Insider come stakeholder

Il 15 marzo MIT Technology Review Italia ha comunicato alcune rilevanti novità per i suoi insider, che potranno usufruire non soltanto dei consueti servizi informativi, ma anche di diverse modalità di partecipazione alle attività redazionali e alle iniziative promozionali della edizione globale della rivista.

Una volta si chiamavano “abbonati”, per indicare chiunque avesse acquisito un diritto a qualche prestazione predeterminata, tra cui anche il diritto di ricevere per un certo periodo di tempo una pubblicazione periodica.

Oggi preferiamo chiamarli “insider”, evidentemente riecheggiando un calco linguistico relativo alla nostra matrice statunitense, ma non soltanto. Se stiamo alle loro radici etimologiche, tra i due termini – abbonato e insider – si può rilevare una vera e propria inversione semantica, molto significativa per quanto concerne la scelta di adottare l’uno o l’altro.

“Abbonato”, ci dicono gli etimologisti, non deriverebbe dal “buono” che indica congiuntamente il titolo materiale e la migliore condizione del diritto che si desidera acquisire. Deriverebbe piuttosto dal basso latino abonare, che ha a che vedere con qualche “confine” su cui si dividevano allora i feudatari dai vassalli e oggi si divide chi concede da chi riceve il diritto in questione.

Al contrario, “insider”, che in italiano diversamente dall’inglese si sente spesso pronunciare come si scrive, allude in maniera linguisticamente evidente allo “stare dentro”, all’interno di un sistema, di una organizzazione, di un mercato e via dicendo.

In questa inversione semantica risiede appunto la ragione del nuovo “pacchetto” di servizi e di opportunità che la nostra rivista pochi giorni fa ha annunciato di riservare ai propri insider: non più soltanto un generico diritto a leggere le notizie che prima venivano criptate, ma un più specifico diritto a partecipare alle molteplici attività della rivista, in particolare a quelle che, più delle notizie correnti, riguardano la loro elaborazione successiva per temi e per problemi.

Da un lato, infatti, si tratta di contribuire alla individuazione degli argomenti che, al di là della loro emergenza quotidiana e del loro carattere effimero, disegnano una parabola che si prolunga nel tempo, che viene da lontano per andare lontano. Come nel caso della Intelligenza Artificiale o dei nuovi lavori digitali o delle imprese spaziali o delle energie rinnovabili a cui, per esempio, sono stati dedicati negli anni recenti alcuni fascicoli speciali di ricognizione, di approfondimento, di “comparazione e sintesi”, per adottare una tipica locuzione della ricerca scientifica e filosofica.

Dall’altro lato, si tratta di concepire MIT Technology Review, nell’insieme delle sue varie edizioni mondiali, tra cui quella italiana ha avuto un ruolo pionieristico, come una grande rete di conoscenze e di scambi culturali, che si esprimono in una varietà di impegni culturalmente significativi: da quelli prettamente redazionali a quelli latamente promozionali, come gli eventi seminariali e quelli congressuali, che si svolgono sia in presenza, sia online, con puntuali riscontri nei diversi siti informativi della rivista.

In questo senso, la riformulazione del ruolo dell’insider, di cui si sta parlando, si correda di una portata che va oltre quella del lettore convenzionale, configurandosi, per usare un altro termine angloamericano che allude alla partecipazione dei soggetti interessati a qualche attività produttiva, come un vero e proprio “stakeholder”. Un protagonista degli scenari comunicativi in cui tradizionalmente si muove la nostra rivista.

(gv)