Minacce chimiche alla salute del seno

Recenti studi suggeriscono l'esistenza di un nesso tra interferenti endocrini e casi di tumore al seno o difficoltà nell'allattamento.

di Lisa Ovi 04-10-21
Sempre più studi documentano l'esistenza di un nesso tra disfunzioni del sistema endocrino e l'esposizione a determinate sostanze chimiche tipicamente presenti in prodotti industriali e domestici. Risale al 2013 un primo rapporto congiunto tra ONU e OMS sui rischi per la salute dei cosiddetti interferenti endocrini, una vasta categoria di molecole, miscele e sostanze capaci di alterare la normale funzionalità ormonale dell'apparato endocrino e provocare effetti avversi sia sulla salute degli organismi che della loro progenie.

Obesità, endometriosi, sindrome dell'ovaio policistico, sono solo alcune delle condizioni analizzate. Nuove scoperte https://nyulangone.org/news/evidence-hormone-disruptor-chemical-threats-grows-experts-call-stricter-regulation suggeriscono che PFAS, bisfenoli e alcuni pesticidi possono danneggiare lo sperma, mentre a ritardanti di fiamma e sostanze chimiche presenti in alcuni pesticidi vengono collegati problemi di salute legati al cervello, come la perdita del QI e il disturbo da deficit di attenzione (ADD).

Due recenti studi puntano i riflettori su alcuni interferenti endocrini considerati responsabili di problemi nell'allattamento e un aumento del rischio di sviluppare tumori al seno.

Il Dr. Yoichi Kawasaki e Prof. Toshiaki Sendo dell'Università di Okayama, in Giappone, hanno ritenuto importante investigare gli effetti di determinati fotoiniziatori, sostanze chimiche che rilasciano molecole reattive in risposta alle radiazioni UV. Date queste proprietà, i fotoiniziatori sono utilizzati in un'ampia gamma di prodotti, tra cui plastica, vernici, inchiostri, nonché in prodotti e strumenti medici come riempitivi e contenitori dentali.

I due studiosi sono partiti dallo studio di tre fotoiniziatori tipici di plastiche e vernici - 1-HCHPK, MBB, e MTMP – già accusati di avere in vitro un effetto simile all'estrogeno. Dagli studi condotti su topi, queste sostanze si sono dimostrate capaci di accelerare la crescita del tumore al seno. Né è da sottovalutare l'importante ruolo degli estrogeni nella regolazione della funzione riproduttiva sia maschile che femminile.

Il secondo studio prende invece in considerazione sostanze chimiche chiamate per- e polifluoroalchiliche (PFAS): prodotte dall'uomo, sono utilizzate come idrorepellenti, oleorepellenti e nel rivestimento di prodotti comuni come pentole, tappeti e tessuti. Questa categoria di interferenti endocrini non si degrada né nell'ambiente, né all'interno di un organismo, andando ad accumularsi con il passare del tempo.

Le PFAS sono considerate capaci di influenzare gli esiti della gravidanza, i tempi della pubertà e altri aspetti della salute riproduttiva. Clara Timmermann, primo autore dello studio e assistant professor della University of Southern Denmark, Copenhagen, ha studiato la correlazione tra livelli di PFAS nel sangue e facilità nell'allattamento.

Secondo i risultati ottenuti da questa ricerca, le donne con livelli più elevati di PFAS nel proprio sistema potrebbero avere il 20% in più di probabilità di interrompere l'allattamento al seno. Il nuovo dato potrebbe offrire una spiegazione alternativa dello svezzamento precoce indesiderato,  solitamente attribuito a fattori psicologici.

Gli interferenti endocrini tendono ad essere sostanze chimiche sviluppate allo scopo di migliorare la qualità di una vasta gamma di prodotti comunemente usati. Questi ed altri ricercatori invitano la comunità scientifica a domandarsi se i suddetti benefici valgano il rischio di tanti effetti collaterali.

Una valutazione precisa degli effetti sulla salute umana degli interferenti endocrini è resa particolarmente complessa dal grande numero di simili sostanze con cui convivono le moderne popolazioni. Sono necessari controlli più severi, su modello degli sforzi compiuti a livello internazionale per ridurre l'esposizione alle sostanze cancerogene.

Indubbiamente, le attuali normative volte a ridurre l'esposizione a questa classe di sostanze chimiche non sono sufficienti. Servono ulteriori ricerche per stabilire più saldamente causa ed effetto, ed azioni legislative forti che proteggano il pubblico da problemi di salute gravi e di lunga durata.

(lo)