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    Il blocco dei viaggi in Cina ha rallentato la diffusione globale del Covid-19

    Un nuovo studio su “Science” indica che la quarantena della città di Wuhan, in Cina, probabilmente ha ritardato la diffusione della malattia, ma non bloccherà il suo impatto a lungo termine.

    di Karen Hao

    I ricercatori hanno utilizzato un modello di trasmissione della malattia per simulare l’impatto delle limitazioni di viaggio sulla diffusione del coronavirus e hanno ottenuto i seguenti risultati:

    1. La quarantena di Wuhan probabilmente non ha realmente ridotto l’impatto della malattia nella Cina continentale. Rispetto alle normali attività commerciali, il divieto di viaggio entrato in vigore il 23 gennaio ha ritardato la diffusione del coronavirus a livello nazionale di circa 3-5 giorni. Ma, secondo lo studio, la maggior parte delle città cinesi aveva già pazienti infetti al momento dell’emanazione del divieto, quindi non dovrebbe avere influito sul numero complessivo di casi.

    2. A livello globale, la situazione è molto diversa. I casi esportati dalla Cina continentale verso le città di tutto il mondo sono stati ridotti di circa il 77 per cento a metà febbraio. Ma i casi provenienti da altre città della Cina – tra cui Shanghai, Pechino e Shenzhen, dove era presente il virus, ma non ai livelli di Wuhan – hanno continuato ad essere esportati fuori dal paese. Di conseguenza, la diffusione globale è ancora a rischio di crescita rapida fino a tre settimane dal divieto.

    3. Le continue restrizioni ai viaggi internazionali verso la Cina probabilmente non saranno molto efficaci. Secondo il modello, né una riduzione del 40 per cento né una riduzione del 90 per cento dei viaggi complessivi da e verso la Cina continentale cambiano significativamente le proiezioni per la diffusione globale di Covid-19. Le simulazioni mostrano un rallentamento, ma nessuna riduzione dell’impatto complessivo.

    4. Le restrizioni ai viaggi, abbinate alla riduzione della trasmissione da persona a persona, potrebbero rallentare significativamente la malattia. Una riduzione del 25 o del 50 per cento della velocità di trasmissione sembra avere i maggiori benefici nel contrastare l’epidemia. Queste riduzioni potrebbero essere ottenute attraverso la diagnosi precoce e l’isolamento dei casi, nonché i cambiamenti comportamentali. Insieme alle restrizioni di viaggio, ciò potrebbe contribuire a ridurre al minimo la diffusione globale.

    I ricercatori hanno simulato la diffusione dell’epidemia con il modello globale di epidemia e mobilità. Hanno tenuto conto dei casi segnalati, che si presume rappresentino solo una frazione di quelli reali. Hanno preso in considerazione le posizioni dei principali hub di trasporto come gli aeroporti e gli spostamenti della popolazione tra ciascuno degli hub. Inoltre, hanno stimato alcune caratteristiche del virus, incluso il periodo di incubazione e il tempo di generazione, sulla base della letteratura scientifica esistente.

    C’è ancora molta incertezza sul comportamento della malattia. Sebbene i risultati del modello rimangano relativamente coerenti nelle variazioni, ulteriori informazioni porteranno a simulazioni più precise.

    (rp)

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