• Elémire Zolla (1926-2002)
Gli occhiali magici
In un articolo pubblicato dalla nostra rivista nel 1990 l’illustre filosofo e storico delle religioni, scomparso nel 2002, si sofferma su alcuni aspetti della “intelligenza robotica” e in particolare sulle conseguenze dei primi esperimenti di realtà aumentata.
di Elémire Zolla 13-08-16
A volte il caso è più indicativo della intenzione. Abbiamo ripercorso un paio di anni fa i venticinque anni di MIT Technology Review (n. 3, maggio-giugno 2014), ripubblicando alcuni significativi interventi sia nel campo delle scienze umane, sia in quello delle scienze fisiche e matematiche.
In quegli interventi, uno per anno, derivanti quindi da una selezione necessariamente avara e crudele, non era compreso Elémire Zolla (1926-2002), scrittore, filosofo e storico delle religioni tra i più reputati e discussi internazionalmente, il quale diceva di se stesso di avere vissuto varie vite in una.
Questa affermazione apparentemente stravagante ha trovato un paradossale riscontro in un articolo che lo stesso Zolla aveva scritto nell’agosto 1990 per la nostra rivista e che è stato ripubblicato in una sua biografia antologica, ancora reperibile nelle librerie della seconda mano (Grazia Marchianò,
Elémire Zolla. Il conoscitore di segreti. Una biografia intellettuale, Rizzoli 2006). Anche in questo caso, infatti, una nuova vita che, a distanza di un quarto di secolo sembra assumere risonanze inedite, nell’ordine sia della speranza, sia della preoccupazione.
A parziale ristoro della precedente mancata inclusione, ripubblichiamo i passaggi conclusivi di quell’articolo di Zolla, il quale, commentando alcune previsioni di lungo termine del futurologo Hans Moravec, profeticamente alludeva ai rischi “differenziali” che i progressi scientifici e tecnologici, soprattutto quelli connessi alla vita quotidiana, comportano, dal momento che accrescono il divario tra chi può e chi non può giovarsene
.(g.p.j.)