Più riserve e più sicurezza per l'India
Il gigante asiatico, quarto importatore di petrolio al mondo, si avvia a creare un sistema di stoccaggio che gli permetta di entrare a fra parte delle potenze capaci di garantirsi un margine di sicurezza energetica in caso di emergenze o carenze di idrocarburi.
Il crollo dei prezzi del greggio si è rivelato una manna in tutti i Paesi emergenti asiatici, avendo consentito agli importatori di energia di coprire i mancati introiti fiscali e sollecitare piani per porre un freno agli ipertrofici sussidi. Ma in India questa situazione ha anche favorito una riforma attesa da lungo tempo: entrare nell'esclusivo club delle nazioni che vantano una riserva strategica di petrolio. L'India aveva in mente quest'idea da decenni. Essendo un'aspirante potenza mondiale, invidia Paesi come l'America e la Cina, che utilizzano le proprie consistenti scorte di combustibile per compensare gli alti e i bassi dei prezzi del petrolio a livello globale, garantendosi inoltre un margine, seppur modesto, di sicurezza contro temporanee difficoltà di fornitura. Nel caso dell'India, la logica di una riserva forse è ancora più chiara: è al quarto posto tra i maggiori consumatori di petrolio e prodotti petroliferi del mondo, preceduta da Cina, America e Giappone. Al tempo stesso è, però, il quarto importatore a livello mondiale. Acquista infatti dall'estero circa l'80% del proprio petrolio, un livello destinato a crescere a causa dell'aumento della domanda energetica nei prossimi decenni. Questo aspetto renderà la nazione una delle più grandi economie con il maggior livello di insicurezza dal punto di vista energetico. Eppure, sebbene l'idea di acquistare una quantità sufficiente di petrolio per creare una fornitura di riserva sembri chiara, raramente in India le cose sono così semplici. Dopo anni di incertezza, il suo ultimo governo aveva iniziato a costruire l'infrastruttura necessaria per questo progetto, realizzando anche la struttura di stoccaggio sulla costa orientale del Paese che sarebbe stata gestita da Indian Strategic Petroleum Reserves Limited, una società a partecipazione pubblica. Ma la spesa necessaria per riempirla effettivamente, pari a circa 4 miliardi di dollari, si è dimostrata un ostacolo, quanto meno in un momento in cui il prezzo del petrolio era di 100 dollari al barile. Quando l'anno scorso i prezzi sono crollati sotto 50 dollari, quell'ostacolo è venuto meno, inducendo finalmente l'India a iniziare ad acquistare greggio dall'Iraq il mese scorso per riempire i propri serbatoi per la prima volta, come riferito da Reuters.