Per una confusione creativa
Gli incalzanti processi di cambiamento che caratterizzano oggi i sistemi economici, politici e sociali suscitano crescenti allarmi, in cui si esprime il disagio di un mondo che non può più venire descritto e interpretato secondo i paradigmi tradizionali e le sottostanti strutture di potere.
di Gian Piero Jacobelli 12-11-20
Ovviamente non si parla d'altro: la pandemia sta sulle bocche di tutti, ma soprattutto sta nella testa di tutti. Non si pensa ad altro e questa sorta di ossessione, comunque giustificata dalla gravità della situazione e dai rischi che chiunque può correre senza rendersene conto, è anche peggiore dei discorsi di chi non sa, ma pretende di sapere, e di chi sa, ma non vuole assumersi la responsabilità di ciò che ritiene di sapere.

Peggiore perché, come segnala giustamente Gideon Lichfield nell'editoriale dell'ultimo fascicolo cartaceo di MIT Technology Review USA (novembre-dicembre 2020), ogni emergenza, in particolare l'attuale emergenza sanitaria, induce, se non costringe a guardare vicino, trascurando i problemi, altrettanto gravi, che si proiettano sul medio e sul lungo termine: «Come l'immagine sulla nostra copertina» - un cristallo incrinato, su cui è stato applicato un piccolo cerotto, nella illusione che riesca a impedirne la frammentazione - «intende suggerire , i mutamenti necessari perché il futuro appaia meno precario del presente non possono ridursi alla politica dei cerotti che è stata adottata negli anni passati - una carbon tax qui, un incremento delle provvidenze assistenziali là ». In altre parole, una politica dei piccoli passi, mentre la strada da percorrere resta lunghissima e accidentata.

Non si tratta soltanto - scriveva lo stesso Lichfield nell'editoriale del precedente fascicolo (settembre-ottobre 2020), che portava in copertina a caratteri cubitali la parola “Power”, per chiedersi chi lo possegga, chi lo desideri e chi lo stia perdendo - di un pensare al presente che impedisce di pensare al futuro.