• Allie Sullberg

Le nuove generazioni stanno rimodellando il discorso politico

L'ascesa dei social media e la costante presenza online sta cambiando la natura dell'impegno civico e della partecipazione politica nelle fasce di popolazione più giovane.

di Kiara Royer 10-10-21
L'estate scorsa, la mia amica Jessica Rosberger mi ha mandato un messaggio in cui mi diceva di aver avuto un'idea. Stavamo per diplomarci al liceo e avevamo trascorso gli ultimi tre mesi dell'ultimo anno prendendo lezioni a casa a causa della pandemia di covid-19, e ultimamente stavamo seguendo le notizie delle proteste per la giustizia razziale negli Stati Uniti sulla scia dell'omicidio di George Floyd.   

Un'ora e mezza dopo, abbiamo pubblicato l'idea di Jessica sotto forma di petizione online, in cui sostenevamo che l'ex procuratore generale William Barr, che si è diplomato al nostro liceo e ha ricevuto il Distinguished Alumni Award nel 2011, aveva violato i valori fondamentali della scuola con il suo coinvolgimento nella rimozione violenta dei manifestanti da Lafayette Square a Washington, DC, il 1 giugno 2020. Speravamo che la nostra petizione avrebbe incoraggiato la nostra scuola a ritornare indietro sulla concessione del premio a Barr.

Jessica e io ci siamo coordinati su Google Docs, abbiamo parlato con i giornalisti e gli ex studenti su Zoom e abbiamo condiviso la petizione su Instagram, Facebook e Twitter. A luglio avevamo raccolto più di 8.700 firme, con una citazione in un editoriale del “Washington Post”.

È stato il mio primo assaggio del potere di usare Internet e i social media come strumenti politici. Purtroppo è una sensazione ancora troppo rara, anche per la mia generazione: le opinioni dei giovani cittadini sono raramente consultate in materia sociale o politica, anche se le piattaforme digitali ci hanno fornito una voce e un modo per esprimerle prima nella vita (si stima che l’81 per cento degli adolescenti dai 13 ai 17 anni è ora attivo su almeno un sito di social media). 

La sensazione che le nostre voci non contino potrebbe essere legata al fatto che non possiamo votare fino a 18 anni, ma la maggior parte di noi sarà in grado di farlo entro le prossime elezioni presidenziali nel 2024, se non prima. Le piattaforme digitali hanno il potenziale per ridefinire l'impegno civico e consentire alle opinioni di giovani e anziani di svolgere un ruolo più profondo nel processo decisionale. 

Mentre la mia generazione parla online, i legislatori che stanno plasmando il nostro futuro dovranno capire come ascoltare al meglio quelli di noi che saranno presenti negli anni a venire. Altrimenti l'entusiasmo dei giovani per la politica potrebbe prosciugarsi. In un momento in cui la nostra fiducia nei governi si avvicina ai minimi storici, è in gioco il futuro della partecipazione politica.

Democrazia digitale

L'idea che la combinazione di tecnologia e nuova generazione stia ridefinendo la politica non è nuova: la stessa cosa è successa con la radio e poi con la televisione. Ma i social media, in particolare, hanno portato cambiamenti unici. Ciò significa che la mia generazione ha un ruolo speciale da svolgere nel capire come vengono utilizzate queste piattaforme.  

I modi in cui i giovani utilizzano tali strumenti stanno già cambiando l'aspetto delle campagne politiche e dell'organizzazione di base. Molti gruppi non profit stanno reclutando sempre più giovani per ricoprire ruoli più importanti all'interno delle loro organizzazioni. La chiave per assicurarsi che i giovani rimangano coinvolti è includerli in più piani del confronto politico, afferma Beth Simone Noveck, direttrice del Governance Lab della New York University e chief innovation officer del New Jersey. 

Noveck guida un progetto chiamato CrowdLaw, che studia i modi in cui i legislatori possono utilizzare la tecnologia per incorporare le opinioni dei cittadini, in particolare dei giovani, nel processo legislativo. Dirige anche un programma GovLab chiamato Reinvented, incentrato sull’utilizzo della tecnologia per coinvolgere studenti, educatori e operatori sanitari, in particolare delle comunità emarginate, nei tentativi di risolvere i problemi dell'istruzione.

ReinventED mostra che gli studenti anche nel mezzo di una pandemia tendono a risolvere problemi del mondo reale e a migliorare materie accademiche non tradizionali. I politici, d'altra parte, sono più preoccupati della salute pubblica e dei piani di riapertura delle scuole. "Le persone più esperte in materia di istruzione, principalmente studenti e insegnanti e, in misura minore, i genitori di quegli studenti, vengono raramente, se non mai, consultate nel modo in cui progettiamo le nostre scuole", afferma Noveck. "La mia speranza è che l'utilizzo di strumenti come questo, mettendo a nudo ciò che interessa davvero alle persone, possa aiutare a cambiare la direzione di marcia". 

Le piattaforme digitali, tuttavia, possono essere un'arma a doppio taglio. La partecipazione ai movimenti online potrebbe non tradursi in un coinvolgimento offline: alcuni esperti avvertono che potrebbe avere l'effetto opposto. "Sui social media, si può ottenere un'esplosione di interesse, a volte un'esplosione di attività, perché è così facile avere la sensazione di partecipare semplicemente facendo clic su un link o retwittando qualcosa o usando un hashtag", afferma Nicholas Carr, sociologo professore al Williams College. "Ciò che non è chiaro è se i social media aiuteranno o danneggeranno una campagna di cambiamento a lungo termine".

Il risultato potrebbe essere una forma di "slacktivism", un termine coniato durante l'ascesa di Internet riferito alla pratica di sostenere pubblicamente una causa in modi che richiedono poco impegno. "Ciò può diminuire o addirittura sminuire la serietà del discorso politico in un modo che può in qualche modo ostacolare la nostra capacità di risolvere grandi problemi", afferma Carr.

Le persone che si impegnano in questo attivismo performativo stanno ancora diffondendo messaggi politici, tuttavia, afferma William Golub, uno studente della Stanford University che si è offerto volontario con il team di sms durante la campagna presidenziale di Joe Biden. "Penso che ci saranno sicuramente persone chesi limiteranno a pubblicare semplicemente qualcosa sui social media, ma molte di queste persone altrimenti non avrebbero fatto nulla", spiega. 

Rimanere impegnati

Dopo che ci siamo incontrati con il comitato degli ex studenti lo scorso luglio, sono passati mesi e io e Jessica non avevamo ricevuto alcun aggiornamento sul premio Barr. Deluse, abbiamo pubblicato una lettera aperta indirizzata al comitato sulla piattaforma Medium all'inizio di settembre. Ci hanno risposto due giorni dopo con un aggiornamento pubblico affermando che avrebbero condiviso la loro decisione una volta completata la relazione scritta.

"In definitiva", si legge nel rapporto pubblicato due mesi dopo, "non condividiamo l’idea di revocare il premio conferito all'ex procuratore generale Barr nel 2011". (Barr ha ricoperto la carica dal 1991 al 1993, e di nuovo nel 2019-2020). Il comitato ha affermato che questa decisione si basava sul feedback della comunità, sul processo "complesso" di revoca e sulla mancanza di "informazioni certe" per quanto riguarda il coinvolgimento di Barr a Lafayette Square. 

È stato devastante. Mi sentivo come se il comitato, il cui membro più giovane si è diplomato al liceo nel 2002, avesse vanificato del tutto la nostra iniziativa. Eppure, ora posso vedere che il nostro lavoro non è stato vano. Il giornale gestito dagli studenti della nostra scuola ha pubblicato un’analisi approfondita del rapporto, criticando il comitato per la sua decisione. Jessica e io abbiamo ricevuto e-mail dai nostri ex insegnanti, che dicevano che la nostra petizione aveva acceso discussioni in classe su argomenti che andavano dalle azioni di Barr all'impegno politico più in generale. 

Inoltre, il comitato ha contattato direttamente me e Jessica, ringraziandoci "per aver assunto un ruolo attivo nelle vicende degli studenti attuali e passati". Anche se la decisione finale non è stata quella che speravo, l'esperienza mi ha insegnato che la mia voce è importante quanto le voci di persone molto più anziane e che la tecnologia può aiutare a farla sentire se le persone sono disposte ad ascoltare.

(rp)