La dipendenza energetica europea deve preoccupare soprattutto l’Italia
Più della metà dell’energia consumata in Europa viene da Paesi extraeuropei e nell’ultimo decennio questa quota ha registrato un aumento generalizzato. L’Italia, importando il 76.9% del suo fabbisogno energetico, si trova a contendere con Malta, Lussemburgo, Cipro, Irlanda, Belgio e Lituania il poco invidiabile primato di Paese europeo con la più elevata dipendenza energetica dall’estero.
di Luca Longo 06-01-16
Secondo gli ultimi dati disponibili Eurostat, la produzione primaria dell’Unione Europea nel 2013 ammontava a 789.8 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio (TEP). Negli ultimi dieci anni, la produzione globale europea è scesa del 15.4% dai 933.8 TEP registrati nel 2003. La tendenza alla decrescita è costante con l’unica eccezione del 2010, che ha visto una lieve risalita rispetto al crollo del 2009 causato dall’avvio della crisi economica e finanziaria mondiale. Questa tendenza negativa è imputabile sia all’esaurimento delle fonti primarie disponibili sia all’aumento dei costi connessi allo sfruttamento delle riserve residue. E’ facile prevedere che questa tendenza proseguirà quando entreranno in statistica i dati dell’ultimo anno e mezzo e, in particolare, gli effetti del crollo del prezzo del petrolio da 115 a 37 $ al barile negli ultimi 18 mesi corrispondenti al ritorno sui valori di scambio registrati nel 2004.