L’aspettativa di vita cambia da luogo a luogo

Secondo uno studio innovativo dell'economista del MIT Amy Finkelstein, condotto sui dati di Medicare, il passaggio da un'area metropolitana degli Stati Uniti a un'altra può aumentare l'aspettativa di vita di un 65enne di 1,1 anni.

di Peter Dizikes 19-11-21
I ricercatori hanno a lungo osservato una variazione regionale significativa nell'aspettativa di vita negli Stati Uniti, spesso attribuendola al "capitale della salute", vale a dire le diverse tendenze verso l'obesità, il fumo e i relativi fattori comportamentali. Ma analizzando le cartelle cliniche dei beneficiari di Medicare che si sono spostati e non si sono trasferiti da una regione all'altra, Finkelstein e i suoi colleghi sono stati in grado di separare il ruolo dello stato di salute generale dal ruolo dell'ambiente stesso.

"Abbiamo seguito gli spostamenti di due persone anziane nate, per esempio, a Boston", dice Finkelstein. "Una che si è trasferita a Minneapolis, una zona a bassa mortalità, e l’altra che è andata a vivere a Houston, un luogo ad alta mortalità. Quindi si sono messi a confronto i dati relativi a quanto tempo ciascuno dei due è vissuto dopo che si è trasferito.

Nel complesso, lo studio ha rilevato che le aree urbane tra cui New York, San Francisco, Miami e Chicago hanno effetti positivi sulla longevità, mentre un'ampia fascia del Sud e del Sud-Ovest ha effetti negativi. Questi risultati forniscono nuove importanti informazioni sui fattori determinanti su larga scala degli esiti sanitari negli Stati Uniti e sollevano la questione del perché luoghi diversi influenzano l'aspettativa di vita delle persone anziane con modalità differenti. 

Una possibilità evidente è la natura delle cure mediche disponibili. Altre variabili potrebbero includere clima, inquinamento, criminalità, sicurezza del traffico.

Gli studiosi stimano che il “capitale della salute” rappresenti circa il 70 per cento delle differenze riscontrate nei tassi di longevità, mentre gli effetti del luogo in cui si vive rappresentano circa il 15 per cento. "In sostanza, la condizione sanitaria generale è importante, ma anche la località in cui si è residenti gioca un ruolo", afferma Finkelstein.

L’economista del MIT e i suoi colleghi stanno ora lavorando a un paio di nuovi studi sull'assistenza sanitaria per vedere quale impatto possono avere le differenze logistiche: uno studio si concentra sui medici e l'altro esamina l'epidemia di oppioidi da prescrizione.

(rp)