Responsabilità generazionale
"è nostro dovere lasciare un mondo migliore di quello che abbbiamo trovato". Così Gary Hart affronta un tema cruciale quanto spinoso, chiamando in causa un grande "protagonista": il futuro.
di Gary Hart (fonte OIL) 29-09-10
L'aria, l'acqua e la terra non sono beni gratuiti. Ora comprendiamo questo dato elementare, ma non è stato così per gran parte dell'era industriale. Di conseguenza abbiamo inquinato oceani, abbiamo avvelenato l'aria che respiriamo e abbiamo usato il suolo come comoda discarica per la peggior specie di rifiuti chimici e nucleari. E la popolazione di aree urbane o vicine alle industrie pesanti o di paesi meno sviluppati ne ha pagato il prezzo con contaminazioni, malattie e molto spesso con la morte. La nascita dell'era ambientale, che di solito negli Stati Uniti si fa risalire alla pubblicazione di "The Silent Spring" di Rachael Carson nel 1962, ha risvegliato la consapevolezza che l'aria, l'acqua e la terra hanno bisogno di rispetto e protezione, non solo per la generazione attuale, ma anche per quelle future. Nonostante l'opposizione costante da parte di industrie abituate a un comportamento disinvolto nei confronti dell'inquinamento, i paesi industrializzati hanno approvato leggi che richiedono un civismo collettivo eco consapevole. Un altro fattore ugualmente importante è che le nuove generazioni di leader accettino la responsabilità ambientale delle loro azioni, non solo nei rispettivi paesi, ma anche in ambienti che operano in ambito internazionale.