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    I sociologi del futuro

    Le scienze sociali hanno il compito di dare un senso alle enormi quantità di dati raccolti e monitorati e utilizzarli per aiutare la società a fronteggiare i cambiamenti della condizione umana.

    di Alex Pentland

    I dati sono la linfa vitale del processo decisionale e la materia prima per decidere in modo responsabile”, afferma il rapporto Data Revolution delle Nazioni Unite. Le nuove tecnologie stanno portando a un aumento esponenziale del volume e dei tipi di dati disponibili, creando possibilità senza precedenti per far circolare l’informazione, trasformare la società e proteggere l’ambiente.

    Governi, aziende, ricercatori e gruppi organizzati cercano di adattarsi ai ritmi frenetici imposti dalla “rivoluzione” dei dati. Che evoluzioni avranno le scienze sociali e l’architettura informatica dinanzi a questa montagna di dati, per cercare di dare vita a un mondo più equo, efficiente e inclusivo di quanto sia stato fino a oggi?

    Molte delle idee tradizionali che abbiamo su noi stessi e sulle dinamiche sociali sono sbagliate. Non sono solo i più brillanti ad avere le idee migliori, ma anche quelli più abili a raccogliere le idee degli altri. Non è solo il più determinato a guidare il cambiamento, ma anche chi collabora con persone che la pensano allo stesso modo. Non sono solo la ricchezza e il prestigio che motivano le persone, ma anche il rispetto e l’aiuto dei pari.

    L’uomo è alla continua ricerca di nuove opportunità, nuove idee e i social network sono una risorsa importante, forse la più grande, per trovare risposte. È il flusso di idee tra chi ha responsabilità sociali che permette di raggiungere risultati di valore generale.

    La disconnessione tra la visione tradizionale della nostra società e la realtà attuale è cresciuta sotto i colpi inferti dai social network digitali. Gran parte dell’umanità ora dispone di una connessione digitale a due vie che gli permette di inviare dati vocali, testo, immagini, video perché le reti di cellulari sono diffuse ovunque. L’informazione è oggi qualcosa che è potenzialmente disponibile per tutti.

    La rivoluzione dei dati combina questo nuovo, enorme flusso di dati sulla vita umana e sul comportamento con le fonti di dati tradizionali, aprendo la strada a una rinnovata scienza della fisica sociale il cui compito sarà quello di fornire gli strumenti per rilevare e monitorare i cambiamenti nella condizione umana e suggerire il tipo di misure da adottare per andare nella giusta direzione.

    Per capire questo mondo iperconnesso, è necessario tenere conto dei rapporti che intercorrono tra i milioni di cittadini digitali che si scambiano idee e si influenzano l’un l’altro. Non si può più pensare al singolo individuo razionale che prende decisioni ponderate senza includere gli effetti dinamici delle reti sociali che influenzano le decisioni individuali e determinano cambiamenti politici e l’andamento dell’economia di internet. In questo contesto gli elementi di forza sono la credibilità acquisita, la rapidità nella pianificazione e nell’esecuzione e il grado di inclusività.

    I dati sono la chiave per un rapido cambiamento social

    Oggi non si riesce neanche a immaginare un mondo in cui circolino dati affidabili e aggiornati su come funzionano le politiche governative e sull’evoluzione dei problemi sociali. Forse l’utilizzo più convincente dei big data è quello di sistemi come OPAL (Open Algorithm), che consentono agli statistici degli enti statali nel mondo di effettuare accurati censimenti in tempo reale e indagini sociali tempestive.

    OPAL riunisce le parti interessate per determinare quali dati, privati e pubblici, devono essere resi accessibili e utilizzati, per quale scopo e da chi. In effetti, si tratta di un sistema partecipato per decidere quali livelli di trasparenza e responsabilità sono i più giusti da adottare. Queste modalità garantiscono inoltre un metodo condiviso per lo sviluppo di politiche basate sui dati e un monitoraggio continuo dello stato del benessere sociale, offrendo così la possibilità di fare scelte di politica pubblica molto più equilibrate ed efficaci.

    Le chiavi per un rapido cambiamento positivo sono il possesso di dati granulari su ciò che le altre persone stanno facendo e sul loro grado di soddisfazione, e la consapevolezza che non possiamo agire in modo indipendente perché ogni azione che intraprendiamo influenza gli altri e ha un effetto di ritorno su di noi mediato dalla reazione delle altre persone.

    Nei tempi passati le persone sapevano con certezza cosa facevano gli altri abitanti del loro villaggio e conoscevano le conseguenze delle diverse azioni intraprese, e ciò permetteva loro di adottare rapidamente norme di comportamento adeguate alle situazioni. Oggi, abbiamo bisogno di sistemi digitali per essere informati su cosa funziona e cosa non. Questa sorta di “meccanismo di reputazione” è esattamente il vantaggio che offre un’architettura come OPAL.

    L’OPAL è un contributo chiave alla rivoluzione dei dati delle Nazioni Unite. La sua piattaforma aperta sta consentendo di sviluppare e mettere alla prova un sistema efficace che garantisce il rispetto dei diritti delle singole persone. Storicamente siamo sempre stati ciechi rispetto alle condizioni di vita del resto dell’umanità; la violenza o la malattia potevano diffondersi in proporzioni pandemiche prima che le notizie arrivassero alle orecchie delle autorità centrali. Oggi, siamo sul punto di essere a conoscenza delle condizioni in cui versa l’umanità con una chiarezza senza precedenti. Non sarà più possibile dire: “Non lo sapevamo”.

    (rp)

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