Il futuro dello shale gas in Europa
Intervista a Jean-François Cirelli, presidente di Gdf Suez dal 2008
Shale gas è la nuova parola d'ordine del mondo dell'energia. Grazie alle più avanzate tecniche di estrazione, l'accesso alle riserve contenute in queste rocce scistose è diventato più facile e conveniente. E se negli Stati Uniti, dove lo shale gas sta vivendo un vero e proprio boom, le riserve appaiono in grado di assicurare cento anni di consumi, secondo uno studio del National Petroleum Council britannico, nell'Europa centrale e orientale ci sono riserve di gas equivalenti a 92 miliardi di barili di petrolio, uno dei più grandi hot spot del pianeta. Una recente ricerca della Shell evidenzia inoltre che le riserve di gas non convenzionale in Europa potrebbero arrivare a 1.200 trilioni di piedi cubi, vale a dire cinque volte l'ammontare delle riserve comprovate. Eppure Jean-François Cirelli, presidente del colosso francese dell'energia Gdf Suez, getta acqua sul fuoco degli entusiasmi. Lo sviluppo dello shale gas nel Vecchio continente, ha ammonito dal palco della CeraWeek, potrebbe rivelarsi meno facile del previsto.