Riparare i polmoni fuori del corpo
Una tecnica che potrebbe raddoppiare il numero di polmoni disponibili per il trapianto.
di Tim Hornyak 29-07-09
Il trapianto dei polmoni offre una speranza di prolungamento della vita, in alcuni casi anche di molti anni, per quei pazienti allo stadio finale di malattie respiratorie quali enfisemi e fibrosi cistiche. A causa però della carenza cronica di organi adatti al trapianto solo il 25% circa dei pazienti in lista d'attesa ricevono dei polmoni nuovi. Tuttavia, una nuova tecnica di riparazione dei polmoni fuori del corpo sviluppata al Toronto General Hospital potrebbe portare ad un incremento sostanzioso del numero di polmoni utilizzabili per i trapianti, nonché migliorarne i risultati chirurgici. In una stanza operatoria dell'ospedale, la nuova tecnologia può mantenere in lenta respirazione un paio di polmoni umani sotto ad una cupola di vetro connessa ad un ventilatore, una pompa e dei filtri. I polmoni vengono mantenuti ad una temperature corporea normale di 37° C ed irrigati di una soluzione senza sangue contenente sostanze nutritive, proteine ed ossigeno. Gli organi possono essere mantenuti in vita nella macchina, sviluppata assieme alla Vitrolife, fino a 12 ore, mentre i medici ne valutano le condizioni e li riparano. Di norma, i polmoni utilizzabili per il trapianto, tra tutti quelli disponibili, non sono più di uno su dieci, ed anche questi possono risultare non funzionanti una volta innestati. "Questo sistema ci permette di valutare le condizioni dei polmoni, diagnosticare cosa ci sia da correggere, e quindi ripararli," afferma Shaf Keshavjee, che dirige il Lung Transplant Program dell'ospedale. "Di conseguenza, andremo a trapiantare polmoni con dei risultati più prevedibili." La carenza di organi originati da donatori è in parte il risultato dell'utilizzo di tecniche di preservazione superate. Dopo essere stati raccolti, gli organi vengono generalmente conservati a bassa temperatura, cosa che ne inibisce le funzioni e comporta il rischio di danni. Il metodo utilizzato al Toronto non è il primo a rifuggire il congelamento come sistema di conservazione dei polmoni, in aggiunta però, va a migliorare una tecnica per il ripristino di polmoni non utilizzabili sviluppata in origine al Lund University Hospital, in Svezia. Il sistema applicato al Toronto può mantenere i polmoni fuori del corpo per un tempo molto più lungo e presenta meno rischi di danni, secondo i ricercatori. "Li manteniamo in un ambiente protetto che non provoca danni aggiuntivi e consente al processo di guarigione di prendere il via," afferma Keshavjee. Un sistema efficace di conservazione e riparazione dei polmoni avrebbe un impatto di grande importanza sulle vite di migliaia di pazienti in attesa di organi da donatori negli Stati Uniti. Secondo Keshavjee, il numero di polmoni accettabili da donator potrebbe venire raddoppiato grazie a questo sistema. Dopo anni di esperimenti di trapianto e riparazione di polmoni su topi, ratti e maiali, lo scorso dicembre la squadra di Keshavjee è riuscita ad utilizzare la tecnica per trapiantare con successo ad un uomo di 56 anni affetto da una malattia respiratoria dei polmoni provenienti da un donatore valutati come non idonei. Da allora, altri sei pazienti hanno ricevuto polmoni trattati con questa tecnica seguendo il programma della sperimentazione clinica. "In tutti i casi abbiamo avuto ottimi risultati, senza eccezione alcuna," dice Keshavjee. "Siamo ora in grado di utilizzare polmoni che non potevano essere fino ad oggi usati." Altri esperti hanno lodato la tecnica del Toronto, ma invitano alla cautela, sottolineando che gli studi sulle procedure di riparazione dei polmoni richiedono ulteriori approfondimenti, così come il trovare una soluzione alla reazione infiammatoria al trapianto ed al tasso di mortalità nei pazienti di trapianti. "Il sistema del Toronto sembra ricreare fuori del corpo la normale funzionalità dei polmoni," afferma Jacques-Pierre Fontaine della divisione di chirurgia cardiotoracica presso la Brown University. "Se riuscissimo a tenere l'organo fuori del corpo più a lungo con il minor danno ischemico possibile, potremmo fare passi ulteriori per ottenere il polmone." D'altro canto, dice Fontaine, "il test effettivo" sarà vedere come se la caveranno i pazienti con i polmoni trapiantati. "Le prove verranno dai dati sulla sopravvivenza." Joshua Sonnet, direttore dei trapianti di polmone al Columbia University Medical Center, è d'accordo sul fatto che il sistema del Toronto rappresenta un miglioramento che porta la tecnologia esistente al livello superiore, da dove potrà fare da trampolino di lancio per un utilizzo più ampio. "Due sono i problemi maggiori con cui abbiamo a che fare: una scarsità di organi, e su questo il sistema del Toronto è d'immediato aiuto, se potremo da subito cominciare il ripristino dei polmoni. Ancora più importante però, è il problema di come ottenere che i polmoni a lungo. Per lo più non durano a causa del rigetto cronico e a causa degli effetti collaterali dei farmaci che utilizziamo per prevenire il rigetto. Ora, essendo capaci di manipolare questi organi fuori del corpo del donatore, siamo anche in grado di lavorarci per apportare i miglioramenti necessari non solo a far sì che funzionino subito e meglio, divenendo quindi proponibili al trapianto, ma anche che vadano avanti a funzionare."