappertutto. Provate a entrare in un aeroporto, scendere in spiaggia o visitare il parco di una grande città e vedrete tantissime persone portare con sé computer portatili, telefoni cellulari, e dispositivi più specifici come fotocamere digitali e riproduttori audio con una naturalezza paragonabile a quella con cui indossano un capo di abbigliamento. Per chi non sa assolutamente rinunciare al suo telefonino esistono perfino modelli «corazzati», come il nuovo Motorola i355 per il sistema radiomobile americano iDen, conforme ai requisiti militari di resistenza alla polvere e alla pioggia.

    A sua volta la mobilità ha generato una domanda di software in grado di accorgersi dei nostri continui spostamenti. Molti modelli di telefonini venduti negli Stati Uniti integrano sistemi come il GPS e sono in grado di segnalare l’esatta posizione del chiamante che telefona al 911, il 113 americano. Per il momento sono pochissimi gli operatori che consentono a sviluppatori terzi di offrire altri servizi informativi basati sullo stesso principio, ma col tempo i sistemi di navigazione e le informazioni automaticamente aggiornate con i dati relativi a ristoranti e negozi prossimi a una determinata posizione geografica entreranno a far parte delle funzionalità di base di un telefonino. In questo ambito gli operatori coreani e giapponesi fanno come al solito da apripista. Un operatore mobile come KDDI di Tokyo, per esempio, commercializza telefoni dotati di GPS e software cartografico che i pedoni utilizzano per raggiungere la propria destinazione.

    Le nuove tecnologie aiutano anche a costruirsi identità on line più dettagliate e corrispondenti al vero. Dieci anni fa era piuttosto facile per un consumatore che apriva un conto on line nascondersi dietro appellativi fittizi come «pincopallino». Oggi ha veramente poco senso restare anonimi per un blogger o per il membro di una comunità per la condivisione di fotografie o di altri interessi; dopo tutto, assumersi una responsabilità personale per i punti di vista espressi o le creazioni condivise in rete rappresenta spesso un modo per guadagnare autorevolezza e attrarre nuovi conoscenti.

    Le migliori applicazioni dell’informatica continua si mescolano facilmente con le nostre vite quando riescono a capire i nostri gusti. Pensiamo al sistema che su Amazon da consigli sui libri da comperare in base ai volumi acquistati da altri lettori che abbiano le nostre stesse preferenze. Siti Web aperti più recentemente applicano lo stesso principio a contenuti di tipo diverso; Bloglines, per esempio, proprietà di un motore di ricerca chiamato AskJeeves, analizza i canali RSS sottoscritti dai suoi utenti e ne ricava un elenco quotidiano di canali che potrebbero risultare interessanti. Gli sviluppatori di Backpack, nel frattempo, hanno pensato a molti modi di consentire ai clienti di adeguare l’aspetto del sito alle rispettive necessità. Per esempio, l’utente che non si trova davanti a un computer può pubblicare file e aggiornare la lista degli appuntamenti dal telefonino, rendere pubblicamente accessibili le proprie pagine o restringerne il contenuto a una cerchia di conoscenti e programmare il sistema per inviare, regolarmente «ogni martedì o in un momento preciso, un promemoria via SMS.

    Il che ci porta all’ultima considerazione sull’informatica continua: la capacità di adattarsi alla scansione cronologica delle nostre vite. Agende condivise come EVDB e Upcoming permettono di sincronizzare molto facilmente le proprie attività con quelle di amici e colleghi. In un prossimo futuro, i nostri dispositivi mobili potranno conservare traccia delle nostre attività, estrarne gli schemi ripetitivi e prevedere quali informazioni e servizi potremmo aver bisogno in determinati momenti della giornata. è tutta un’area esplorata al momento da Nathan Eagle, studente post-dottorato del MIT Media Lab. «C’è uno schema per quando andiamo a far colazione, uno per quando prendiamo un aperitivo o quando chiamiamo casa, al punto da poter cominciare a prevedere quello che un dato individuo farà tra qualche minuto», spiega Eagle. Un telefonino che sappia riconoscere le nostre diverse attività quotidiane e il punto in cui ci troviamo potrebbe, per esempio, immaginare che dopo il caffè andiamo sempre in ufficio e cominciare a raccogliere i messaggi di posta e di segreteria telefonica da Internet mentre ancora sorbiamo il cappuccino.

    Ovviamente non occorrono gadget così futuristici per crearsi uno spazio informativo. Prendiamo Ross Mayfiled, amministratore delegato di Socialtext, una azienda che vende software di collaborazione via Web basato su wiki. Il 34enne imprenditore abita a Palo Alto con sua moglie e due bambini. Fino a quando Socialtext non ha ottenuto un finanziamento da parte di una società di venture capital, la primavera scorsa, l’ufficio di Mayfiled era completamente virtuale. E anche se oggi la sua azienda ha un quartier generale vero, Mayfield continua a portarsi dietro un armamentario di dispositivi come un telefonino-Pda Treo 600, un portatile Apple PowerBook G4 da 17 pollici («detto così non sembra portatile, ma lo è, dice) una fotocamera digitale Olympus 5060, un Apple iPod con microfono iTalk per la registrazione di appunti vocali, un auricolare senza fili Jabra, un rilevatore di reti Wi-Fi, una stazione base Wi-Fi Apple Airport Extreme, una chiave USB e, naturalmente, l’inevitabile ammasso di cavi e caricatori.

    Messi insieme, questi apparecchi fanno sì che Mayfield non debba mai essere irraggiungibile nei confronti della famiglia e dei colleghi. Per le comunicazioni uno-a-uno Mayfield dice di utilizzare il Treo, il servizio gratuito VoIP di Skype e il sistema di posta elettronica integrato nel suo software, Socialtext. Per effettuare una riunione o la visita a un cliente, adopera i servizi di audioconferenza di FreeConference.com. Se sta partecipando a un convegno, si trova in albergo o in una sala affittata collega Airport alla rete locale, per crearsi la propria area Wi-Fi e accedere al Web, telefonare con Skype, inviare messaggi istantanei o dialogare attraverso il canale di chat IRC della sua azienda, costantemente attivo. Di solito segnala ovunque la sua presenza registrando la propria area Wi-Fi attraverso un servizio chiamato Plazes e descrivendo sulla comunità di EVDB gli eventi pubblici ai quali partecipa. Utilizza Movable Type e TypePad per gestire un certo numero di blog, tra cui un blog per i suoi dipendenti, uno per il pubblico e svariati altri per i propri clienti. Contrassegna le pagine Web più interessanti su Delicious e li ridistribuisce attraverso il suo canale personale chiamato Linkorama. Legge le notizie e segue i suoi blog preferiti usando come aggregatori NetNewsWire e NewsGator, che regolarmente gli forniscono le trasmissioni podcast alle quali è abbonato. Quasi giornalmente, invia le fotografie scattate con Treo e con la fotocamera a Flickr, dove tutti possono visualizzare le sue immagini. Ha persino una pagina wiki dedicata alla sua famiglia.

    Pur essendo un precursore reo confesso, Mayfield non si serve di tutte queste tecnologie di informatica sociale solo per il gusto di essere sempre connesso. «Ti fanno sentire meglio in tantissimi modi», dice. Con Skype risparmia i soldi delle chiamate interurbane; comunica a tutti la sua posizione per incrementare le probabilità di fare proficui incontri d’affari; pubblica le fotografie su Flickr per tenere aggiornati familiari e amici sulle sue attività; e scrive i diari perché è un modo molto efficace per tenere sempre aggiornati i dipendenti, seguire amorevolmente i clienti e far giungere i propri messaggi a un pubblico molto vasto.

    Alla fine, è proprio questa la grande novità dell’informatica continua. Per quanto avanzati siano diventati i nostri computer e i nostri ammennicoli digitali, non abbiamo mai imparato ad amarli veramente. Per tutti questi anni li abbiamo utilizzati solo perché ci hanno reso più produttivi. Ora le cose stanno cambiando. Da quando i dispositivi digitali sono sempre con noi e ci aiutano nel nostro ruolo di animali sociali, il tempo trascorso «davanti al computer» non ci sembra più un tempo rubato alla vita reale. E non lo è: telefonini, computer portatili e Web stanno rapidamente diventando il modo migliore per essere sempre in stretto contatto con le idee e le attività che contano per noi. L’hardware e il software che si nascondono dietro tutto questo non diventeranno mai invisibili, ma saranno sempre meno intrusivi, consentendoci di focalizzare la nostra attenzione sui contenuti informativi veicolati. Prima o poi, vivere nel mondo dell’informatica continua sarà come portare gli occhiali: la montatura resterà visibile, ma chi la indossa dimentica di averli indosso, anche se saranno il solo strumento capace di farci vedere più chiaro.

    Intervento sul suo blog

    Vedi: pontin.trblogs.com/archives/2005/05/d3_suppressing.html

    Altri blogger

    Me compreso. Vedi: www.continuousblog.net/2005/05/disconnected_at.html

    Attenzione parziale costante

    Frase coniata da Linda Stone, ex vice presidente Microsoft e autorevole esperta di interfacce uomo-computer.

    wiki

    Pagine Web sulle quali i lettori possono aggiungere nuovi contenuti o modificare quelli esistenti.

    Podcast

    Show radiofonici amatoriali senza la radio. I Podcaster registrano in MP3 conversazioni su argomenti di loro interesse e pubblicano su Internet i relativi file. Gli ascoltatori possono poi scaricarli o sottoscrivere degli abbonamenti automatici e trasferire l’audio sui loro riproduttori musicali portatili, come l’Apple iPod.

    Flickr

    Il sito per la condivisione di immagini più gettonato tra numerosi fotografi digitali. Una delle sue caratteristiche è la possibilità di aggiungere termini descrittivi, i cosiddetti tags (cartellini) alle fotografie, per facilitarne il reperimento allo stesso fotografo e agli altri membri della comunità. Vedi: www.flickr.com.

    Delicious

    Un sito di segnalibri sociali creato dal programmatore freelance Joshua Schachter. Gli utenti possono archiviare i loro preferiti e commentarli, aggiungendo tag descrittivi che aiuteranno a identificare meglio le pagine Web successivamente. Vedi: delicio.us

    Calcolo

    Il commento di Hannu Leinonen, lettore del blog: “Non mi sento a mio agio davanti alla parola “computer”. Suona troppo come “contatore”. In spagnolo il termine computer viene tradotto con ordenador e in finlandese con tietokone, traducibile come”macchina della conoscenza”. Ancora non ci siamo arrivati ma non abbiamo almeno superato il calcolo?”

    Persone

    Gene Becker leggendo il blog ha commentato: «Nella sua definizione di informatica continua potrebbe considerare l’aggiunta di una quarta voce: ” 4) i dispositivi che incontriamo quando siamo in giro da qualche parte, monitor, sistemi di intrattenimento, stampanti e veicoli connessi in rete”. Da pochissimo tempo questi dispositivi hanno cominciato a fare parte della nostra comune esperienza digitale. Mi chiedo se non sia il caso di coinvolgere anche la nozione di etichettatura fisica (RFID, codici a barre, semacodici, tag visuali e così via) in qualità di “ipercollegamenti fisici” capaci di portare nel quadro generale anche gli oggetti di uso quotidiano. Nello stesso spirito, il GPS e le altre tecnologie di localizzazione cominciano a farsi strada nella realtà come primari componenti dell’esperienza digitale. Possiamo poi elaborare una terminologia migliore, che non utilizzi parole come computing? Non stiamo parlando di questo».

    Casa intelligente

    Uno dei maggiori esempi negli USA è il Georgia Tech Broadband Institute Residential Laboratory, una abitazione su tre piani equipaggiata con rilevatori di presenza, telecomandi capaci di riconoscere la gestualità e altre diavolerie. Parte del progetto Aware Home Research Initiative, finanziato da Hewlett-Packard, Intel, Motorola e National Science Foundation, il laboratorio è la classica istanza della ricerca informatica che parte da un bisogno percepito: per esempio assistere i più anziani nelle attività che richiedono molte informazioni e inventare i dispositivi e il software che dovrebbero teoricamente risolvere questo problema. Ma come vedremo, l’informatica continua è un fenomeno emergente, un complicato schema di comportamenti sociali che nasce dall’impiego di una varietà di dispositivi digitali più semplici. Che progredisce in direzioni inattese man mano che le persone scoprono come inserire queste tecnologie commerciali e aperte nel contesto della loro vita sociale.

    Technorati

    Un motore di ricerca sviluppato dal programmatore David Sifry che esplora milioni di blog e visualizza i post più recenti collegati a un determinato tag.

    Informatica ubiqua

    La pagina Web concepita originariamente da Weiser sulla questione è stata conservata sul sito www.ubiq.com/hypertext/weiser/UbiHome.html.

    Invisibili

    Il lettore Gardner Campbell commenta: «Elucubrazioni e concetti molto interessanti. Rimane una preoccupazione: il sacro Graal dell’informatica continua, ubiqua e invisibile risulterà per caso essere un veleno cognitivo? Alcune cose funzionano meglio quando sono visibili e un po’ recalcitranti: la scrittura, per esempio, o il pensiero, tanto per citarne un altro. Se utilizziamo una simbologia senza alcun sforzo c’è il rischio di affidarsi automaticamente a un percorso di minima resistenza piuttosto che mettersi alla caccia dei traguardi più ambiziosi e difficili, l’equivalente informatico di gesti e grugniti al posto di una lingua. La quale richiede sì un certo sforzo per essere acquisita e ben impiegata, ma ci ricompensa ampiamente in termini di intensità semantica».

    La risposta dell’autore: Concordo. Ecco perché in questo e in altri punti dell’articolo sottolineo come l’informatica continua non deve coincidere con il computer invisibile.

    Project Oxygen

    Vedi oxygen.lcs.mit.edu/Overivew.html.

    Telefoni cellulari

    Sono diventati i fedeli compagni di 1,7 miliardi di persone in tutto il mondo. Secondo una ricerca IDC, più di 690 milioni di telefonini sono stati venduti nel solo 2004. Nel primo trimestre del 2005 sono stati consegnati 8,4 milioni di «dispositivi mobili convergenti», cioè telefoni in grado di funzionare come PDA e di eseguire diversi tipi di programmi, con un aumento del 134 per cento rispetto al primo trimestre 2004. Più di 182 milioni di persone negli Stati Uniti sono abbonati a un operatore mobile e nel 2004 hanno trascorso più di mille miliardi di minuti parlando al telefonino.

    Eccessivo livello di ingegnerizzazione

    Il lettore di blog Gene Becker commenta: «Sono d’accordo con le sue valutazioni e aggiungerei che in molti casi si tratta di soluzioni tecnologiche alla ricerca di un problema. Quale sarebbe la domanda la cui risposta è “informatica ubiqua”»?

    Thomas Vander Wal

    Noto per aver reso popolari due concetti: quello della nuvola informativa (l’aggregato di tutte le informazioni digitali personali di un individuo, ormai custodite in misura crescente più sulle reti che a bordo di personal computer o supporti fissi) e quello delle «gentonomie» (strutture di classificazione della conoscenza che emergono al posto delle tassonomie gerarchiche quando gruppi di persone applicano alle informazioni digitali cartellini o tags basati su vocabolario spontaneo).

    Apparecchi dedicati

    Treo 650 di PalmOne, per esempio, ha l’aspetto di un telefonino ma funziona anche come macchina fotografica e videocamera, piattaforma di posta elettronica e messaggistica, riproduttore MP3, console per videogiochi, agenda personale, dispositivo per la navigazione sul Web, lettore di libri elettronici e interfono (basato sullo standard radio Bluetooth).

    Wikipedia

    Enciclopedia on line scritta utilizzando il software wiki, che consente a chiunque di inserire nuove voci e modificare quelle esistenti. Con 1,8 milioni di articoli scritti da 51 mila collaboratori in 109 lingue è l’opera di riferimento più estesa (anche se forse non la più affidabile) del mondo. Potrebbe anzi essere considerata l’opera collettiva più ambiziosa della storia.

    Documenti statici

    La cosiddetta versione 1.0 del Web consisteva principalmente di file di testo ravvivati da qualche istruzione HTML per la visualizzazione attraverso il browser. Il Web 2.0 somiglia piuttosto a una serie di programmi capaci di dialogare tra loro.

    Podcasting

    I podcaster non sono mai d’accordo sulle origini della loro specializzazione – tanto Adam Curry che il guru del software Dave Winer sostengono per esempio di esserne i veri padrini – ma almeno su un punto hanno trovato un minimo di consenso: il termine podcasting è stato coniato da Ben Hammersley, giornalista del quotidiano inglese «The Guardian», in un articolo pubblicato il 12 febbraio del 2004.

    RSS

    Qualche controversia riguarda anche l’inventore dell’RSS e il vero significato di questa sigla. Nel 1999, nell’ambito di una iniziativa del World Wide Web Consortium per lo sviluppo del Resource Description Framework (RDF) a supporto del concetto sviluppato da Tim Barners-Lee a proposito del Web semantico, gli informatici di Netscape costruirono uno strumento per la ricerca documentale chiamato Rich Site Summary (estratto arricchito del sito). Lo strumento fu tuttavia abbandonato nel 2001. Nel frattempo, il programmatore David Winer aveva compilato un documento per la pubblicazione su un sito di informazioni estratte da altri siti, battezzando il suo sistema Really Simple Syndication (federazione di contenuti semplificata). Oggi è questo il significato più diffuso dell’acronimo RSS, ma la definizione creata in casa Netscape ha ancora i suoi fautori, mentre altri insistono che RSS significhi RDF Site Summary.

    Feed

    è possibile creare un feed RSS per qualsiasi contenuto. L’RSS è la tecnologia che sta dietro al podcasting, che serve essenzialmente per distribuire file audio attraverso un meccanismo di abbonamento al canale RSS. Pagine di segnalibri sociali come Delicious e Rojo permettono ai loro lettori di sottoscrivere via RSS un abbonamento ai collegamenti salvati dai loro amici e annotarli nel corso delle loro esplorazioni del Web.

    Siti di interconnettività sociale

    Si veda Internetworking, in «Technology Review», edizione americana, aprile 2004.

    Più potenti

    E’ una manifestazione delle legge di Metcalfe, un corollario ipotizzato dall’inventore delle reti Ethernet (e membro del comitato redazionale di Technology Review) Bob Metcalfe, secondo cui il valore di una rete aumenta in funzione del quadrato del numero dei suoi nodi.

    Rete terroristica

    Si veda Terror’ s Server, in «Technology Review», edizione americana, febbraio 2005.

    Un affare

    Bisogna ammettere che in molte parti del mondo la scarsità del reddito e le costrizioni politiche tengono molto lontani i cittadini dall’informatica continua. Al tempo stesso, d’altro canto, le reti cellulari riescono a coprire aree geografiche sempre più estese del pianeta e iniziative come il progetto per un computer portatile da 100 dollari, lanciato da Nicholas Negroponte, possono far arrivare le risorse informatiche a molti mercati oggi ampiamente trascurati dai principali fornitori, mentre le nazioni prive di vecchie infrastrutture telefoniche spesso passano direttamente alle reti a larga banda senza fili.

    Quasi dappertutto

    C’è però un limite che ci tiene ancora vincolati all’uso della presa di corrente: le batterie. Le migliori pile all’idruro di nickel-metallo, agli ioni di litio e al polimero di ioni di litio riescono a far funzionare un computer portatile per un massimo di otto-dieci ore e un telefonino per cinque ore di conversazione continua. Tempi che potrebbero quintuplicarsi grazie alle pile di combustibile compatte, che tuttavia non verranno distribuite in massa prima del 2010.

    Poco senso

    Il lettore di blog Erik Karl Sorgatz commenta: «Non sono d’accordo nella misura in cui c’è un vecchio detto che recita: “costruisci il sistema e qualcuno cercherà di sabotartelo”. Inganni, mascheramenti e vero e proprio furto delle identità si rafforzano proprio grazie agli stessi strumenti che ci uniscono nelle nostre fasi più creative. In un certo qual modo la nostra dipendenza da una infrastruttura tecnologica ci rende più forti ma anche più deboli. Forse sarebbe meglio mescolare tutto questo con un certo grado di autonomia, di apprendimento non computerizzato, un po’ di apprendistato che coinvolga abilità puramente meccaniche… Ai ragazzini non insegnano più nemmeno le applicazioni tecniche».

    Schemi

    Il lettore di blog Ian Wells chiede: «Come insegnare a noi e ai nostri figli a sviluppare un ritmo di comunicazione che possa agevolare le nostre relazioni e la nostra tranquillità? Quali schemi comunicativi ci faranno viceversa impazzire? Che cosa può aiutare le nostre famiglie e le nostre relazioni? Perché tanta gente passa tutto il tempo a guardare la TV invece di farsi parte attiva nell’aiutare persone vere? Parte di questi dubbi li abbiamo avuti con le telefonate a basso prezzo, con la televisione continua, con Internet a larga banda. Ora stiamo salendo un gradino più in su. Dobbiamo proprio comunicare solo perché possiamo farlo in modo continuo? Che cosa può insegnare un genitore coscienzioso ai proprio figli in materia di informatica continua? Ci sono limiti da non superare per la nostra salute?»

    Gadget futuristici

    Il lettore di blog Jim Haye commenta: «Molto interessante, ma sono sorpreso dalle poche notizie sui dispositivi con cui interagiamo ogni giorno e che integrano la maggior potenza informatica di tutti gli altri: le automobili. Oggi una normale autovettura dispone di numerosi microprocessori collegati tra loro attraverso molteplici reti eseguendo software estremamente complesso in un ambiente altamente pericoloso. Certo, non ce le portiamo in tasca e devono essere del tutto trasparenti alla maggior parte degli automobilisti, ma i sistemi informatici per il settore automobilistico rappresentano una applicazione di enorme portata».

    Costantemente attivo

    Il lettore di blog Daniel Barkowitz scrive: «Questo canale di ritorno partecipativo e collettivo è già entrato a far parte del mondo della selezione degli studenti universitari. Al MIT stiamo portando avanti con i nostri iscritti del primo anno il nostro particolare esperimento sociale, basato sui blog e relativo all’iscrizione all’università e ai suoi meccanismi di finanziamento. L’esperimento ha avuto un enorme successo, offrendo agli studenti uno strumento più interattivo per ottenere una risposta alle loro domande e alle loro problematiche. In qualità di responsabile delle agevolazioni finanziarie del MIT, mi sposto tenendo sempre attivo sul mio telefono cellulare il canale di messaggistica AIM (Aol Instant Messaging) e sorveglio costantemente i commenti dei lettori al mio blog. La tecnologia che ci consente di farlo non solo è già disponibile: la nuova generazione di utenti si aspetta di averla a disposizione».

    Plazes

    Un servizio Web basato a Colonia, in Germania, per consentire a chiunque, ovunque si trovi, la creazione di nuove plazes – rappresentazioni di reti locali complete di foto, mappe, commenti e liste di persone on line.

    Sempre connesso

    Il lettore di blog Pete Sulick commenta: «Stiamo muovendo i primi passi verso la digitalizzazione delle nostre vite, o si tratta solamente di un modo per forza più efficiente di condividere le informazioni, come la posta elettronica, la televisione, il telefono, la radio e i pony express

    La nostra vita on line

    Rassegna di software sociale su Internet

    Backpack (www.backpackit.com)

    Organizzatore delle informazioni accessibile tramite browser e telefonino. Consente ai suoi utenti di compilare elenchi e promemoria e archiviare documenti e fotografie, condividendo in parte o completamente i contenuti con gruppi di conoscenti e famigliari. Creato da 37signals, una società di consulenza software con sede a Chicago.

    Dodgeball (www.dodgeball.com)

    Servizio di ricerca di conoscenti mediato da messaggi di testo. Gli associati in 22 città degli Stati Uniti mandano un SMS per segnalare agli altri componenti della rete di Dodgeball la loro posizione; la rete trasmette i dati sulla posizione dell’abbonato ai telefonini di chi si trova nelle immediate vicinanze, raggiungendo così gli amici, gli amici degli amici o generando incontri casuali. Dodgeball è stata acquisita da Google nel maggio scorso.

    Eurekster (www.eurekster.com)

    Motore di ricerca sociale. Chi sta utilizzando i campi di ricerca di Eurekster in un dato istante diventa temporaneamente membro di una «comunità di ricerca»; le reazioni da parte dei componenti di questa squadra sulla rilevanza dei risultati ottenuti serve a garantire una migliore qualità dei risultati nelle ricerche successive.

    EVDB (www.evdb.org)

    Il database degli eventi e dei luoghi (Events and Venues Database). Libero archivio di notizie relative a eventi programmati in tutte le località del mondo. Chiunque può registrare un evento.

    43 Things (www.43things.com)

    Una rete collaborativa per il confronto di obiettivi esistenziali. I partecipanti compilano un elenco di 43 obiettivi vitali e quindi consultano quelli tra loro che hanno gli stessi traguardi a fini di incoraggiamento e commento. Un obiettivo comune è: «Basta temporeggiare».

    Ourmedia ( www.ourmedia.org)

    Deposito di media digitali come video, musica, foto, testi e clip audio. I fondatori di Ourmedia, incluso Internet Archive, si sono impegnati a memorizzare i file degli utenti per sempre e a fornire una banda larga illimitata per scaricare i dati.

    Upcoming (www.upcoming.org)

    Un altro calendario agenda collaborativo. I membri possono aggiornare gli eventi ai quali intendono partecipare, commentare gli eventi inseriti dagli altri e federare le liste degli eventi sui propri blog.

    Phling (www.phling.com)

    Rete paritaria nata per consentire agli utilizzatori di telefonini intelligenti Nokia l’invio di cartoline multimediali a conoscenti, al proprio blog e al computer di casa.

    Rojo (www.rojo.com)

    Ibrido tra aggregatore di notizie, rete sociale e servizio di segnalibri sociali. Quando un membro della comunità trova un indirizzo interessante, può archiviarlo e condividerlo con la cerchia di amici e colleghi.

    Wikicities (www.wikicities.com)

    Uno strumento gratuito per la creazione di wiki comunitari su qualsiasi argomento. Ci sono wikicity sui sogni a occhi aperti, o sullo sviluppo economico di St. Petersburg, in Florida. Gestito da Wikia, una startup fondata nel 2004 da Jimmy Wales, co-inventore di Wikipedia.

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