La diplomazia del dialogo
L’egiziana Damietta, importante terminal GNL, è stata scenario dello storico incontro tra San Francesco e il sultano al-Malik al-Kamil, primo atto di una strategia di apertura verso le sponde meridionali del Mare Nostrum, oggi attraversate da nuovi interessi commerciali.
Italia e Levante, Italia e Oriente, Italia e Asia in genere, Italia e Africa, specie nordorientale. Ce ne sarebbero di cose, da dire. Ma da quando si può cominciare a parlare d’Italia e d’italiani? La questione storica è molto dibattuta: tuttavia esiste un dato sul quale c’è una discreta concordia. L’Italia come realtà socioculturale inizia quando si comincia a veder affiorare, pur nelle sue varianti regionali, un idioma qualificabile come italiano. E questo momento, dopo qualche venerabile precedente altomedievale, si ha da quando un grande poeta ha scelto di redigere non in quel latino al quale lo avrebbe condotto la sua natura di diacono della Chiesa, bensì nel suo vivo e saporoso volgare umbro una delle più belle poesie che siano mai state scritta al mondo, il Cantico delle creature. Ma quel poeta, quel religioso, era a modo suo e avant la lettre un missionario se non addirittura un vero e proprio diplomatico. Si può quindi cominciare da lui.