Se la posta in gioco è la stabilità
Sono tanti gli attori che possono influire sull’andamento discendente dei prezzi del greggio. Dai mercati finanziari, affetti da una estenuante volatilità, fino alle strategie produttive di Stati Uniti e Russia, passando per le attese decisioni dell’Opec. Quando finirà l’attesa?
Il prezzo del petrolio è diminuito a gennaio. In particolare, l'ICE Brent ha aperto a 38,59 dollari al barile e ha chiuso a 35,89 dollari al barile, mentre il NYMEX WTI ha aperto a 38,06 dollari al barile per chiudere a 33,75 dollari al barile. Il 20 gennaio, i prezzi di entrambi i tipi di petrolio hanno toccato il minimo dal dicembre 2003, cioè rispettivamente 28,55 dollari al barile e 28,26 dollari al barile. Durante gli ultimi 10 giorni del mese, i prezzi hanno recuperato in virtù delle voci di corridoio che parlavano di un possibile accordo tra l'Opec e la Federazione Russa finalizzato a un taglio condiviso delle forniture di petrolio.
Per tutto il primo mese del 2016, il tasso di cambio euro/dollaro si è mantenuto sempre a circa 1,08 dollari per un euro. Il 21 gennaio, come diretta conseguenza della caduta dei prezzi del petrolio, il rublo ha toccato il suo nuovo minimo dal dicembre 2015, sia rispetto al dollaro (84,2 rubli per 1 dollaro), sia rispetto all'euro (91,7 rubli per 1 euro). Sergio Squinzi, presidente di Confindustria, ha dichiarato che l'attuale tendenza del cambio rublo/euro rappresenta un ostacolo per le nostre esportazioni e che il governo italiano farebbe meglio a revocare le sanzioni ancora in vigore contro la Federazione Russa.