La lenta avanzata del chirurgo robotico
Eccettuato il settore pediatrico, dove la chirurgia robotica è molto apprezzata, forti critiche da parte dei chirurghi si levano sempre più spesso contro un settore da cui attendevano grandi evoluzioni e che, di fatto, sembra essersi arrestato a dieci anni fa.
di Emily Singer (TR) 26-04-10
Una bambina di otto anni si trova sdraiata su di un fianco in una sala operatoria del Children's Hospital di Boston, pronta ad essere operata. Soffriva di dolori al fianco e dagli esami è risultata un'ostruzione al rene sinistro. Nella maggior parte degli ospedali i chirurghi le aprirebbero l'addome con un taglio di circa 15 centimetri per avere accesso al rene, dopo di che dovrebbe passare 4-5 giorni in ospedale per ristabilirsi. Questo lunedì mattina invece, verrà sottoposta ad un'operazione chirurgica robotizzata. Tra circa 3 ore sarà in grado di lasciare la sala operatoria con un'incisione di 2-3 cm circa, medicata con un semplice cerotto. Secondo ogni pronostico, sarà di ritorno a casa in non più di 24 ore. Secondo Hiep Nguyen, chirurgo, specialista in urologia pediatrica e chirurgia robotica, il robot da Vinci è ora capace di operazioni chirurgiche ad invasività ridotta molto più complesse rispetto ad una volta. Dà la possibilità di ottenere immagini tridimensionali, ed informazioni articolate sugli strumenti inseriti nel paziente, con il risultato di ridurre e raffinare i movimenti rispetto alla laparoscopia tradizionale. Durante un recente dibattito a Boston, Nguyen ha descritto operazioni complesse di ricostruzione - modellare un'uretra da un'appendice, per esempio - che pochi anni fa avrebbero richiesto un'operazione ad addome aperto. Il risultato della discussione purtroppo, invece che essere un'espressione di meraviglia e speranza di fronte a queste nuove possibilità chirurgiche, è stata piuttosto una lamentela da parte di chirurghi, scienziati ed ingegneri frustrati dalla tecnologia coinvolta. Il gruppo era preoccupato da varie problematiche - quando e se il robot sarà capace di fare meglio della laparoscopia tradizionale, la curva di apprendimento associate alla tecnologia stessa, se permette operazioni complesse anche a chirurghi meno esperti. Su due punti tutti erano d'accordo. La tecnologia non si sta sviluppando abbastanza velocemente ed è troppo lenta nel divenire più economica. "Il sistema è molto costoso perchè c'è una sola compagnia in grado di produrlo al momento", afferma Nguyen. "C'è bisogno di maggiore competizione perchè il prezzo si abbassi." Il robot da Vinci è prodotto dalla californiana Intuitive Surgical, l'unico giocatore di grande calibro nel campo della chirurgia robotica (alcune altre compagnie producono sistemi robotizzati per la chirurgia al cervello ed all'occhio). La compagnia, fondata nel 1995, ha adattato tecnologia sviluppata in origine per la chirurgia a distanza - un'applicazione che ha avuto vita breve - per poi brevettare un ampio portfolio nel campo della chirurgia robotica. Ha comperato i competitori dei primi tempi per poi ottenere l'approvazione della Food and Drug Administration per i propri sistemi nel 2000. Da allora nulla è cambiato per un decennio. "La gente è molto delusa dal lento sviluppo del robot," racconta Jon Einarsson, chirurgo specializzato in ginecologia presso il Brigham and Women's hospital di Boston. "Non si sono osservati grandi miglioramenti o evoluzioni nell'articolazione di punta degli strumenti." Secondo Einersson sarebbe per esempio interessante vedere sviluppate le interface aptiche, capaci di tradurre il senso del tatto recepito dallo strumento robotico al chirurgo - piuttosto che una maniera di incorporare informazioni ricavate con una risonanza magnetica. Secondo alcuni ingegneri e chirurghi, strumenti di minori dimensioni e costi sarebbero capaci di altrettanta flessibilità e vantaggi visivi, ma nessuno è riuscito a portare avanti il concetto. "Il robot da Vinci sembra progettato per la costruzione di automobili - è una macchina grossa ed ingombrante," afferma Kirby Vosburgh, ingegnere presso il Center for Integration of Medicine and Innovative Technology (CIMIT), di Boston, un tempo impiegato nella progettazione di tecnologia medica per la General Electric.